La “rinascita” di Vermeer

Giovane donna con bicchiere di vino - Herzog Anton Ulrich Museum, Braunschweig

Giovane donna con bicchiere di vino – Herzog Anton Ulrich Museum, Braunschweig

La passione per Vermeer è esplosa ai più, qualche anno fa quando è stato pubblicato il romanzo “La ragazza con l’orecchino di perla” di Tracy Chevalier e da cui è stato poi tratto anche un film. Oggi con la mostra di Roma, Vermeer viene visitato da copiose file di ammiratori che si accalcano con arroganza davanti alle opere, perlopiù a quelle che recano la sua firma. È una mostra-monstre, di quelle che attireranno numerosi e numerosi visitatori, ma resa di fatto che è una bella veduta di insieme della pittura olandese del XVII secolo, quella dove è emersa poi fra tante, la figura enigmatica di Johannes Vermeer, non a caso soprannominato dai moderni critici la “Sfinge di Delt”.

La suonatrice di liuto - Metropolitan Museum of Art di New York

La suonatrice di liuto – Metropolitan Museum of Art di New York

Un misterioso artista di cui si conosce molto poco, poche date, pochi eventi e pochissimi dipinti, pare, da una recente stima fatta, circa una cinquantina, anche se poi le voci più autorevoli ne contano 37. Resta di fatto che in una produzione così esigua (eppure ancora molto dibattuta sulle attribuzioni), la presenza di solo otto opere, rende comunque meritevole una visita all’esposizione romana. Il pittore di Delft (la sua città natale) nato nel 1632 e morto nel 1675 a quanto pare non fu molto prolifico e di dipinti ad occhio e croce ne avrebbe dipinti un paio all’anno. Le sue son scene domestiche dipinte e scenografate in quel suo studio che vediamo riprodotto quasi in ogni suo quadro, quello elegantemente e naturalmente messo a fuoco dalla luce proveniente obliquamente dalla finestra che si apre a sinistra delle tele. La sua fama, innalzata agli onori dell’arte a partire dalla fine dell’Ottocento (citato anche in un memorabile brano della recherche proustiana) è sostenuta dalla perfezione ottica delle sue immagini, quasi certamente realizzate con l’ausilio di primitivi strumenti ottici (una sorta di telescopio al contrario, utilizzato in Italia anche successivamente dal Canaletto) ed un’accorta tecnica pittorica, messa lentamente insieme da sottili strati di pittura, definiti da puntini di colore che anticipano di due secoli le premesse della pittura impressionista.

Vermeer era solito firmare le sue opere, con delle sigle, quasi mai con la firma estesa. Della sua ridotta produzione (inquadrabile in una serialità di soggetti), non è chiaro l’inizio. Non si conosce la sua pittura d’origine, quella degli esordi. In assenza di documenti e dati certi, si è voluta ritrovare in pochissime opere (4!) la sua fase giovanile. Una delle motivazione per vedere la mostra è data proprio da una di quelle opere, Santa Prassede (anche questa, pur recando la firma, non unanimemente attribuita) che è stata copiata da un analogo dipinto realizzato da un artista italiano, Felice Ficherelli.

Santa Prassede - A sx la versione di Vermeer (The Barbara Piaasecka Jonson Collection Foundation), a dx, la fonte di ispirazione di felice Ficherelli (collezione privata)

Santa Prassede – A sx la versione di Vermeer (The Barbara Piaasecka Jonson Collection Foundation), a dx, la fonte di ispirazione, l’analogo soggetto di Felice Ficherelli (collezione privata)

Le due opere, identiche iconograficamente se non per un dettaglio, sono esposte l’una accanto all’altra, in una dialogo bellissimo che consente al visitatore di poter comprendere il valore dell’arte, della copia e della capacità degli artisti di analizzare e seguire le opere che li hanno preceduti e che rappresentano sempre un modello da seguire o quanto meno da tenerne conto.

Le altre opere sono documentarie dell’attività dell’artista. Tra esse ce ne sono due, in particolare che andrebbero analizzate con maggiore cura. “La ragazza col cappello rosso”, che è stata scelta per la comunicazione della mostra e “Giovane donna seduta al virginale”.

