Io e Caravaggio

È il 10 maggio del 1610, sulla feluca “Santa Maria di Porto Salvo” diretta a Genova, viene imbarcato anche un dipinto per Marcantonio Doria, un nobile giovane ed appassionato per le arti, uno che Caravaggio lo ha conosciuto cinque anni prima, proprio in quel di Genova, dove il lombardo si era recato per ricevere delle commissioni. Michelangelo Merisi in quel tempo è a Napoli, coinvolto come sempre in risse e zuffe. A fine 1609 viene aggredito fuori la taverna del Cerriglio, quella famosa, in prossimità del porto piccolo (che ora non c’è più), tutti lo pensavano morto e invece, come una fenice è ritornato a vivere e a produrre altre opere. Quadri che fanno gola a molti. In quegli anni sulla sua testa pende la pena capitale e il cardinal nepote (Scipione Borghese) da Roma, avido di opere continua a farne incetta. La sua fama percorre in lungo e largo la penisola e il giovane genovese vuole un suo dipinto.

Sulla feluca quel 10 maggio viene caricata una tela raffigurante “Sant’Orsola confitta dal tiranno”, è stato appena terminato, la vernice è ancora fresca. Ma non importa, Marcantonio lo vuole. Il sole di maggio però a Napoli è caldo e quella vernice anziché asciugarsi si scioglie. Il quadro deve ritornare dall’autore che lo deve aggiustare. Dopo il restauro riparte per Genova dal suo nuovo padrone, poco più di due mesi dopo Caravaggio muore, in circostanze poco chiare. A Porto Ercole, sulle coste della Toscana. Viene seppellito sul posto. Non produrrà più tele, ma la sua lezione ormai è divenuta nuovo linguaggio, nuova arte.

Della “Sant’Orsola confitta dal tiranno” restò qualche nota nei documenti, della tela non v’era più traccia. Nel 1955, ad Eboli, in una villa (dove era pervenuta per questioni ereditarie di discendenza diretta dai Doria), lo studioso Ferdinando Bologna scorse un dipinto il cui stato conservativo non era dei migliori. Vi era raffigurata una Sant’Orsola trafitta dal tiranno. L’occhio, la passione e lo studio dell’allora giovane storico, non dimentico degli studi caravaggeschi di Longhi, immediatamente propose l’attribuzione autografa al Merisi. Per non tirarla per le lunghe… vi segnalo che dopo molta reticenza e dopo una serie di esposizioni ed approfondimenti, la tela fu attribuita genericamente a Mattia Preti (artista molto prolifico a Napoli) e nel 1973 fu acquistata dalla sede napoletana della Banca Commerciale che fece il migliore affare della sua storia. Dopo altri studi, la Sant’Orsola fu presa in considerazione da un’altra insigne storica, Mina Gregori, il dibattito sull’attribuzione raggiunse livelli sempre più approfonditi e la Banca Commerciale si ritrovò ad avere nella sua collezione quello che viene considerato uno degli ultimissimi, se non l’ultimo lavoro del Caravaggio. In seguito a restauro, dove si rivelarono tra l’altro abrasioni e appiattimenti dello strato di vernice (e questo confermerebbe il racconto del protonotario che scrisse la lettera datata 11 maggio 1610 destinata a Marcantonio Doria, in cui si rammaricava per aver dovuto ritardare la consegna del quadro), sul retro furono rinvenute indicazioni (successive alla tela stessa) del nome del pittore e un monogramma costituito dalle iniziali del nobile genovese (M.A.D.). Non solo, si scoprì che la tela fu ampliata con fasce di altra tela per adeguarla allo stile settecentesco che non amava i primissimi piani (volutamente usati dal pittore per rendere più drammatiche le scene) e che le sue misure originali corrispondevano proprio alle dimensioni di un inventario di metà Ottocento che enumera tra gli altri anche il nostro dipinto.
Il resto è storia.

