La vita è un dono

“La vita è un dono, dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno”. È una frase di D’Annunzio, più volte citata da Amedeo Modigliani in alcuni suoi disegni. È una frase carica di significato e di bellezza, soprattutto se letta su uno di quei meravigliosi leggeri ritratti realizzati in breve tempo dall’artista livornese trapiantato a Parigi nel primo decennio del XX secolo.Ho terminato da poco di leggere una aggiornata e nuova biografia sull’artista che ha fatto dell’arte la sua vita (ne ho lette tante, e ad ogni nuova, la ricerca bibliografica e documentaria riesce a mettere insieme tasselli sempre inediti). Una vita bohèmienne sempre ricca di colpi di scena e sempre vissuta alla giornata, dove ogni evento, ogni momento divenne esso stesso un pezzo di quella passione infinita che non conosceva rivali. Neppure nelle donne.

Amedeo (mi permetto di chiamarlo così, perché il mio incontro con lui è avvenuto più di vent’anni fa, quando ho scoperto la sua arte e la sua vita), dopo un’infanzia travagliata con una salute instabile mai risanata del tutto, nato in una famiglia borghese, dove la cultura (per merito della madre, di origini francese) era protagonista indiscussa, mostrò la sua passione per l’arte ben presto, e ben presto uscì fuori di casa, trasferendosi prima a Venezia e poi a Parigi, dove maturò il suo stile e dove la sua vita assunse i toni della sua pittura.

I suoi anni Parigini (dal 1905 al 1920, eccetto brevi interruzioni) sono quelli che segnano le sue opere e il suo modo di creare. L’incontro nella Ville Lumière con il gotha della cultura artistica, con quello che era l’embrione dell’arte che avrebbe travolto la storia e il secolo, aveva le sue radici nella città d’Oltralpe; città dove nel 1900 era stata già inaugurata la prima linea della metropolitana e dove la Tour Eiffel era diventata il simbolo della modernità. Picasso, Utrillo, Matisse, Soutine, Brancusi e tanti altri affollavano i principali luoghi di ritrovo e conversazione di Montmartre, dove ancora forte era la luce degli impressionisti. Di Renoir e Monet, seppur lontani, si respirava ancora la freschezza.

Tracciare il percorso di Modì (così fu soprannominato, per la sua vita sregolata e perché l’abbreviazione del suo cognome si pronunciava come maudit, che in francese significa maledetto) sarebbe lungo e complesso e forse noioso da leggere. Quello di cui vorrei parlarvi è dell’aspetto romantico e passionale della sua arte. Non a caso, la frase di dannunziana memoria da lui molto utilizzata, secondo me racchiude il valore dei suoi ritratti. Innanzitutto, occorre dire per chi non conosce Modigliani, che egli produsse quasi esclusivamente ritratti di amici, conoscenti e modelli (fanno eccezione, quattro paesaggi e una serie di nudi). In ciascuno di essi, tutti accomunati da uno stile originale, elegante e riconoscibile, Modì è risucito ad infondere l’anima di chi aveva di fronte. In ciascun dipinto o disegno, è facile poter intuire i sentimenti di chi è stato ritratto, della malinconia dolce che scorre dietro gli occhi (quasi sempre vuoti). Ogni persona ritratta, seppure nella sua alterazione e difformità (mai eccessiva e sempre finalizzata a riprodurne l’eleganza) vive dei suoi pensieri e della sua verità. Non sono ritratti statici, ne senza personalità, tutt’altro. Per ciascuno di essi riconosciamo i pensieri, gli atteggiamenti, l’amore. Ogni persona ritratta, anch’essa un pezzo importante nella vita dell’artista, non è stata mai una figura di passaggio, difficilmente si trattava di modelli (Modì non era ricco, non poteva permetterseli), erano figure a lui vicine. È documentato e narrato nelle testimonianze a lui contemporanee, che portava sempre con sé fogli e matita per poter disegnare in ogni momento, ed in ogni momento lui riproduceva i ritratti di chi incontrava, di chi lo interessava e lo affascinava. Si racconta molto dei famosi dessin à boire, quelli che Modigliani lasciava in cambio di un bicchiere di alcol. Ne avrà prodotto migliaia e migliaia di quegli schizzi e di cui ne resta oggi, forse, la decima parte. Come tutti gli artisti del passato, non ebbe in vita molta fortuna ed i riconoscimenti arrivarono quando ormai la sua vita era già consumata.

