Su Napoli. Ancora (digressioni tra odio e amore)

Quartiere Sanità (Napoli)

Con le espadrillas consumate ai piedi mi sono calato nella parte del turista ed ho attraversato i vicoli e il caldo della mia città. Ancora per qualche ora e tutto il silenzio e la desolazione che la rende irreale, terminerà e si colmerà nuovamente di traffico, vociare, imprecare…

Sono giorni terminali di un agosto strano, dove a leggere i giornali, c’è un calo di vacanzieri del venti percento, a camminare in città non trovi nessuno e nei supermercati c’è la coda alle casse.

Dividendo la giornata con qualche gruppo di turisti mi sono inoltrato senza meta in strade da sempre note, ma mai veramente vissute. Oggi, memore del fresco della Napoli di sotto, mi sono avventurato nel quartiere della Sanità (quello molto amato da Eduardo che ne ambientò delle commedie), un luogo autogestito dalla popolazione autoctona, che si sviluppa immediatamente nell’area che fino al Seicento confinava con la città intra moenia. Questo suo essere fuori dalle mura, è in realtà una definizione che gli si è appiccicata addosso anche oggi che rappresenta un’area di grande densità abitativa immediatamente a ridosso di una delle principali arterie cittadine. Il rione della Sanità si è evoluto in un vallone che si trovava fuori città e che divenne sede nel IV, V secolo d.C. anch’esso luogo di sepolture e catacombe. Immediatamente sotto l’altare di quella che è una delle chiese barocche più belle di Napoli (Santa Maria alla Sanità), si apre il complesso delle catacombe di San Gaudioso, il cui nome ricorda la presenza del santo vescovo in questo luogo di sepoltura, che ebbe la sua riscoperta proprio in età barocca (Seicento), quando la zona fu completamente affidata ai frati domenicani che fecero ristrutturare tutti i cunicoli destinati nuovamente all’accoglienza di nuovi corpi e nuove anime. Oggi nelle fresche grotte percorribili sotto l’attuale edificio barocco, tra le cose più curiose si possono osservare le figure dipinte di uomini (e donne) diventati scheletri che hanno in luogo della rappresentazione della testa, proprio il loro teschio murato nella parete, oppure i sedili, quelli famosi usati per scolare i morti. Lo scuro, le luci smorzate e l’idea che anche in quel luogo, dedicato alla Sanità (Salute) siano trapassate tante anime (tra l’altro a pochissima distanza dal cimitero delle Fontanelle) riesce a proiettare anche il più smarrito visitatore in una dimensione di suggestione e di grande fascino.

Catacombe di San Gaudioso, quartiere Sanità (Napoli)

Catacombe di San Gaudioso, quartiere Sanità (Napoli)

Uscito da quel luogo conturbante ma estremamente fresco e benefico per i sensi che in questi giorni sono quasi sciolti da un Lucifero che non molla, ho percorso con piacere tutto il labirinto di strade del quartiere che racchiude tesori architettonici del Settecento e che purtroppo, fatte le dovute (pochissime) eccezioni, vertono in uno stato di abbandono di fronte al quale non puoi non chiederti che fine hanno fatto la Soprintendenza e il Comune. Ecco è proprio in quel momento di percezione, che comprendi, nello sciamare senza sosta e senza direzioni di motorini con gruppi di famiglie (rigorosamente senza casco) che quel quartiere – e non è l’unico – vive in un’autogestione fuori da ogni legge e da ogni logica. Di fronte alle scempio del palazzo Sanfelice, pietra miliare di una tipologia tipicamente napoletana, non puoi non pensare a come questi luoghi potrebbero rappresentare delle strade uniche e dei percorsi privilegiati per turisti che raramente si avventurano da queste parti.

Palazzo Sanfelice, quartiere Sanità (Napoli)

Palazzo Sanfelice, quartiere Sanità (Napoli)

Anche io che abito e vivo Napoli da quarantanni, resto stupito di fronte alla meraviglia del Palazzo dello Spagnolo (anch’esso capolavoro architettonico sanfeliciano), meglio conservato, forse perché ha dato i natali al principe de Curtis, il grande Totò che per fortuna gode di grande stima tra gli abitanti della zona, ma non manco di restare senza fiato neppure di fronte ad una chiesa il cui livello superiore è adibito ad abitazioni. Proprio così; sul portale settecentesco, si aprono finestre (che non hanno stravolto la struttura architettonica) da cui sventolano i famosi panni stesi tipici di una cultura tutta nostrana.