Nell’ultima domenica di un agosto torrido (in trepidante attesa di Beatrice, la nuova perturbazione) mi sono ritrovato vis-à-vis da solo (non c’era un’anima) con la Sant’Orsola* in tutto il suo splendore. La scena di un omicidio ripresa nell’atto stesso in cui il re unno sferra il dardo che uccide la giovane martire. Il quadro pur nella sua crudezza, rappresenta tutta la forza del Caravaggio che adotta un tratto pittorico molto rapido e deciso. Le figure emergono dal buio divenendo più drammatiche in un pathos che racchiude il gesto in un fermo-immagine che preannuncia la pellicola cinematografica di qualche centinaio d’anni. Da tutto quel buio inoltre, è emerso in un restauro di qualche anno fa, anche una mano che si spinge verso lo spettatore, compiendo un gesto a difesa della donna che è stata però già trafitta. Il dramma si è già consumato. Sullo sfondo, alle spalle di Orsola, Caravaggio si ritrae come testimone dell’evento.

al centro, la mano rinvenuta nel recente restauro: «veggendosi schernito - scrive l'autore -, diede di mano ad uno arco e trafissela d'una saetta, e così compiette il suo martirio» Jacopo da Varazze

al centro, la mano rinvenuta nel recente restauro: «veggendosi schernito, diede di mano ad uno arco e trafissela d’una saetta, e così compiette il suo martirio» Jacopo da Varazze

Alle spalle di sant'Orsola, un ritratto del Caravaggio

Alle spalle di sant’Orsola, un ritratto del Caravaggio

Come al solito mi sono lasciato prendere la mano scendendo troppo nel dettaglio, questo solo per giungere a due constatazioni che stamane ho potuto fare proprio di fronte a quel meraviglioso dipinto, musealizzato nell’altrettanto meraviglioso palazzo Zevallos, sede della banca Intesa San Paolo (che nel frattempo nell’economia impazzita ha assorbito la Banca Commerciale).

La prima, nasce dalla suggestione e dall’avvicinamento all’arte come forma di conoscenza e di crescita. Nel senso che tutti dovrebbero compiere questo cammino e innamorarsi e conoscere le bellezze che ci riserva l’arte. In quello spazio mirabilmente allestito c’ero solo io e quei personaggi e per un attimo mi sono sentito parte integrante della scena, avvertendo tutto il senso di sgomento che dovette provare quel protonotario mentre vedeva sciogliersi la vernice sulla feluca nel maggio napoletano del 1610… ma questo forse è già delirio.

La seconda constazione, nasce a seguito delle recenti vicende di attribuzione di opere al Merisi, il che avviene negli ultimi anni con una certa frequenza e faciltà. Ripercorrendo tutta la storia del dipinto, è impensabile immaginare come un’opera possa essere assegna a Tizio o a Sempronio solo attraverso delle supposizioni, senza fondamento scientifico e senza delle avvalorazioni documentarie (vedi nel caso di Sant’Orsola, la lettere del 1610, la quadratura delle misure, le sigle della provenienza sul retro, gli stimoli e le interazioni tra gli studiosi e infine, ma non ultimo, lo studio ravvicinato del dictus pittorico, delle similitudini …).

In conclusione, forse avrete capito il perché del titolo.
Stamattina di fronte a quella tela ho immaginato la forza e il vigore dell’artista mentre compiva quel miracolo che oggi per fortuna è stato ritrovato ed è a disposizione della nostra anime e dei nostri occhi.


*La scena nasce dalla storia di Sant’Orsola dal racconto della duecentesca storia tratta dalla Legenda aurea di Jacopo da Varazze. Il racconto, narra di Orsola, figlia del re di Bretagna, di ritorno da un pellegrinaggio a Roma. La giovane viene accompagnata da 11mila vergini, sotto le mura della città di Colonia già assediata dagli Unni che compiono una strage uccidendo tutte le donne. Non contento il re, dopo l’eccidio propone alla giovane di divenire sua sposa, ricevendone in cambio uno sguardo sprezzante di sfida. A quel punto «veggendosi schernito – scrive l’autore –, diede di mano ad uno arco e trafissela d’una saetta, e così compiette il suo martirio».

