Per una riflessione sullo studio della Storia dell’Arte

Teatrino di Corte. Palazzo Reale, Napoli 2012@lois_design

Teatrino di Corte. Palazzo Reale, Napoli 2012@lois_design

Da un bel po’ di tempo nella mia città non si vedeva un evento di livello culturale (di mostre poi, non se ne vedono da più di un anno …e i musei chiudono!).
La Fondazione Napoli Novantanove ha patrocinato otto incontri di Storia dell’Arte, con i protagonisti della scena nazionale. Questa sera al teatrino di Corte del Palazzo Reale si è tenuto il primo incontro per la regia di Salvatore Settis, un’istituzione nel mondo dell’arte. Con mio grande stupore, il bellissimo teatro era completamente pieno di persone e di ogni età. A questo punto è chiara una cosa, le persone vogliono assistere e partecipare ad eventi e a momenti di interazione e conoscenza che ormai mancano quasi del tutto. [Per la cronaca, la Fondazione Napoli Novantanove è quella che negli anni Novanta (in pieno rinascimento bassoliniano) ha inventato il “Maggio dei Monumenti” che ha coinvolto le persone e le scuole alla tutela ed alla conoscenza del Patrimonio nostrano].

Esclusa questa breve e meritata citazione, partecipando a questa interessante Lezione mi sono venuti diversi pensieri random che sposano quello che penso da tempo. In primis, che l’arte e la cultura sono ineliminabili dalla nostra vita e che oggi più che mai, rappresentano la chiave di svolta del nostro sviluppo. Settis, grande studioso e tecnico (e critico indomabile sulle principali testate quotidiane nazionali, ma a mio avviso privo di una tenace e coinvolgente ars oratoria) ha reso attraverso un breve excursus quella che può essere una storia della storia dell’arte, dalle prime considerazioni radicate in età greca e poi romana con Plinio il Vecchio che avvia una vera e propria conoscenza degli episodi legati al mondo dell’arte, sottolineando con grande bravura i passaggi salienti del consolidamento di quella che a fine Ottocento è diventata una vera e propria disciplina che avrebbe dovuto rappresentare -almeno in teoria- uno dei fondamenti della nostra cultura.

Nei giorni scorsi un bel post di Enrico Tomaselli sull’Art. 9 della nostra Costituzione (“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”) ha centrato il concetto di tutela e partecipazione che oggi, più che mai, il mondo della cultura deve sostenere. Un concetto di Bene Comune deve diventare prioritario nel nostro Paese dove l’arte e la cultura sono sempre stati bistratti. Basta pensare che il Ministero dei Beni Culturali (che ha cambiato più volte nome) è stato creato solo nel 1973 ed il primo reggente è stato Giovanni Spadolini. Un Ministero che almeno in teoria dovrebbe costituire uno di quelli ineliminabili, con un ruolo dedito interamente al sostegno, alla promozione e soprattutto alla tutela dell’arte e della cultura. Purtroppo però, nei fatti, è questa un’Istituzione utilizzata a mo’ di contentino nella spartizione delle poltrone, un Ministero a cui vengono tagliati sempre più i fondi la cui maggior parte serve a malapena a pagare gli stipendi dell’enorme struttura organizzativa sempre troppo ampia e sempre troppo superflua, con una diramazione di soprintendenze e cavilli legali che nella pratica allungano solo i tempi di attuazione che per mancanza di fondi e per eccesso di burocrazia stanno riducendo in rudere il nostro Patrimonio.

In questo frangente secondo me è essenziale la Storia dell’Arte, che guarda caso dall’ultima riforma “Gelmini” è stata tagliata quasi ovunque, lasciando pochi, indecenti strascichi al liceo classico, allo scientifico e all’artistico, ma con un monte ore che farebbe impallidire finanche Lucignolo!