Giovane donna seduta al virginale - Collezione privata New York

Giovane donna seduta al virginale – Collezione privata New York

La prima è molto suggestiva ed elegante con questo cappello, forse, di piume rosse che primeggia nel piccolissimo quadro. Anche su quest’opera aleggiano dubbi e incertezze, non è riconosciuta infatti unanimemente la paternità per una serie di cose. In primis, perché è l’unico dipinto (della presunta produzione vermeriana) realizzato su tavola e poi ci sono alcuni elementi, tra cui, le protomi leonine del trono in legno che sono rivolti stranamente verso le spettatore e non di spalle come è giusto che siano. L’altro dipinto, anch’esso piccolissimo, costituisce una recente scoperta. Nel 2004 infatti uscì fuori da una collezione privata americana. Oltre al fatto di essere un inedito, sulla teletta, di fretta e furia inserita all’ultimo momento in una grande esposizione americana (a tal proposito, occorre ricordare che solo al Metropolitan d NY, per una serie di lasciti, sono ospitate cinque opere dell’artista), reca una struttura molto semplice e priva di sfondo carico di elementi come gli altri dipinti. Non solo, alla figura, è apparso alle radiografie, solo successivamente è stato dipinto il manto giallo, che copre un corpetto molto più elaborato. Su questa tela ancora molti studiosi non si sono espressi, molti si mostrano scettici ed in effetti ad una prima lettura del dipinto, si può osservare (oltre alla povertà d’insieme) una minore sensibilità alla luce ed una più rigida definizione dei dettagli. Ma io sono un non esperto, e la mia titubanza non comprometterà sicuramente il buon apprezzamento verso questo artista che conosce oggi certamente maggiore fama che in passato.

Giovane donna seduta al virginale - Collezione privata New York

Giovane donna seduta al virginale – Collezione privata New York

PS ho sostenuto e indicato più volte il concetto di problematicità d’attribuzione, perché Vermeer è stato indirettamente protagonista di una vicenda che ha del rocambolesco. Più entusiasmante di un romanzo, ma in grado di mostrare quel lato aleatorio e commerciale del mondo artistico che non rinuncia a niente pur di venerare la gloria personale e le regole del mercato.
Se ne avrete voglia, potrete leggerne nel prossimo post che pubblicherò

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24 responses to “La “rinascita” di Vermeer

  • in fondo al cuore

    Sarai anche un non esperto ma le tue recensioni sono sempre interessanti e molto belle, buona domenica! 🙂

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  • giusymar

    Grazie per questo interessante post! Sono sicuramente di parte.
    Vermeer è il mio artista preferito in assoluto.
    Ho visto pochissime sue opere. Solo quelle esposte alla National Gallery di Londra ed al Louvre a Parigi. Ci sono anche ritornata proprio per lui. Per rivederlo.
    Sto organizzando una gita veloce a Roma per andare alle Scuderie e se succederà, come spero, potrò poi lasciare un commento.
    L’altro giorno, dopo aver visto la mostra di Degas a Torino ho acquistato la monografia di Vermeer e dei pittori olandesi suoi contemporanei.
    E’ davvero un testo degno di nota (ISBN 8857215806).
    Ho saputo che il prossimo anno, sempre la National a Londra, farà una mostra su questo argomento. Lascio il link nel caso potesse interessare:
    http://www.nationalgallery.org.uk/whats-on/exhibitions/vermeer-and-music

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  • lois

    Grazie a te dell’indicazione della mostra di Londra. La musica è molto presente nei dipinti di Vermeer e la mostra sarà senz’altro interessante. Altre opere belle (in quantità!) sono tra New York e Washington, gli americani furono tra i primi ad apprezzare le sue opere sul mercato.
    Attendo di leggere le tue riflessioni sulla mostra 🙂

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  • tramedipensieri

    Bel post!
    considerato che mi trovo in un periodo di completa immobilità a causa di un arto ingessato…mi son presa la curiosità, di sapere di più sulla vita di questo pittore olandese.
    E, al solito, l’ho trovato interessante: aiuta per capire meglio i suoi lavori.
    Anche per chi, come me…

    Quello che mi ha colpito nelle opere è proprio quest’aria statica “unità atmosferica” viene chiamata.. (..) “la vita silenzione delle cose”…e delle persone, aggiungo io.
    Così calme, tranquille…pare che compiano le loro attività racchiuse in una bolla d’aria…
    La luce…la usa proprio a suo modo…forse non “rispettandone” nemmeno la fonte luminosa: certi oggetti sono ben evidenziati…altri meno. Ad esempio in “Francesca che porge la lettera” dove Francesca pur frontale alla sorgente di luce è completamente al buio, o quasi, mentre l’altra donna è completamente illuminata: sarà anche per il colore dell’abito?