Palazzo dello Spagnolo, quartiere Sanità (Napoli)

Palazzo dello Spagnolo, quartiere Sanità (Napoli)

Quartiere Sanità (Napoli) - Abitazioni nel secondo livello della chiesa

Quartiere Sanità (Napoli) – Abitazioni nel secondo livello della chiesa

E poi pensi che solo in questo rione, accade questo, ma poi qualche centinaio di metri dopo (ed una pausa ristoratrice) ti rendi conto che Napoli è l’unica città dove un supersantos, fa bella mostra di se tra le sculture trecentesche della cimasa del portale della cattedrale. E sai pure, senza prenderti in giro, che resterà lì, fino a quando non si sgonfierà da solo, facendo compagnia alle statue di Tino da Camaino che rese ineguagliabile la città angioina.

Cattedrale di Napoli, sculture trecentesche del portale

Cattedrale di Napoli, sculture trecentesche del portale

Ma non ti arrendi e sai che è bello passeggiare tra queste strade assolate e appiccicose di un caldo umido da impazzire, perché ora non c’è nessuno. Solo turisti, pochi e impavidi per le vie del centro. E giri per via dei Tribunali, dove sotto il sole appare splendida la barocca facciata dei Gerolamini, che però è chiusa perché a corto di personale…e poi ti ricordi che dall’altro lato della strada, proprio di fronte al duomo, dove è incastrato il supersantos, c’è l’ingresso alla biblioteca dei Gerolamini, che qualche mese fa è stata chiusa perché travolta dallo scandalo del furto perpetrato senza sosta e senza vergogna di migliaia di volumi storici, da parte del suo direttore che solo a processo avviato, ha parzialmente ammesso le sue colpe.

Chiesa dei Gerolamini, Napoli

Chiesa dei Gerolamini, Napoli

Ma non importa, oggi è ancora estate e con le tue espadrillas vuoi fare il turista e conoscere pezzi silenziosi di un centro vivo e decadente al tempo stesso. Un centro dove a piazza San Gaetano, trovi ancora la chiesa della Scorziata come l’avevi lasciata l’ultima volta, ancora con i segni del brutale incendio di gennaio, e ti ricordi che una decina d’anni fa, per partecipare ad un concorso fotografico, di prima mattina e con la tua Yashica analogica, andasti lì in piazza a fotografare proprio quello scempio, che mancava solo delle tracce degli ultimi fuochi.

Santa Maria della Scorziata, Napoli

Santa Maria della Scorziata, Napoli

Ma forse è questa Napoli, quella vera. Quella che vive e tira a campare. Quella che vive come se niente fosse nel palazzo quattrocentesco di Diomede Carafa in via San Biagio dei Librai e che ogni sera si chiude alle spalle il portone ligneo originale che da oltre seicento anni nessuno ha pensato di preservare. Una città dove se alzi gli occhi non puoi non osservare gli stemmi nobiliari che ne hanno fatto la storia o le statue che dall’antichità ancora ti ricordano le lontane origini di Partenope.

Via San Biagio dei Librai, Palazzo di Diomede Carafa (Napoli)

Via San Biagio dei Librai, Palazzo di Diomede Carafa (Napoli)

Ma questa è la mia città, uno spazio dove ogni giorno ci si reinventa e si prova a diventare altro. Una città dove in piena estate un sindaco nel quale avevi creduto molto, non ha altro da raccontare se non dell’idea di voler creare un “parco dell’amore”. Una città dove i musei sono aperti a stento, con molte delle sale chiuse o addirittura sono vuoti come il Madre. Una città dove per ripararti dal sole che picchia puoi aspirare più alle ombre umide dei palazzoni piuttosto che ai punti di ristoro e ai bar che appaiono come oasi dopo cammini sudati e arrancati.

Via dei Tribunali, Napoli

Via dei Tribunali, Napoli

Ma Napoli è questa. Quella che pare non voler modificare le proprie abitudini. Quella dove alla Sanità la gente vive esattamente come cinquantanni fa e dove vedi i contrabbandieri di sigarette riapparire agli angoli delle strade (con la crisi sono riapparsi già da tempo), e quella dove al Vomero (ci arrivi con poche fermate di funicolare), dove i negozi sono ancora tutti chiusi e le strade sono completamente deserte e senza vita.

E Napoli è quella che oggi a tratti ho riconosciuto ed amato, con le sue bellezze, coi suoi tesori e il suo viverli paradossalmente come se non fossero tali (nel palazzo Sanfelice, la signora che abita il basso nel cortile d’onore ha creato un terrazzo pieno di comfort e brutture come se fosse normale). Una Napoli dove la quotidianità è concepita come normalità anormale, in un uno spazio temporale in cui prima o poi tutti sanno che Adda passa ‘a nuttata, ma che nessuno in cuor suo, sa nascondere che forse non passerà.