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38 responses to “Io e Caravaggio

  • hetschaap

    Essere da soli di fronte ad un’opera d’arte è una sensazione meravigliosa. Mi ricorda molto la prima volta che ho potuto toccare un quadro, il primo restauro che ho fatto. Una sensazione stupenda 🙂

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    • lois

      Riesci a percepirne le vibrazioni e nel silenzio che ti avvolge si crea quell’interazione che ti spinge a voler comprendere e capire, a condividere quello che la tela (l’opera in genere) racchiude.

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  • labambinacolpalloncino

    L’ho condiviso su FB per tutti i miei amici e parenti amanti di Caravaggio… apprezziamo tutti le tue “lezioni” di storia dell’arte 😉

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    • lois

      Grazie! Siete la classe che non ho avuto 😉
      Ringraziali tutti da parte mia (come sai non sono su fb!) per l’attenzione e per la pazienza di leggere 😉
      Buona serata

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  • DISTRATTA

    E ogni volta m’incanti.

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    • lois

      Bentornata! Grazie 😉

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      • m0ra

        Mi calo nel tuo stato d’animo che sento simile al mio, di tributo oltre che di emozione (anche se io non ho minimamente le tue competenze).

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      • lois

        Non credo siano necessarie le competenze (quelle aiutano a capire meglio), di fronte ad una bella opera, ad una poesia o ad una sinfonia è importante disporsi con un’umiltà ed una propensione sensibile in grado di percepirne la bellezza, il valore. Non parlo della sindrome di Sthendal, ma della consapevolezza che nella percezione estetica, supportata da una sensibilità ‘purificata’ ci può essere una via per la serenità e un riscatto dalla quotidianità (intesa come routine, ruolo, obblighi, etc.)
        Grato per la similitudine del tuo stato d’animo!

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  • dafnevisconti

    I tuoi racconti rapiscono per come riesci a unire la passione alla conoscenza. Interessantissimo scoprire come un quadro possa racchiudere in sè tante vicende realmente accadute. Mi affascina l’idea che quella mano a difendere la martire sia stata scoperta solo successivamente, e nel quadro è bellissima, geniale. Così come il ritratto del Caravaggio che appare dalle tenebre.

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  • semprevento

    …buongiorno prof 🙂
    vento

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  • Emilia Basile

    che meraviglia e che stile nel racconto. Adoro leggerti 🙂

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  • Emilia Basile

    grazie a te i tuoi post sono un balsamo al cuore e cultura e sentimento.

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  • iraida2

    E ogni volta rimango estasiata!
    Davvero, avvicinarsi all’arte è un’occasione di conoscenza ma soprattutto di crescita personale .
    Un affettuoso saluto.

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  • Ralph Magpie

    Come vivere in Campania (una volta vivevo a Napoli, ora sono a soli 40 km) e non sapere di queste cose.
    Sono profondamente ignorante di tutti questi particolari, e mi accorgo che dovrei trovare il tempo per fare il “turista” nella mia città. Ci sono troppe cose che ancora non conosco.
    Complimenti per la narrazione, sei un ottimo divulgatore.

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  • lupus.sine.fabula

    Il fatto di essere o non essere attribuibile a Caravaggio nulla toglie alla forza espressiva di questo quadro. E’ bello poter osservare queste opere, è come assistere a un miracolo perchè in esse vi è un condensato di tutte le maggiori qualità umane: arte, fede, ricerca del senso ultimo delle cose…
    Ho sempre amato Caravaggio, quel buio che sembra dare la cifra all’essenza umana: l’uomo che è buio, che esce dal buio stagliato sullo sfondo per qualche decennio, e poi nel buio ri-precipita; un buio che solo la rappresentazione sacra sa trafiggere di luce…
    Mi è difficile esprimere questa metafora.
    l’arte però, quando è arte vera interroga le corde più profonde del nostro essere, e invidio la fortuna che hai avuto di poterti trovare da solo con tutta questa immane bellezza…

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  • mondidascoprire

    L’arte coglie un segno di un Oltre ma in realtà descrive perfettamente noi stessi…ciao e complimenti !