    Ho amato molto la ragazza con l’orecchino ma, a furia di vederla in ogni dove qui in rete, alla fine…mi ha un pò stufato: anche se resta la mia preferita per la sua bellezza ed originalità, nonchè per la luminosità e pacatezza dei colori; sguardo particolare…

    Tra quelle che hai postato “la suonatrice di liuto” è quella che preferisco…ha un’espressione attenta mentre accorda lo strumento…e, per meglio sentire il suono….il suo sguardo va all’esterno…forse fissando un fiore, una pianta chissà….Un atteggiamento consono ai musicisti in genere…

    Grazie Lois
    Buon inizio settimana
    .marta..

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    • lois

      Grazie Marta. Spero che questi miei post ti possano incuriosire sempre più e aiutarti nel momento di immobilità 🙂
      Nella loro immobilità, le sue figure sono sempre attente e sempre impegnate, nel caso della lezione di musica che ho inserito tra le foto (e che è poi in mostra), pare quasi di immaginare quella ragazza che accorda lo strumento, ma che poi porge lo sguardo verso l’esterno, forse per aspettare l’amato…
      Io non amo la pittura olandese, ne quella fiamminga, la trovo estremamente curata e perfetta, senza mai nessun segnale che possa mostrare la quotidianità che poi c’è nella vita reale, ma è innegabile il livello qualitativo di quelle opere, e in Vermeer, in particolare si supera pure quella soglia di “immobilità”, nel senso che si avverte maggiore vicinanza col mondo che rappresenta.

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  • labambinacolpalloncino

    Le tue recensioni sono sempre un’interessante lettura ma Vermeer non riesce ad appassionarmi più di tanto. Sinceramente ancora non ho deciso se fare la fila o meno per andarlo a vedere 😀

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    • lois

      Neppure a me piace molto. Ma se te ne verrà voglia di farti una passeggiata può essere comunque una visita piacevole 🙂

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      • labambinacolpalloncino

        Come ho scritto a Dafne grazie ai vostri post ho apprezzato ancora di più la visione delle 4 tele presenti al Rijksmuseum di Amsterdam e un pò mi sono pentita di non aver visto la mostra “sotto casa” .

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      • lois

        Tendiamo tutti spesso a rimandare le mostre che sono a noi più vicine, rischiando poi di perderle!
        Ma dopo aver letto i nostri post, probabilmente la curiosità ti spingerà a non perdere questi eventi!

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  • dafnevisconti

    Il tuo post rende più affascinanti le opere, in quanto ammantate di mistero..Sembra che un mistero su Vermeer sia anche il fatto che le sue opere non siano mai state restaurate, e che i suoi rossi siano così unici da non trovare spiegazioni sulle loro origini materiali. Tu sai qualcosa a questo proposito?
    Vermeer mi è piaciuto soprattutto per l’atmosfera intima delle opere e per il coinvolgimento che provocano gli sguardi dei suoi personaggi.
    Ciao Lois

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    • lois

      Vermeer e i suoi contemporanei nordici utilizzavsno colori naturali e il rosso è sicuramente di cinabro. Ma la bellezza di quei colori è data dalla loro stesura leggera. Lavoravano per strati sottili, fibo a rendere l’olio della consistenza di un acquerello con la capacitá di non essiccardi subito, poi il tutto veniva verniciato più volte fino a cristallizzare la superficie. Vermeer lavorarva esclusivamente su tela e questa lucebtezza era meno avvertibile.

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  • gelsobianco

    Le tue recensioni, Lois, meritano!
    Grazie.
    gb

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  • gelsobianco

    “La suonatrice di liuto”… da perdersi nei minimi particolari incredibili.
    Quell’angolo doppiato di tovaglia di pizzo… non ho parole!
    gb

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    • lois

      La definizione maniacale dei dettagli è una peculiarità dell’arte nordica (fiamminga e olandese). Quegli artisti hanno sviluppato la tecnica dell’olio e la capacità di messa a fuoco che ha permesso poi di realizzare quei piccoli capolavori “domestici” (il procedimento era lungo e laborioso, per questo motivo le loro opere hanno dimensioni ridotte).

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  • penna bianca

    E’ un piacere leggere le tue recensioni. Soprattutto per chi, come me, è ignorante in materia. Ma in compenso, attratta e curiosa.

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  • gelsobianco

    Grazie, lois, anche per le tue spiegazioni date sempre con gentilezza.
    Un sorriso
    gb

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  • poemonapage

    Complimenti per l’interessante occhio critico! (:

    Un bacio,
    Paola

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