In tutte le sue tele ci sono le donne che ha amato. C’é Beatrice Hasting, c’è Maude Abrant, Simone Thiroux, Lunia Czechowska e poi c’è Jeanne Hebuterne, soprannominata Nenette. Jeanne fu l’ultima sua donna, quella che forse lo venerò più di tutte. Modigliani – raccontano – era un bell’uomo, dall’innato fascino e dall’eleganza pronunciata anche quando indossava il suo abito consunto e scolorato. Era uno che conosceva i versi di Dante a memoria, recitava poesie, ne scriveva ed aveva sempre parole giuste per le sue innamorate. Ma l’arte era la sua unica passione, e nessuna di loro riuscì a prenderne il posto. Nessuna di loro riuscì a trascinarlo realmente nel vortice dell’amore. Prima di loro c’erano i colori e le tele. Jeanne, Nennette, lo amò fino ad annullarsi. Il giorno dopo la morte di Amedeo (24 gennaio 1920), incinta al non mese del suo secondo figlio e distrutta dal dolore si lanciò dal sesto piano, andando incontro a quell’uomo che lei aveva amato oltre ogni limite.

Questa storia che ha un aspetto drammatico e poetico allo stesso tempo mi ha sempre molto commosso.
Vedo in Dedo (con questo soprannome Amedeo era chiamato dalla madre) e Jeanne, due persone che hanno combattuto fino alla fine per il loro ideale, per la loro passione. L’uno per l’arte, l’altra per l’amore di un uomo. Entrambi ne escono sconfitti, ma egualmente vittoriosi, perché fino all’ultimo respiro hanno lottato per ottenere quello che forse fino in fondo non hanno posseduto.

Come in tutte le tragedie che si rispettano, immediatamente dopo la morte (alcuni parlano del giorno stesso), Modigliani fu riconosciuto come un interprete eccezionale della vita tradotta in arte su quelle tele che in breve furono ambite da ogni collezionista in ogni parte del mondo e che oggi alle aste raggiungono quotazioni da capogiro; Jeanne, dopo anni di battaglia, anche dopo la morte e per intercessione della mamma di Amedeo, trovò sepoltura accanto al suo amato al cimitero di Père Lachaise.

Ho scritto di Modì oggi, per testimoniare tutta la mia passione nei suoi confronti e anche perché in questi giorni, tra alcuni blog con cui condividiamo l’amore per l’arte (Libri e arte,  Loltreuomo) abbiamo discusso su cosa si intende per arte e se la vita diventa essa stessa sua estensione.
La vita di Amedeo Modigliani credo lo fosse. La sua vita era la sua arte.

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37 responses to “La vita è un dono

  • hetschaap

    Bellissimo post Lois. Modigliani mi è sempre piaciuto (piace tanto a mia madre che ha appeso in casa più di una riproduzione dei suoi quadri) ma non mi ha mai appassionata. Conosci la canzone di Capossela che parla proprio di lui? Modì è una bellissima canzone che ben rappresenta l’opera dell’artista così come la sua passione amorosa.

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    • lois

      Grazie innanzitutto.
      Modì la conosco e ti dirò che proprio dopo aver letto un’altra biografia di Modigliani “ricordi via Roma” chiaramente ispirata nel titolo alla canzone mi sono appassionato a Capossela, che da qualche anno è il mio cantautore preferito. È una leziobe d’arte che attraversa la pittura e la musica vicendevolmente rendendo la bellezza nella sua totalità!
      Buona serata

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  • Soliloquio in compagnia

    A quanto pare, mentre io leggevo te, tu leggevi me… e a quanto pare, tu dici già tutto in un modo così perfetto che il mio commento diventerebbe profanazione… 🙂 ciao

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  • mondidascoprire

    Penso che la vita sia glorificare la Bellezza , l’Infinito, e l’arte è una delle espressioni che la rappresenti.

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  • esercizidipensiero

    o che meraviglia questo tuffo mattutino in una dimensione a me sconosciuta come l’arte, che ho sempre vissuta da profana, portata dalle sensazioni del momento e mai studiandoci su. che bel regalo questo modi-maudit (non lo sapevo!) di cui conoscevo poco ma che a pelle ho sempre amato moltissimo. sono piccole perle da portare con sè, nel taschino, questi tuoi post. buona giornata caro.

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  • dafnevisconti

    Grazie Lois per questo tuffo speciale in atmosfere artistiche, e soprattutto per il riferimento costante alla vita degli artisti che mi affascina tantissimo e spesso mi lascia senza parole convincendomi sempre di più di come i veri artsti trasudino emozioni che necessariamente devono poi lasciare tracce su tele od opere di altra natura (fra cui la fotografia). I ritratti che hai proposto nella galleria, visti così, uno dietro l’altro, fanno commuovere ed il piglio che mostra Modigliani nella foto fa comprendere come una donna possa essere impazzita per lui. Certo lo stile di Modigliani, con questi visi stilizzati, occhi vuoti, colori sfumati è unico e nemmeno tanto imitato, o sbaglio?