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30 responses to “Su Napoli. Ancora (digressioni tra odio e amore)

  • dafnevisconti

    Sono preziosi questu tuoi racconti della Napoli in agosto. In particolare, in questo post, ho sentito la vera anima della città quando hai scritto “Ma forse è questa Napoli, quella vera. Quella che vive e tira a campare.” Mi piace molto questa immagina ed il fatto suggerita da chi ci vive aggiunge spessore. Così come la normalità anormale ed il paradosso del vivere fra tesori da poveri. Ho trovato in queste ed altre cose una descrizione commovente dell’anima di Napoli, della città e della gente che la vive.

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  • loltreuomo

    Concordo con Dafne. Preziosi e speciali per uno che ama la propria città e che ci guida a scoprirne i segreti e gli angoli nascosti.
    Buona serata

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  • mondidascoprire

    La città ha lo stesso cuore dell’uomo che ci vive, talvolta così ottuso , fermo nella decisione di perseguire strade comode, distanti dal bene comune, egoista , affarista, pronto a venire a patti con la distruzione della natura. Eppure poi è capace, nei momenti in cui è al fondo, di riconoscere la Grazia , allora lì rinasce un fiore di bellezza, un’opera d’arte, di architettura, umana che ha il tocco di quell’infinito che è la vera cellula di quel cuore.

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  • iraida2

    Una città piena di storia e di cultura abbandonata a se stessa.
    A volte mi domando ” come possono capire gli altri quello che neanche noi napoletani riusciamo a spiegarci?”
    Spero che il toccante racconto che fai di questa città, faccia capire che noi, comunque, non ci siamo rassegnati.
    Grazie.

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  • laGattaGennara

    quante volte mi perdevo in quelle strade, ai tempi dell’università. Vorrei rivedere piazzetta Nilo, è una richiesta. gentile, eh… 😉

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  • hetschaap

    Davvero un viaggio doloroso per chi ama l’arte e le sue creazioni. Se solo si riuscisse a trasmettere l’importanza dell’identità culturale, a Napoli come altrove, intendiamoci. In Italia questo manca ormai da secoli. Non la situazione di Napoli, da un certo punto di vista, non è diversa da quella di una Firenze o una Venezia: città ‘costruite’ a misura di turista, dove il cittadino non si sente più a casa ma solo un ospite spesso anche indesiderato. Alla fine degrado e sfruttamento sono due facce della stessa medaglia.

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    • lois

      Ma infatti, credo che lo sfacelo nasca da due problemi importanti. Il primo è la mancanza di consapevolezza (ignoranza) e del senso di proprietà collettiva; il secondo è la mancanza totale di cura e tutela. Ciò detto, metti il disinteresse e la mancanza di rispetto delle persone unito all’abbandono di chi dovrebbe gestire e curare ed ecco un bel cocktail di letale effetto!

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  • labambinacolpalloncino

    In qualche modo, questa parte di Napoli che è l’unica che conosco un pò è immutabile nel tempo (anche se effettivamente non è così). Rileggendo il tuo racconto e guardando le tue foto rivedo la stessa Napoli che percorrevo una ventina di anni fa, sembra che nulla è cambiato contrabbandieri compresi. Nella mia fantasia le persone che vi abitano vivono in “un mondo a parte”. Ancora ricordo il mio stupore nello scoprire (durante una degenza presso il primo policlinico) che la domenica si giocava la “tumbulella” 😀

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    • lois

      È proprio così! Ogni quartiere rappresenta un microcosmo che vive di vita propria. In quelli più popolari hai davvero la certezza che nulla sia cambiato nel tempo. Sono quartieri in cui gli abitanti non hanno mutato il loro modo di vivere e di fare… E in alcuni bassi, la “tumbulella” la giocano ancora e non necessariamente di domenica!!

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  • bumpyclimb

    Quando scrivi di Parigi mi si allarga il cuore, quando scrivi di Napoli un po’ mi si stringe….

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  • Ralph Magpie

    I luoghi che descrivi sono molto “indicativi” della Città, e forse non tutti li conoscono appieno.
    Spesso mi domando come si fa a voler andare a visitare altre città in Italia o all’estero, per carità bellissime, senza aver scoperto i meandri della nostra per cui ci vuole tempo su tempo.
    Quello che poi ti rattristra sono le dimostrazioni di alcuni imbecilli che fanno decadere la cultura che la città trasuda.
    Ma tant’è.
    Come ebbi occasione di dire Napoli è la città di incredibile motore culturale in tutti i campi mista alla più oscena volgarità, senza possibilità di separarle.
    Ultimamente ho avuto modo di leggere una definizione di Benedetto Croce: “Napoli è un paradiso abitato da diavoli”

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  • Man from Mars

    Sono felice di leggere del quartiere Sanità, in cui vivo da qualche anno. E’ vero, non è il posto più facile dove stare in mezzo all’incessante frastuono di motori e di persone, ma è uno scrigno con tesori sconosciuti a tantissimi, anche napoletani. Sono stato in giro per questo quartiere anche portando gruppi di turisti (insieme ad amici che sono guide professioniste e appassionate della propria città) e dopo un po’ nessuno badava più al rumore e alle strade inondate di gente. Tutti col naso in aria ad ammirare le tante bellezze che vengono trascurate dai giri turistici “tradizionali”. E’ una sfida ed una responsabilità portare in giro in questi vicoli i turisti, ma la soddisfazione alla fine è tanta.

