Orfani di Madre e Pan

(da repubblica.it) © foto di Riccardo Siano le stanze chiuse del museo

Ormai è certo, anche il Museo Madre (Museo d’Arte Contemporanea DonnaREgina “M.A.D.RE” di Napoli), sta esalando i suoi ultimi respiri, e così dopo gli ultimi due anni, trascorsi e passati tra accuse e rimbalzi tra la direzione (sempre più autocelebrativa) e la Regione (il cui lassismo è stato mascherato da paroloni e tentativi di promozioni e nomine) si è giunti alla fine più misera. È un rincorrersi di stanze che si susseguono nel vuoto più totale, nell’immediata decadenza che si  avverte già, nell’abbandono di un progetto di levatura internazionale che nel 2005 fu sostenuto dal plauso dell’intero mondo culturale. Oggi, il secondo piano (di un bellissimo palazzo ristrutturato da Alvaro Siza), quello che ha ospitato le principali testimonianze dell’arte del XX secolo è abbandonato a se stesso.

Qualche anno fa, a Parigi, in quella meravigliosa macchina di cultura contemporanea che è il Beaubourg, ho visitato una bella mostra dedicata ai “vuoti dell’arte”. C’erano stanze vuote imbiancate di tutto punto, e in ognuna di esse c’era il nome di un artista e la sua definizione di vuoto, di spazio assente. Era più che un’esposizione, un piccolo trattatello di filosofia, di grande interesse e interazione che ha spaesato non poco anche me. Ma c’era un concetto. Oggi negli spazi vuoti del Madre si avverte tutto lo sfascio e la desolazione di un disimpegno culturale che si respira a pieni polmoni in tutto il museo e non solo. Un cospicuo numero di opere per allestire le sale, fu prestato al nascente museo dalla famosa gallerista Ileana Sonnabend, alla sua morte però, avvenuta nel 2007, pare per problemi ereditari, la Fondazione iniziò la lenta ripresa di quelle importanti e fisiche testimonianze artistico-culturali. Probabilmente, in quel frangente, la Fondazione internazionale dovette ben comprendere dove ci si spingeva e quale poca importanza la città destinava alla cultura. Infatti, poco dopo l’inaugurazione del Madre, dopo i primi successi di mostre e di pubblico, apparvero immediate le crepe tra la gestione interna e la Regione Campania. Tra debiti e utilizzi impropri della struttura. Insomma, quelle che sono le beghe tipiche del nostro Paese. La cosa più triste è che il Museo ha (ma forse è meglio già parlare al passato: aveva!) un potenziale altissimo e di grande protagonismo in una città che ha tanto da destinare alle energie artistiche e agli sviluppi commerciali.

Oltretutto, va ricordato che a Napoli, qualche anno addietro (anch’esso inaugurato nel 2005) fu realizzato anche il PAN (Palazzo delle Arti di Napoli), altra struttura meravigliosa nel cuore della Napoli bene in quello che era un vecchio palazzo nobiliare (Palazzo Roccella), altra festa, altri paroloni, altre attese disattese. Questa volta la gestione era affidata al Comune, che, inutile dirlo, si è rivelato estremamente inadeguato sin dalle prime ore. Il PAN infatti, ha perso la sua vocazione molto, molto prima del Museo Madre, diventando un contenitore vuoto (architettonicamente meraviglioso) che nessuno riesce più a gestire e che ha ingoiato una quantità enorme di denaro senza produrre nulla di importante (se non qualche piccola esposizione che ha impegnato una superficie pari ad un 1:10 dell’intera struttura). Ed oggi anche per le sorti del PAN si parla quasi quotidianamente e qualcuno ne ha auspicato la promozione di una Fondazione autonoma in grado di riportare in vita il Palazzo delle Arti. Ma intanto si parla e qualcuno, saggiamente aveva finanche proposto di realizzare una sorta di cittadella delle arti in grado di poter ospitare giovani artisti in grado di esporre e trovare dei propri spazi per un’integrazione ed un coinvolgimento della società in ambito artistico. Ma anche questa proposta era stata già lanciata alcuni anni fa per l’Albergo dei Poveri (il palazzo più grande d’Italia), le cui ristrutturazioni furono avviate per poi perdersi in assenza di fondi e di idee e restare per l’ennesima volta un monumento/documento della decadenza culturale di una città che sta implodendo senza freno nell’assenza della propria capacità di comprendere che la Cultura è la sua unica via d’uscita.

