Campbell ringrazia

Nel 1896, dopo una serie di passaggi aziendali e qualche cambiamento di nome, gli americani si ritrovarono a consumare una zuppa di pomodoro in scatola, che per qualità e prezzo divenne presto diffusa e molto nota, superando i confini nazionali. Le zuppe in scatola Campbell’s divennero un alimento di largo consumo, ma mai avrebbero immaginato di divenire protagoniste di un movimento artistico che avrebbe rinnovato e rivoluzionato l’arte ed il suo mercato. È nel 1962 che le lattine Campbell’s, arcinote alle massaie americane, superarono i confini dei supermarket per divenire famose.

Nell’anno precedente, per la prima volta Andy Warhol varca la soglia della Leo Castelli Gallery di New York, ma il grande gallerista non ne resta affascinato come era accaduto per molti altri artisti.

Andy è nato a Pittsburg da genitori immigrati, giunti da Mikova (Slovacchia), ha trentaquattro anni e grazie alla sua propensione artistica è diventato un grafico pubblicitario nella Grande Mela, dove la pubblicità rappresenta l’anima stessa del commercio in un momento storico di rinascita economica. Ha lavorato per le principali testate di moda e fashion: Glamour, Harper’s Bazaar, NBC, Tiffany & Co., Vogue, ma la sua passione per le immagini e la comunicazione lo spinge oltre. È affascinato dai fumetti e dalle loro riproduzioni ingigantite, ma quando scopre che lo stesso lavoro viene prodotto da un altro giovane artista, Roy Lichtenstein, decide di cambiare genere (rispetto ai fumetti, Warhol dichiarerà: “Roy sapeva farli troppo bene!”).

È il momento della svolta. È la nascita della Pop Art (Popular Art).

L’artista si recò in uno di quei grandi supermarket americani e comprò 32 barattoli Campbell’s, uno per ciascun tipo. Dalla zuppa di pomodoro a quella di carne. Ritornò al suo studio e con l’ausilio di un proiettore, riportò ogni barattolo fedelmente su di una tela di grandi dimensioni. 32 barattoli, 32 tele.

Non c’è alcun tipo di filtro, quello che vede viene riprodotto. Non c’è più implicazione estetica o percezione soggettiva dell’artista. È un barattolo di zuppa. Lo stesso che si poteva acquistare al supermercato dietro l’angolo. Il prodotto raffigurato (nel 1961 le Campbell’s, successivamente il sapone Brillo, poi i dollari e così per mille altri prodotti commercializzati) diventa icona di se stesso, un’autopromozione senza precedenti. Nel maggio del 1962, quella prima serie di opere (ancora tutte rigorosamente dipinte a mano, prima di passare alla serigrafia) sarà esposta nella galleria Ferus di Los Angeles. Le lattine dipinte saranno allestite l’una accanto all’altra, proprio come sugli scaffali del supermercato e dopo il primo stupore, divennero un agognato oggetto del desiderio (il gallerista acquistò la serie completa) e l’ascesa di Warhol non conobbe più freno fino al 1987 quando morì a seguito di complicazione per un intervento alla cistifellea.

Con quelle zuppe “Volevo dipingere nulla. Ero alla ricerca di qualcosa che era l’essenza del nulla”, “Le mangiavo abitualmente. Sempre lo stesso pranzo ogni giorno per vent’anni …”. Questa era l’essenza stessa della Pop Art, condurre l’arte alla portata di tutti, epurandola da ogni significato e far si che gli oggetti qualsiasi diventassero essi stessi arte, che a sua volta avrebbe perso ogni valore aggiunto per diventare banale. Insomma una sorta di ossimoro, per cui il quotidiano, il popolare usciva dalla sua banalità assumendo le sembianze artistiche, che a loro volta mostrando oggetti banali, diventavano esse stesse popolari.

Le zuppe Campbell’s dal 1962 sono divenute l’esempio pratico di questa nuova filosofia artistica, nata a New York per merito di un gruppo di giovani (coadiuvati da lungimiranti ed appassionati galleristi) in grado di riavviare e riavvivare il percorso artistico che assume il colore e la peculiarità dei tempi.

La famose scatolette sono diventate oggi un’icona di quegli anni ed hanno acquisito un valore aggiunto ed una notorietà proprio grazie all’arte. Una comunicazione senza precedenti e forse senza altri esempi paragonabili. Quelle lattine (di cui furono poi realizzati multipli, serigrafie ed altre migliaia e migliaia di versioni nella famosa Factory newyorchese) che furono messe in vendita a 100 dollari cadauna (la zuppa originale si comprava a 19cents), l’ultima volta che sono passate in asta (1996) hanno spuntato circa 15milioni di dollari.

A cinquantanni di distanza e con un crollo del 18% delle vendite (ma dicono gli esperti, motivato da un’errata e inefficace comunicazione), la Campbell’s ha deciso di ringraziare il suo miglior grafico (mai incaricato, ne assunto) con un’edizione limitata di barattoli dedicata proprio a Warhol. Dal 2 settembre, saranno immessi sul mercato 1,2 milioni di pezzi al costo simbolico di 75 centesimi e in quattro versioni diverse, ciascuna riportante una citazione dell’artista. C’è da scommettere che andranno a ruba.

Chiunque potrà avere in casa il suo Warhol e consolidare ulteriormente la sua ormai famosa citazione: “Nel futuro ognuno sarà famoso nel mondo per almeno 15 minuti”, anch’essa ovviamente impressa sulla serie artistica delle Campbell’s Soup.

