Ammutinamenti

William Turner – Nave nella tempesta (1826 ca); matita e acquerello su carta. Tate (Londra)

“Il giovane moderno è complesso […] uno degli aspetti più sorprendenti è l’impazienza con cui desidera vivere. Porta forse dentro di sè l’oscura preveggenza di una catastrofe dalla quale si sente minacciato […] e si affretta perchè a poco tempo? Oppure, ben più grave, ha la sensazione che tutto passi ad una velocità dieci volte maggiore e che si debbano selezionare gli obiettivi nel momento stesso in cui si scorgono, per paura di perderli?” – Édouard Rod, Le Figaro (3 gennaio 1890)


Viviamo spesso consapevolmente in involucri che camminano per noi, si espongono per noi, conducendoci in determinati spazi nei quali avvertiamo le indeguatezze. Le scelte della vita, ci rivestono di ruoli e di abiti che poi forzatamente siamo costretti ad indossare. Abbiamo perlopiù predisposto le nostre vite verso direzioni consapevoli dei cambiamenti, ma inconsapevoli della nostra capacità di accettarli fino in fondo. Nelle pieghe dell’anima, negli interstizi, si sono sedimentati i nostri pensieri, le nostre passioni che hanno avuto un tempo limitato e che racchiudono invece la nostra vera essenza, quella che ci trascina in determinati momenti negli stati riflessivi e nell’insofferenza dei nostri ruoli.



L’anima si ammutina e il corpo (la nave) procede lungo la sua rotta senza più comando. È un’irrazionalità ingestibile che conduce all’insofferenza decostruttiva. A fronte di risultati ottenuti ed attivitá svolte la nostra indole è stata costretta ad adattamenti e ad evoluzioni che per quanto forti non ne hanno mai mutato l’essenza che si è annidata lì, tra le pieghe dell’anima che oggi sono di nuovo larghe e lasciano emergere tutto quello che avremmo voluto e non siamo stati.
 E poi ci sono loro, le coincidenze, la fatalità, quel fil rouge che non ha mai cessato di sbrogliarsi lasciando tanti lontani legami che aspettano solo di essere richiamati. E poi un giorno quando ti manca l’aria, quando tutto per quanto importante, ti sembra vano e distante dal tuo essere, uno di quei fili si riannoda e rafforza quell’ammutinamento che ti solleva e riporta un po’ di conforto tra le pieghe di quell’anima che comincia nuovamente a dilatarsi e a stendersi, riordinando i pensieri e le parole che, anch’esse senza limiti, ritrovano il coraggio e la capacità di essere se stesse, senza più rotte obbligate e senza disposizioni preordinate. E anche l’aria inizia a tornare.

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22 responses to “Ammutinamenti

  • in fondo al cuore

    e si ricomncia a vivere…. 🙂

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  • Doris

    have a good weekend. hugs

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  • labambinacolpalloncino

    al bivio della vita, la luce o l’eterna oscurità… senz’aria non si può vivere a lungo

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    • lois

      È vero, ma spesso quell’aria l’abbiamo “limitata” noi stessi!

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      • labambinacolpalloncino

        Nella mia personale lettura ho fatto un’associazione tra aria e depressione. La vera depressione quella in cui si ha una reale dissociazione tra corpo che va e in qualche modo sopravvive e anima che si ammutina. E quella non so se è una scelta, di sicuro è un campanello d’allarme e la scelta sta nel rivedere la luce (cioè ricomporre anima e corpo) o rimanere per sempre con l’anima lacerata e il corpo che sopravvive.

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      • lois

        È una lettura in qualche modo “adeguabile”, anche se più che alla depressione mi riferisco alle insoddisfazioni della vita che ad un certo momento hanno il sopravvento su tutto, lasciandoti credere che tutto ciò per cui vivi in qualche modo è obbligato dai ruoli che hai assunto (anche con consapevolezza) e che inevitabilmente ti conducono a “ridurre” il tuo essere e la tua indole. Sono questi i momenti in cui ti ricredi delle persone e resti deluso nelle aspettative. E poi tutto questo malessere assume connotati più ampi se lo proietti in una dimesione come quella attuale che l’aria la taglia del tutto.

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      • labambinacolpalloncino

        avevo portato le insoddisfazioni alle estreme conseguenza… ovviamente sempre dal mio punto di vista 😉

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  • Soliloquio in compagnia

    “E poi un giorno quando ti manca l’aria, quando tutto per quanto importante, ti sembra vano e distante dal tuo essere, uno di quei fili si riannoda e rafforza quell’ammutinamento che ti solleva e riporta un po’ di conforto tra le pieghe di quell’anima che comincia nuovamente a dilatarsi e a stendersi, riordinando i pensieri e le parole che, anch’esse senza limiti, ritrovano il coraggio e la capacità di essere se stesse, senza più rotte obbligate e senza disposizioni preordinate. E anche l’aria inizia a tornare.”
    Sai è la seconda volta che oggi leggo di aria che manca, che non basta, di necessità che torni il respiro… Un po’, Lois, dipende da noi, da come vogliamo continuare a vivere la nostra vita, al di là dei ruoli e delle aspettative, al di là di come veniamo visti e da come noi vediamo gli altri. Paulo Coelho scrive ‎”Ho imparato che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi. Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.”
    E’ sempre la stessa questione che ritorna: la forza di essere meno intransigenti con noi stessi e darci del tempo (l’hai detto tu a me). Secondo me stai respirando adesso, tra le tue passioni che un poco alla volta ti faranno ritornare il tuo vero te. Ed è straordinario come non ci siano più limiti nel far “emergere tutto quello che avremmo voluto e non siamo stati” prima (aggiungerei), ma che potremmo diventare adesso! E allora buon ritorno in te e buon proseguimento nella rotta di un mare pieno di richiami e di tesori da scoprire… Notte 🙂