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    • lois

      Pensa, magari ci siamo pure incrociati!
      Il quartiere è meraviglioso e il patrimonio architettonico è veramente di grande valore. Sicuramente dopo un po’ nessuno fa più caso a quello che accade, ma ammetterai che per noi autoctoni, giunti in loco, sembra di essere proiettati al secondo dopoguerra, dove c’è la veridicità popolare, dove però il folklore è stato di gran lunga sovraffatto dal malvivere, lontano dalla civiltà e dalle regole. Il turista passa, osserva e si diverte, poi va via. Per noi che restiamo è pesante da mandare giù!

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      • Man from Mars

        Beh, io a Napoli in questi giorni non c’ero, “indaffarato” nelle mie mie anelate vacanze. Però direi che, idealmente, ci siamo fatti due passi insieme nel caldo torrido di queste ultime settimane.
        Ci siamo già detti in altre occasioni che la vita qui è difficile ed è una continua sfida al buonsenso, ma non tutto è da buttare. Al turista, che qui non rimarrà, si deve trasmettere questo messaggio per rendere giustizia a Napoli. E’ un impegno ed una responsabilità non da poco se si vuol cercare di migliorare la città.

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      • lois

        Quello sicuramente. Il problema è un altro. Dopo che al turista ai mostrato e indicato le parti più belle, gli aneddoti più avvincenti, vagli a spiegare e cerca di fargli capire che la metropolitana d’estate è parzialmente funzionante (e che non tutte le uscite sono assicurate), che chiude in orario indecente di sera; che i musei sono parzialmente funzionanti se non chiusi; che una città intera è in ferie e che vuole anche un solo caffè deve peregrinare….facciamo del nostro meglio, ma è difficile, veramente difficile!

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  • Man from Mars

    Già che ci siamo, troviamo qualcuno che lo spieghi anche a me. Ci sarebbe bisogno di coraggio e lungimiranza per investire nella promozione del turismo, anziché pensare solo ad espandere diabolicamente le ZTL…

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    • lois

      Su questo argomento mi inviti a nozze! Ci vorrebbe qualcuno che spiegasse al sindaco che dietro il lungomare “liberato” (da chi!!) si sviluppa la città ed è li che inizia Napoli!
      Bisognerebbe dirgli che non è affatto vero che la città ha ripreso un ruolo internazionale (come ostinatamente continua dire!) e che non bastano due campi sportivi di fronte al mare a ridare ruolo e dignità. C’è da dire che si è trovato su delle ceneri ancora fumanti, ma questo sindaco (nel quale in tanti confidavano), ad oggi si è mostrato veramente una delusione… ztl a macchia di leopardo con relativa assenza di servizio pubblico, raccolta indifferenziata quasi del tutto ferma, strade sconquassate bla, bla, bla …
      E non ci venga più a dire che da qualche parte pur si doveva iniziare! Le priorità, erano ben altre!!

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  • delicate

    sorry, non vorrei fare un appunto….ma devo, la frase finale è Adda passà a nuttat ( deve finire la notte !) KISS

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  • flaneriefeminine

    Sono stata solo una volta a Napoli. Avevo 8 o 9 anni… “shame on me”, lo so! È bello leggere come conosci bene e ami la tua città 🙂

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  • elinepal

    Amo venire a Napoli, ogni volta cerco di trovare da dormire ai quartieri. Il mio posto preferito era Pignasecca. Quest’anno a giugno sono venuta per alcuni giorni per lavoro e per la prima volta ho alloggiato ai Tribunali. Ho conosciuto un’altro pezzetto di questa città meravigliosa e dannata e ne sono stata felice. Grazie per il tuo tour virtuale!

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    • lois

      In effetti è sui quartieri o al centro storico che si conosce e vive la Napoli vera, quella dei mille contrasti. Difficile da vivere e impossibile da comprendere!
      Benvenuta e grazie a te per avermi seguito nella visita

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  • ellagadda

    I napoletani sono sempre combattuti tra odio e amore, è una città che non è che si possa scegliere se amare o odiare, ti costringe a entrambe le cose.
    (Ma quel supersantos! Fantastico!)

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