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20 responses to “Campbell ringrazia

  • dafnevisconti

    interessantissimo racconto!

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  • Gapemotivo

    complimenti, post molto interessanti, ripasserò per leggere con accuratezza.

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  • loltreuomo

    Ti dirò che il mio rapporto con la pop art è alquanto conflittuale. Intendiamoci, Andy è un genio assoluto. Forse l’artista con maggiore influenza della seconda metà del novecento. Ma la sua arte non riesce proprio ad emozionarmi. Quello che scrivi è indubbiamente corretto e molto accurato, ma che differenza c’è tra una fotografia e la riproduzione seriale di oggetti banali? Preferisco altri artisti contemporanei a Warhol.

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    • lois

      Anche a me non fa impazzire la pop art. Mi affascina molto più la sua modalità di diffusione e la forza con cui è stata in grado di rinnovare il concetto di arte. È fuor di dubbio che si è trattato di un fenomeno puramente commerciale e ben sponsorizzato dai galleristi rampanti di allora. Il fatto sconvolgente e che Warhol ha trasformato l’arte in “commercio”, assottigliando perfino lo spessore del prodotto, rinunciando al soggettivo e riproducendo meccanicamente un’opera che acquista ugualmente il concept dell’arte elevata oltre che uno status symbol che lo ha trasformato in un fenomeno di moda che ancora oggi prosegue a suon di milioni di dollari..ma come dici, non c’è unicità, ne esclusività. C’è un nome, una firma, un’epoca che garantiscono in banca un buon profitto!

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  • Milla

    Letto d’un fiato. Io sono appassionatissima di Warhol… Potremmo parlarne per ore 🙂 (e sai che palle, dirai tu…;))

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  • mondidascoprire

    Leggevo che rispetto ai fondatori della pop art ,Warloh rimaneva decisamente più aristocratico e comunque era stato in qualche modo influenzato dall’origine ortodossa della sua famiglia , le sue opere riprendono le icone ortodosse . Infine mi colpisce che comunque anche il nulla possa scoprire un “essenza”…quella delle sue ultime opere!

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    • lois

      In effetti, come dicevo, il valore che ha “assegnato” quest’arte agli oggetti, alla quotidianità spicciola, ha rappresentato la vera rivoluzione. E quello in cui più è riuscito Warhol, è stato il fatto di sovraesporre la Campbell’s (e poi tutto il resto) innalzandola a soggetto artistico, facendo si che un oggetto di fruizione diventasse simbolo di stesso e a seguire, grazie ad un mercato impazzito, icona di se stesso, che paradossalmente perde quell’intento di “arte popolare” poichè negli anni le quotazioni e lo status symbol lo hanno reso un oggetto esclusivo d’élite.

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  • iraida2

    Le opere di Warhol, viste una volta, non mi viene la voglia di riguardarle. Non riescono ad emozionarmi.
    Buona domenica.

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    • lois

      Sono immagini che fanno parte del caotico mondo visivo e paradossalmente pure essendo elevate a rango di arte, non sfuggono alla loro natura oggettiva. Appaiono luminose e limpide, ma sono “cose” tra le altre!

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  • nunziadaquale

    …chissà cosa avrebbe pensato Walter Benjamin riguardo quest’operazione commerciale, dato che con il suo saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” ha evidenziato come attraverso la riproduzione seriale le opere d’arte orginali perdono l’aura che le contraddistinguono, sempre che le lattine di salsa di pomodoro possano considerarsi “opere d’arte”! (devo andare al supermercato anch’io…)

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    • lois

      Ti dirò, credo che (Benjamin) analizzando il percorso formativo che ha condotto Warhol fino alle Campbell’s, avrebbe confermato che anche la riproducibilità, a determinate condizioni, possa costituire un momento di identità artistica!

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  • loltreuomo

    Ricambio la cortesia… A presto

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  • marco

    Come sempre un buon lavoro, con le tue ricerche non ci si annoia mai, anzi.

    Personalmente apprezzo di più l’idea che il risultato in se, non che la Pop-art non sia stata un movimento intrigante nel suo contesto storico, ma…c’è e ci sarà per me, sempre un mah!…
    Plaudo l’idea come plaudo tutte le idee innovative che fanno dell’arte un ottimo vettore emotivo.
    Tuttavia come già espresso da qualche utente che mi ha preceduto, non ho trovato quell’emozione da farmi sentire parte dell’opera.

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    • lois

      È l’arte contemporanea, e Warhol è stato l’apice della mutazione del concetto d’arte. Leggo in questi giorni alcuni brani di una sua biografia e praticamente quello che emerge è il Protagonista, l’Artista, la Persona… le opere sono solo dei suoi gesti e per il collezionisti impazziti dalla “nuova arte” (pare che l’autore avesse la fila di ricconi ed attori, fuori dal suo appartamento in attesa di essere ritratti) possederne una era possedere un must, qualcosa che fosse all’ultimo grido! Oltretutto credo che Warhol abbia fatto un passo in avanti, producendo le serigrafie a tirature ampie, donando però loro il valore di opere uniche! In questi giorni a Napoli da Blindarte passeranno all’asta alcune serigrafie di Mao e Marylin (parlo di serigrafie dalla tiratura di almeno 200pz!!) la cui base parte dai 30mila euro; andranno certamente a ruba… in questo Warhol è stato un artista, ha creato una moda che lo ha superato di gran lunga!!

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