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    • lois

      Modì ha avuto uno stile unico ed è stato originale in ogni sua scelta. Purtroppo, gli unici che lo hanno copiato (o meglio, tentato di copiare) sono stati i falsari. Di Modigliani falsi ve ne sono tantissimi, alcuni anche esposti nei principali del mondo. Purtroppo intorno anche alle autenticazioni ci sono stati gravi problemi e grandi difficoltà che ne hanno poi confuso e stravolto il mercato. Pensa che in Francia vige la legge per cui i parenti stretti hanno diritto a mettere l’ultima parola sull’autenticità. La figlia di Modigliani (Jeanne Modigliani) ha creato non pochi danni ed intorno a lei come gli avvoltoi diversi critici hanno tentato delle speculazioni. Ad oggi due sono i principali competitor sulle sue opere, Marc Restellini (è forse il più accreditato e attendibile) e Christiam Parisot (che ha avuto non pochi problemi con la giustizia) che è il detentore degli “archivi legali di Modigliani”, che però non da tutti vengono considerati la voce finale in campo di attribuzioni.
      Resta il fatto che oggi a distanza di tante letture e tante opere viste in giro per il mondo, ogni volta che mi trovo davanti ad un’opera (con molta modestia lo dico!), riesco a comprendere e a riconoscere il vero tratto e la sua vera mano. Di fronte ad un’opera autografa senti le vibrazioni della vita che vi è stato infusa.

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  • laGattaGennara

    che poi iniziare con una frase di quel poeta è bellezza e coraggio. mi fa amare i fili che uniscono gli artisti.

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  • Man from Mars

    Mi hanno sempre attratto ed inquietato insieme le figure allungate e soprattutto gli occhi vuoti dei ritratti di Modigliani. Eppure proprio questo sguardo mancante, la volontà di non ritrarre il particolare che dà espressività al volto rendendo la persona simile ad un manichino, mi sembra un rifiuto di considerare la persona ritratta come importante per l’opera stessa. Forse è solo l’atto di dipingere che interessava a Modigliani?

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    • lois

      Io credo invece sia il contrario. È l’aver scoperto il fondo dell’anima di ciascuna persona che lo portava a rendere semplificate le forme capaci di racchiudere in pochi tratti tutta la verità di uno sguardo e di un carattere. In tutti i suoi ritratti, ci sono interazioni attive tra le pennellate e lo sguardo dei ritratti. L’aver lasciato quasi sempre gli occhi vuoti, credo abbia rappresentato un rispetto per quelle persone, un rispetto che non mettesse a nudo ogni gioia ed ogni dolore che appaiono comunque caratterizzanti in ogni opera.

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      • Soliloquio in compagnia

        Sono più d’accordo con te Lois. Il non rappresentare volutamente le pupille e gli iridi ha un significato molto profondo, la cui ragione risiede più nella filosofia e nella psicologia, che non nelle scelta artistica pura e semplice. Infatti tra gli artisti più o meno a lui contemporanei, non fu il primo e l’unico a dipingere occhi senza pupilla, lo facevano in molti, ma è con lui che diviene un modo d’essere, una caratteristica particolare. In tutte le culture gli occhi rappresentano l’animo umano. Quelli di Modigliani in realtà non sono occhi vuoti, ma occhi proiettati verso l’interno della persona e non verso il mondo. Lo spiega lui stesso a Paul Guillam, un giovane mercante d’arte che riponeva tanta fiducia in lui, quando nel suo ritratto compariva con un occhio nero (che sembra non esserci) e uno chiaro. Cito le sue parole “Perché con uno tu guardi il mondo, con l’altro guardi in te stesso”.
        Ricordiamo anche che le teorie di Sigmund Freud sono di quel periodo, anche se, personalmente, non ho mai letto che Modigliani si sia mai ispirato ad esse. Ad ogni modo, Modì sapeva inventare o, meglio ancora, sapeva afferrare e porgere all’osservatore la psicologia di un personaggio, facendo diventare l’introspezione uno stile peculiare del suo modo di dipingere e delle sue rappresentazioni. Ecco perchè, contrariamente a quanto si pensi, è spesso difficile coglierne a prima vista l’essenza.