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  • Gennaio | delloltreuomo

    […] del Caravaggio (per una breve introduzione al pittore, se mai ne avesse bisogno, vi rimando al post di Lois, molto meglio di […]

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  • laulilla

    Complimenti per questa bellissima scrittura che aiuta a capire e ad amare la pittura di Caravaggio, riportandola anche alla dimensione storica e umana da cui scaturì.

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  • Giulia

    Che bellezza! La tua passione e la tua precisione aggiungono fascino a quello già immenso di Caravaggio!

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  • marco

    Del Merisi si forse, ma anche se cosi’ non fosse rimane comunque un perfetto quadro delle scuola del Caravaggio.
    Matallica l’immagine della Santa, fredda, per enfatizzare il martirio che si compie e la vita che sfugge…

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  • Nicoletta De Matthaeis

    Questo articolo è bellissimo. Non l’avevo letto. Vedi che, seguendo diverse strade, si può arrivare alle stesse mete. L’arte e la bellezza sono presenti ovunque se si sa guardare. Tu ed io, seguendo strade diverse, siamo arrivati ad uno sesso punto. Caravaggio sa sempre cogliere il momento drammatico della situazione. Che differenza con i dipinti di Carpaccio con lo stesso soggetto!!! Un’altra e`poca, certo, ma belli comunque.

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    • lois

      Grazie. È che l’arte in tutte le sue forme rende e ci rende migliori, sia che ci sentiamo più vicini ai teleri affollati ma calmi di Carpaccio, sia che restiamo estasiati di fronte alla tragedia filmica del Caravaggio!

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  • Italo da Eboli

    Unico neo di questa vicenda, mi riferisco allaproprietà dell’opera, fu sottratta con inganno ad una famiglia aristocratica ebolitana…..

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    • lois

      Salve Italo, la “Sottrazione con inganno” mi sembra un’audace affermazione (a meno che non è sia lei uno degli interessati e quindi a conoscenza di fatti non resi noti). Quello che è certo, almeno da quanto pubblicato e storicizzato, è che l’attribuzione fu possibile solo in seguito a successive puliture e restuari che resero più papabili e concreti gli indizi di originalità. Se pure ci fosse stato solo un dubbio sulla reale paternità dell’opera, magari da parte della famiglia (aristocratica e per cui credo, non sprovveduta) si sarebbe potuto temporaggiare sulla vendita e perseguire la via di riscontri più certi.

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  • Italo

    Nella sua descrizione, ben raccontata, vi è un periodo dove dice: per non tirarla per le lunghe….e lascia intendere una serie di interrogativi. Quelle che a tutt’oggi molti miei concittadini considerano quella “vendida” come dire inopportuna? ……le risposte che si attendono sono diverse.

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    • lois

      Magari sarebbe opportuno ascoltare la vicenda dai diretti interessati… ma non saprei proprio come risalire a loro. Ad ogni modo gentile Italo, sicuramente nelle transazioni dei beni c’è (disgraziatamente) una delle parti che è sempre più forte (economicamente e strutturalmente) e che per faciltà riesce ad agevolare delle operazioni che però come le scrivevo, da quanto letto e studiato, sono sopravvenute solo in seguito, attraverso importanti ricerche ed analisi (anche costose) che hanno sostenuto e consolidato l’attribuzione. La principale intuizione di Bologna, non da tutti fu ritenuta probabile ed anche questa mancanza di fiducia dovette certamente favorire la vendita. Ora non so, se avvenuta per necessità o semplicemente per scelta. Anche questo dato sarebbe di importanza fondamentale nello sviluppo della storia.

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  • Caravaggio, l’Addolorata e Napoli | assolocorale

    […] un’integrazione di fondo, con aggiunta di tela, episodio non nuovo nella produzione del Merisi (si veda ad esempio il Martirio di Sant’Orsola) che si è visto dilatare nelle dimensioni per mode estetiche successive alla sua epoca. Eventuali […]

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