Mentre Settis parlava e le diapositive scorrevano, mi chiedevo se è mai possibile tagliare lo studio del’Arte in un Paese come il nostro che di Arte dovrebbe vivere. Un Paese dove un’unicità come Pompei antica si lascia crollare senza neppure ormai accorgersene. Dove il paesaggio viene deturpato dal cemento e dove la legislatura continua a ridurre l’area di tutela della costa. Un Paese dove le principali leggi di tutela (con tutti gli annessi e connessi decreti ad hoc) risalgono al 1939!!!! Si, all’Italia d’anteguerra e dove ancra oggi, nel secondo decennio del nuovo millennio, non c’è ancora un criterio di adozione e “condivisione” col privato al fine di sostenere una tutela costante e non dell’emergenza.

E mai possibile che i giovani nelle scuole non debbano conoscere quello che li circonda? che non sappiano distinguere un muro romano da una rovina abusiva? 

Io credo che tutta quest’assenza ci condurrà inevitabilmente nella devastazione culturale che non ci possiamo permettere, anche perché da quel poco che ho visto stasera, in quel meraviglioso teatrino di Corte, c’era una folla assiepata che pendeva dalle labbra dell’oratore solo per cercare di assestare le proprie radici.
Ma si sa, ormai in questo Paese la cultura è diventata un elemento accessorio, dove tutti sembrano incapaci di comprendere che solo la sua (ri)valutazione può rappresentare un momento di ripresa.

Per concludere questo sfogo prendo a prestito le conclusioni di questa prima lezione. Sullo sfondo della “Parabola dei Ciechi” di Bruegel, Salvatore Settis ha giustamente (e mi auguro non profeticamente!) ricordato ai presenti che se si prosegue su questa condotta (e i tempi volgono ormai al limite), come i ciechi nel dipinto fiammingo (per pura casualità, conservato a Napoli, al Museo di Capodimonte), uno dopo l’altro precipiteremo nel burrone.

La Parabola dei Ciechi (1568) P. Brugel - Museo di Capodimonte, Napoli

La Parabola dei Ciechi (1568) P. Brugel – Museo di Capodimonte, Napoli

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19 responses to “Per una riflessione sullo studio della Storia dell’Arte

  • gelsobianco

    Che bel post!
    Ho letto tutto con vivo interesse.
    Concordo con te su tutto!
    Purtroppo viviamo in Italia… “Un Paese dove le principali leggi di tutela (con tutti gli annessi e connessi decreti ad hoc) risalgono al 1939!!!!”
    Ecco uno dei più grandi problemi…
    gb

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    • lois

      Siamo in un Paese “vecchio” che non vede al di là del proprio naso. Che si adagia sulle antiche glorie senza adeguarsi e senza ammodernarsi, restando stucchevolmente e (mi si consenta), stupidamente al palo pur continuando a sopravvivere di finti trionfalismi, mentre intorno tutto “crolla”!

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  • in fondo al cuore

    Anche su questo sono caduti i tagli del governo…..mai che li facessero dove devono essere fatti! Ma fino a quando lgli lasceremo fare tutto quello che vogliono come vediamo ogni giorno che speranze possiamo avere?…. Come per tutto il resto ci dobbiamo arrangiare da soli! Buona giornata!

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    • lois

      Cara Silvia, il problema che ci stiamo “arrangiando” troppo deviando verso la barbarie e pure la pazienza dei più tolleranti sta terminando. C’è possibilità di cadere più in basso? Purtroppo (lo dico con grande rammarico) credo proprio di si, e non ho più parole da spendere per una nota positiva.
      Buona giornata anche a te… per quanto possa esserlo!

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  • esercizidipensiero

    senza l’arte ci tagliano via quella parte di immaginazione con cui tutti noi siamo cresciuti. e mi vengono pensieri cupi….