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    • lois

      È la consapevolezza che affiora e ti consente di riconoscere quell’essenza “tra le pieghe”, ti aiuta a riconoscere quegli aspetti e quelle parole in cui hai sempre creduto. Ci sono però a volte (non parlo per me) peró delle condizioni e dei mutamenti nella vita, che ci “impongono” delle regole ed il rispetto morale di ciò che si è diventati (immagino la presenza dei figli, di una famiglia); ed ecco che allora il voler “ritornare se stessi” deve fare poi i conti con una realtà che merita poù di una riflessione e più di un pensiero, a volte, anche a costo di lasciar proseguire la nave nella rotta prestabilita.

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  • Emilia Basile

    “A volte percepiva, nella profondità dell’anima, una voce lieve, spirante, che piano lo ammoniva, piano si lamentava, così piano ch’egli appena se ne accorgeva. Allora si rendeva conto per un momento che viveva una strana vita, che faceva cose ch’erano un mero gioco, che certamente era lieto e talvolta provava gioia, ma che tuttavia la vita vera e propria gli scorreva accanto senza toccarlo. Come un giocoliere con i suoi arnesi, così egli giocava coi propri affari e con gli uomini che lo circondavano, li osservava, si pigliava spasso di loro: ma col cuore, con la fonte dell’essere suo, egli non era presente a queste cose. E qualche volta rabbrividì a simili pensieri, e si augurò che anche a lui fosse dato di partecipare con la passione di tutto il suo cuore a questo puerile travaglio quotidiano, di vivere realmente, di agire realmente e di godere e di esistere realmente, e non solo star lì come uno spettatore.” Hermann Hesse – Siddartha (continua a cercare, hai l’animo predisposto al cambimento, i passi si devono compiere) buona domenica emy

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  • Soliloquio in compagnia

    Certo! Se si parla di una situazione più complicata, in cui la scelta o il ruolo che si è ormai incollato addosso è legato a doppio filo ad altre presenze importanti nella vita di una persona, spesso quella nave solcherà mari non più inesplorati e, logicamente impossibile, sentirsi liberi si seguire il richiamo di ritornare sè stessi in tutti i sensi. Buona domenica Lois.

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  • mondidascoprire

    Di fronte ai drammi della vita, la speranza per essere se stessi e poter vivere e affrontare la vita non come una fregatura ma come una sfida al compimento di sé e dei profondi desideri del cuore , nasce dal riconoscimento che esiste un Quid che opera , che agisce e che ci conosce e che ci cambia il cuore, la mente e le circostanze.

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  • esercizidipensiero

    questi miei sono giorni di pensieri, di bilanci forse (anche se lo so, i bilanci sono sempre provvisori) prendo le tue parole come un altro passo, un pezzettino in più delle strada che sto facendo. porto con me un pezzo di pensiero da questo post. grazie caro.

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  • nunziadaquale

    La metafora drammaturgica di Goffman si ricollega molto a ciò di cui parli nel tuo post. La vita, non è che un palcoscenico dove ciascuno di noi indossa delle maschere, recita dei ruoli che cambiano a seconda delle situazioni e delle persone. Ruoli che potrebbero starci molto stretti, non rispecchiare la nostra verda indole e “mascherare” ciò che veramente siamo. Mi capita frequentemente di ritrovarmi in situazioni che sento distanti, lontanissime dal mio modo di essere e quando riesco ad uscirne fuori, come dici tu, torno a respirare. La voglia di ammutinarsi è sempre più impellente, ma non è facile uscire dagli schemi ed andare “dove ti porta il cuore”

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    • lois

      E infatti, la voglia di fuggire e andare via resta quasi sempre inevasa. Gli schemi spesso ci abitano e ci vincolano moralmente costringendoci in spazi senza via di fuga. Il più delle volte riusciamo a sostenere (anche a fatica) la maschera, ma poi ci sono dei tempi e dei giorni…

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  • sinedie

    Lois hai scritto di una situazione in continua evoluzione in cui io sono immerso da sempre; per certi versi il blog è proprio una fuga o, comunque, un mondo che mi assomiglia più di altri contesti. Io quando scrivo nel mio spazio abbandono il pilota automatico che mi porta in giro per i nove decimi del mio della ia vita e riprendo la guida manuale. Nella speranza di trovare una nuova rotta.

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    • lois

      Si infatti, più volte credo di averlo scritto anche io, le parole che immettiamo in questi blog le possiamo considerare forse terapeutiche per alcuni versi. Il fatto poi di incontrare tante altre “voci” che vivono le stesse emozioni,in qualche modo ci fortifica.
      Ben arrivato!

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  • m0ra

    Credo che qualcosa di noi non cambi e non cresca, resti immutabile. A tenere ben fermo questo centro di consapevolezza, quell’opera di Turner non ci sconvolge. ( A me però fa un effetto angosciante).

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    • lois

      E forse è proprio quel “non cambiare” che poi a fatica aderisce alle regole della vita che scegliamo di vivere, provocando in noi quel senso di disadattamento che ci assale e inquieta!
      PS questa opera di Turner (come tutte), fa della forza della natura il suo centro, uno spazio in cui la presenza umana è sempre contemplata ma sottomessa alle sue regole. È un proscenio dove l’uomo può solo prendere atto della sua fragilità

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