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      • lois

        È proprio così infatti. È introspezione, è lo scendere nel profondo del personaggio da ritrarre. Un’ulteriore conferma di ciò, deriva dal fatto che, con ciascuno dei suoi “modelli”, Modì instaurò un rapporto duraturo, un dialogo che si spingeva ben oltre quelle sedute di lavoro (lui dipingeva de visu, senza ausilio di fotografie). Era in grado di comprendere l’essenza delle persone le quali, in una sorta di “riconoscenza” si legavano a lui, restandone affascinati ed innamorati. Lo stesso Guillame, per quanto dovette farsi dei conti in tasca, credette sin da subito in quell’italiano elegante ma con lo sguardo malinconico.
        A conti fatti, credo, che la semplificazione elegante e sofisticata di quei volti, rappresenti “il dono della vita”, che solo Modì, come pochi altri fu in grado di infondere in quei ritratti, che a distanza di un secolo, vivono di vita propria, trasmettendo tutte le emozioni e la forza della vita.

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      • Soliloquio in compagnia

        Infatti… non so a te, ma a me, ogni volta che guardo una delle sue opere, sembra di starci dentro e di vivere in quelle stanze, aspettando da un momento all’altro che uno di loro cambi posizione… se non è vita questa 😉

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      • lois

        Leggo, studio, cerco e ammiro Modigliani da più di vent’anni ed ogni volta si rinnova l’emozione. Se potessi rinascere amerei vivere in quegli anni a Parigi e conoscerlo. La settimana scorsa sono stato a Montparnasse. Mi sono “perso” tra i vicoli, cercando di immaginare cone potesse essere la sua presenza ad inizio Novecento. Sono poi stato al n. 8 di rue de la geande chaumiere dove lui ha abitato begli ultimi tre anni di vita, e ti dirò che l’emozione mi ha stretto alla gola!

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      • Soliloquio in compagnia

        Posso solo immaginare… ancora Parigi mi manca nei miei viaggi. Spero di compensare presto.

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  • labambinacolpalloncino

    Grazie, la tua passione per Modì si legge in ogni parola, virgola, punto… ed ogni spazio vuoto viene riempito dalle immagini

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  • Lo statunitense ed il sudamericano (David la Chapelle e Luis Sepulveda) | libriearte

    […] si è imposta alla mente anche la frase di D’annunzio (ricordata anche recentemente in questo post)  “La vita è un dono, dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno a coloro che non […]

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  • Livornesità « Liquida

    […] cantautore irriverente capace di grande malinconia, a Modigliani (a cui mi ha fatto pensare lois), pittore di sguardi assenti, a Piero Ciampi, altro cantautore arrabbiato e profondamente […]

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  • loltreuomo

    Articoli sempre interessanti ed eleganti i tuoi. Anch’ io credo che gli occhi vuoti siano la vera cifra di Modigliani, che come avete già detto benissimo voi rappresentano un’attenzione per l’introspezione dei soggetti ritratti. E, aggiungo io, anche una sensibilità straordinaria per la vita stessa e per l’arte.
    ciao

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  • m0ra

    Credo che dare un’anima ad un ritratto scegliendo di escludere lo sguardo sia una sfida molto alta. Che cosa allora trasmette l’interiorità e lo stato d’animo? Non ci avevo mai riflettuto e sono stata avvinta da questo particolare. Potrei sbagliarmi, ma penso che potrebbe essere un invito rivolto all’osservatore a guardare nel vuoto e nell’opacità per scorgervi significati. Comunque si tratta di ritratti molto espressivi, in cui ogni elemento del volto, la piega della testa, evocano suggestioni.
    Grazie di questo bel post.

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    • lois

      È come se ci fosse, da parte dell’artista, il disvelamento dell’anima ed allo stesso tempo una forma di rispetto e di tutela nei confronti del modello. Gli occhi “vuoti” sono la porta sul mondo interiore al quale si può accedere solo attraverso una sensibilità diffusa ed uno spirito acuto di conoscenza ed osservazione. È anche questa la bellezza ed il potere dell’arte.

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  • eglepiediscalzi

    Portaci ancora con te, a vedere le tue città, ad amare i tuoi artisti e a condividere le tue storie.
    egle

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  • semprevento

    Bellissimo , esaustivo post sulla vita di un grande artista….
    mi son fermata qui incantata dalla tua descrizione…
    Di primo mattino è un ottimo inizio , per me.
    Buona giornata
    vento

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  • Alessandro

    Ciao, a me risulta che la frase è di Modigliani e non di D’Annunzio. Semmai possiamo dire che è stata influenzata dal Convito (1895) di D’Annunzio “Il mondo, quale oggi appare, è un dono magnifico largito dai pochi ai molti, dai liberi agli schiavi, da coloro che pensano e sentono, a coloro che debbono lavorare” che però assume un significato diverso.

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    • lois

      Modigliani ha utilizzato questa frase in una serie di disegni ed è probabilmente mutata da quella dannunziana cambiando anche accezione, diventando più poetica e di grande significato che ben si sposa con quella sua capacità di lasciar trasparire l’anima dei sui personaggi ritratti.

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