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  • mondidascoprire

    Io penso che ci siamo avvicinando ai regimi nazional socialisti, dove veniva distrutto il patrimonio culturale, storico e artistico perché apre il cuore e la ragione alla libertà e alla ricerca di senso e quindi contro il potere della moda o l’ideologie . Ora invece il fondare la propria esistenza solo sulle conoscenze scientifiche e tecnologiche, questo disperdersi nella specialistica e non guardare al tutto e al rapporto con il mistero che si intravvede nell’uomo e che viene colto e descritto con l’arte, significa il prevalere del nichilismo proprio negli ambiti più vitali e creativi come la scuola.
    Ciao e buona giornata

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    • lois

      E infatti, la devastazione nasce proprio dalla scuola, abbandonata a se stessa con sistemi retrogradi e sempre più “essenziali” lontani da quella cultura umanistica di cui siamo stati fondatori e sostenitori. Come dici tu si cerca infatti di “stringere” le menti settorializzandole ed allontanandole da uno stimolo vitale che dovrebbe riportarci alla luce. Ma ormai pare che il mondo vada nella direzione sbagliata, o almeno fuori da quella che noi crediamo sia la più saggia!

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  • flaneriefeminine

    La storia dell’arte è una di quelle materie che si tende ad apprezzare di più quando si diventa più grandi / adulti.

    In più viviamo in una cultura dove è importante imparare quello che ci farà “guadagnare più soldi”, quindi finanza, legge, etc. Anche se poi nella vita non sappiamo mai quello che faremo in futuro 😉

    Guarda me, ad esempio, avevo lasciato filosofia per studiare economia. Poi ho fatto un PhD in finanza, mentre lavoravo in banca, e addirittura due post-docs di ricerca… Ora lavoro in PR & comunicazione, scrivo un food & travel blog e sto per lanciare una mia società di writing services & social media mgmt…

    Mi sarebbe piaciuto studiare “food photography” a scuola! 🙂

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    • lois

      Sicuramente da grandi (col senno di poi) ci sono cose che si apprezzano di più, ma l’arte e la cultura in genere -trovo- siano più formativi e costituiscono una base per lo sviluppo vitale di ogni individuo. E poi diciamoci la verità, l’economia fa girare il mondo, ma non è gratificante se non in termini economici (e solo per pochi!). L’arte e la cultura soddisfano nel personale, nel momento stesso in cui c’è la fruizione o la conoscenza!!

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  • labambinacolpalloncino

    Trovo che togliendoci l’arte e la cultura ci vogliono togliere anche il il diritto di sognare e di sperare in un futuro migliore. La situazione attuale è frutto di anni e anni di distruzione e fumo negli occhi. Anni in cui si è fatto di tutto per creare una società dell’immagine “mediocre” spacciata per “bello” e per “arte”. Non sarà facile rieducare e rieducarci.
    Ti allego “le ragioni di chi combatte una battaglia quasi disperata per la tutela del nostro patrimonio” http://eddyburg.it/article/articleview/19545/0/276/ un intervento tenuto in occasione di una conferenza stampa FAI. Per inciso da un lato sono molto contenta per le iniziative del FAI ma dall’altro mi fa molto inca@@are che la tutela del nostro patrimonio debba fondarsi sulla sensibilità di alcune fondazioni e dei singoli cittadini.

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    • lois

      Grazie del link, ora vado a leggere. Per il resto come non essere d’accordo con te? Purtroppo però se non per quel poco che fanno i privati il nostro patrimonio è completamente in abbandono. Il FAI ha una grande capacità ed un grande impegno nella battaglia che ormai segue da anni, a Roma, diciamoci la verità, se non fosse stato per il finanziamento di Della Valle, ma il Colosseo che fine avrebbe continuato a fare?
      Purtroppo vi è una liquefazione della cultura e dell’arte che ci viene negata, tra qualche anno i nostri bambini non potranno ammirare tante cose che oggi sono in rovina. Ti lascio immaginare che dalle mie parti, sul litorale puteolano, ci sono rovine romane abbandonate nelle campagne o utilizzate a mo’ di parcheggio; il secondo tempio (per circonferenza della volta) più grande della romanità dopo il Pantheon è sul lago d’Averno (la discesa degli inferi…) è semidiroccato, ma al suo interno è stato piantato un grande vigneto (che era lì, almeno fino all’anno scorso… è da un po’ che non ci passo… ma immagino sia ancora lì!)… mala tempora currunt