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21 responses to “Orfani di Madre e Pan

  • Ralph Magpie

    L’arte in Italia, ed in particolare a Napoli non è vissuta con il rilievo che meriterebbe. Siamo uno dei paesi a più alta concentrazione artistica nel mondo ed il meglio che sappiamo fare è dilapidare il patrimonio, quando potrebbe essere fonte di reddito nazionale, che gli altri paesi si sognano.
    Se poi parliamo di Napoli, come al solito, la miopia degli amministratori e il degrado della politica, mista alla (in)cultura degli abitanti rende il tutto ancora più amplificato. E come napoletano non posso che incazzarmi e deprimermi per tanto ben di dio sprecato.

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    • lois

      È infatti, la mia stessa reazione, in questa città non funziona e con vive più niente e la rabbia maggiore è che per la maggior parte delle persone tutto questo passa inosservato e che ora intanto tutti pensano al mare… e sempre le solite tristi cose che ci rendono peggio di una città del Burundi… è triste e senza speranza, non mi sento più di spendere alcuna parola di ottimismo!

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  • dafnevisconti

    E’ sempre bene segnalare queste “morti” perchè il farci rimanerne orfani è un delitto perpetrato dai nostri politici lontani dalla vita e quindi lontani dall’arte e dall’idea che la cultura è salvezza di una società. Oltre a questo dobbiamo aggiungere che nell’ambito dell’arte e della cultura le azioni che si compiono sono spesse all’insegna di un certo conformismo culturale che non premia la ricerca e la sperimentazione come denunciato in questo articolo, inseguito alla chiusura di un altro importante Centro Culturale di Firenze http://www.artribune.com/2012/06/signori-si-chiude-a-firenze-scompare-ex3-uno-degli-spazi-per-larte-contemporanea-piu-noti-dalla-direzione-alzano-bandiera-bianca-il-comune-ci-ha-abbandonati-ed-e-rottura-con-il-sindaco-renzi/
    Ma noi, possiamo fare qualcosa? E’ questo che mi chiedo.

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    • lois

      Possiamo parlarne, possiamo lamentarci, possiamo scrivere e qui a Napoli ad esempio c’è una raccolta di firme per decidere le sorti del PAN, ma purtroppo a parte questo si può fare ben poco. E intorno tutto muore senza che ci siano reazioni di indignazione…

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  • nunziadaquale

    …Panem et circenses…gli italiani amano il calcio, giocare al lotto, il divertimento inteso come loisir…la cultura rimarrrà sempre al margine….e pensare che il nostro paese ha creato genialità uinche nel mondo dell’arte…una contraddizione che non trova una ragione oggettiva!

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    • lois

      ottima citazione, chiara e immediata. Da queste parti diciamo da un po’ di tempo “Festa, farina e forca”… ed è proprio quello che accade quotidianamente. Questa città si mobilita in massa per le partite (ora anche quelle dell’Italia, rappresentano un motivo in più per “chiudere” la città), feste di piazza e ore, giacché ci siamo “tutti al mare” al rientro, a settembre “se ne riparlerà…” e intanto intorno c’è abbandono e devastazione.

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    • FrancescoRoss

      Quotoal 100%…bell’articolo e qui ci sono occhi che sanno apprezzare….

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  • hetschaap

    Va bene. Stavolta voglio portare una prospettiva diversa sullo sfacelo. Io non credo che in Italia ce ne freghiamo dell’arte. Io credo che in Italia, in molti casi, ci manchi l’informazione. Tante realtà restano nell’ombra e sconosciute. L’arte non è promossa nella maniera giusta e rimane accessibile spesso solo a chi se la va a cercare. E’ vero che a molti non interessa. Ma, secondo me, non è perché siamo un popolo di gretti ed ignoranti. Semplicemente perché la cultura non viene trasmessa o non viene fatto nella maniera corretta. Chi, fin da piccolo, è abituato a vedere il bello e ad apprezzarlo poi non potrà più farne a meno. Parlo per esperienza personale. Cosa possiamo fare allora, in concreto? Diffondere. Diffondere le notizie e la cultura, trasmetterla a più persone possibili se non ci pensano le istituzioni che dovrebbero essere preposte a questo. Io non perdo la speranza.