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  • laGattaGennara

    mi fai pensare alla storia dell’arte nella scuola italiana. e non è un bel pensiero

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  • Cam Ramsay

    Fa uno strano effetto passeggiare per le vie di Napoli e scorgere in ogni angolo di strada pezzi di storia completamente in rovina. E vedere i laureati in archeologia lamentarsi che non trovano lavoro (!). Concordo pienamente con il post, e aggiungo che la crisi culturale in Italia non riguarda solo l’emisfero artistico, ma anche quello scientifico.
    Per fare un esempio, nella facoltà che frequento ci sarebbe da alcuni anni l’idea di chiudere addirittura la biblioteca, perché: “Mancano i fondi per pagare gli addetti”. Quest’anno la tassa regionale da 62 euro è aumentata a 140 – la beffa, poi, è che, a differenza della tassa universitaria, già di per sé molto alta, questa per legge non può essere pagata a rate – ma nelle nostre aule continuano a mancare proiettori, banchi, laboratori attrezzati, e quando c’è un po’ di pioggia cadono i calcinacci del tetto sui fogli. Le aule, poi, possono contenere al massimo 220 persone. Peccato che, ogni anno, il numero di iscritti aumenta di 200 persone, con un rischio per la sicurezza, in una zona geografica come Napoli, non indifferente.

    Mi scuso per la prolissità del commento, ma la rabbia è tanta, come anche la voglia di scappare da qui e andare altrove. Può sembrare un pensiero vigliacco, ma vedo che molti miei colleghi la pensano allo stesso modo, ed è, questa, una consapevolezza che fa veramente male.

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    • lois

      C’è ben poco da scusarsi, purtroppo dalla consapevolezza è nato il mio post. Dalla consapevolezza che tutto è in rovina (e questo per una volta tanto, non solo a Napoli) e che niente più si fa per arginare i danni. È di oggi la notizia che l’Opificio di Firenze, uno dei principali laboratori di restauro di fama mondiale, non ha più fondi e non bandisce concorsi per nuove figure e le persone che ci sono hanno contratti da paura e senza futuro! Sta di fatto però che il laboratorio viene contattato da tutto il mondo che ne riconosce le competenze! Nel Concorsone bandito dopo anni? La storia dell’arte non è stata neppure contemplata… E allora credo che non ci sia affatto la volontà di mettere in ordine ne di voler dare il giusto valore al nostro patrimonio, che è giustamente fatto anche di persone che si occupano d’altro. Come nel tuo caso (uguale purtroppo a tanti altri), dove a conti fatti, con l’amaro in bocca conviene volare verso altri lidi, perchè almeno per un po’ non credo riusciremo ad assistere ad evoluzioni e cambiamenti! Purtroppo.

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  • eklektike

    Far finta che l’arte e la cultura non esistano, in un posto come il nostro, è una vera tattica suicida, soprattutto in un momento come questo. Ero a Roma nei giorni precedenti ferragosto, e anche se la città era semivuota e i soldi da spendere sono pochi, gente in fila per luoghi d’arte, basiliche, musei ce n’era. Credo che questo sia un settore che resiste abbastanza bene alla crisi, e faremmo molto male a buttare nel secchio un partimonio difficile da trovare altrove. Poi, c’è anche il discorso del bisogno di cultura: come fai giustamente notare, quando c’è qualcosa di valido, il pubblico non manca. C’è un sacco di gente stufa delle cose basse e mediocri che ci vengono propinate.

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    • lois

      Io credo che l’arte dovrebbe costituire il pilone fondamentale anche nell’economia di questo Paese, ma è evidente oramai che la si considera un bene “secondario”, abbandonato alla sua sorte e devastato dall’incuria. C’è poi un altro aspetto da sottolineare: non creando più stimoli, questo senso di partecipazione che in gruppi di persone ancora rappresenta un invito alla conoscenza, tra poco (dai più giovani, a cui mancherà un’educazione all’arte) non sarà più neppure contemplato, provocando l’abbandono definitivo e scatenando la cultura del non-rispetto.

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