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    • lois

      Sicuramente c’è un’informazione carente se non del tutto assente. E con la Storia dell’arte che manca quasi del tutto dalle scuole? ormai si studia per pochissime ore al liceo e credo ancora per un’ora allo scientifico! Credo che basti da sola questa indecenza per poter immaginare che il futuro non sarà molto più roseo.
      Oltre alla diffusione della cultura, manca anche la sensibilità da parte delle persone, perché eccetto rari casi (mi vengono in mente quelli delle periferie isolate e “difficili”), vige un menefreghismo generale che secondo me annichilisce il senso di cultura.

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  • mondidascoprire

    Amare l’arte è frutto di una cultura del bello e la cultura del bello origina dal riconoscere che esiste una Bellezza , una Perfezione che permea la realtà e il creato. Da quando l’uomo ha fatto fuori l’esistenza di un Oltre a cui aspirare e con cui relazionare e dare senso alla sua vita, tutte le domande più drammatiche dell’esistenza si sono azzerate per essere sostituiti dai succidanei , del tipo, come essere belli, sani, ed energici . Anche la morte, da un lato la temiamo a tal punto da essere ansiosi su tutto e non vivere e dall’altro da rimuoverla il più possibile. Ma l’arte tratta proprio tutti gli aspetti più drammatici ed essenziali della vita.

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    • lois

      Io ritengo che l’arte pervada la vita intera, nel bello e nel brutto e trovo assurdo che lasciarla morire o la si lasci in abbandono e senza speranze. Questi del Madre e del Pan (come del resto Pompei ed altri mille esempi) sono segni di barbarie!

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      • mondidascoprire

        Hai ragione, ma il tenerci è proprio espressione di coltura, che oltre lo stato pervade anche i privati con iniziative ed investimenti. Ma se la coltura dominante non riconosce il valore umano dell’arte, si perdono e falliscono i pochi tentativi. Ma le scuole talvolta non sono in grado di generare interesse nei giovani perché l’arte sembra sganciato dalla persona e dalla sua vita.

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      • lois

        in effetti spesso è vista con distacco nelle scuole,e la storia dell’arte finisce col diventare un’esperienza filosofica senza riscontro nella realtà!

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  • loltreuomo

    Secondo me il problema è che manca il sottobosco. Cioè ci sono una decina di centri di eccellenza artistica e museale in Italia, ma manca la sperimentazione, gli spin off, i laboratori di arte contemporanea e giovanile. E questi sono i risultati. Mi piange il cuore.

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    • lois

      Si è vero, quella è una dimensione da sempre invocata e mai portata al termine. Qui, sempre a Napoli (non ci siamo fatti mancare niente) avevano creato il Lanificio in zona Porta Capuana, doveva essere un centro di aggregazione con spazi per allestimenti e previsioni di piccoli laboratori per giovani… ma nin ti dico come è andata a finire ;(

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  • esercizidipensiero

    pan, museo madre, che nomi altisonanti. nomi grandi per progetti dalla realizzazione piccola piccola. evidente è lo scarto tra le parole e la concretezza, tra l’idea e il gesto.
    sempre di più l’arte -come la cultura, ahimè- è per chi ha la pancia piena ormai, è un bene di lusso, non si è ancora capito che sono queste le piccole cose immateriali su cui si costruiscono, solide, le fondamenta del futuro. continuiamo così, facciamoci del male, direbbe qualcuno che a me è artisticamente molto caro. buona giornata.

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  • eglepiediscalzi

    Bisogna ricominciare dal basso. Mai arrendersi. Fare rete.

    Micro esposizioni a casa propria, un museo nella città fatta
    di case museo, stanze museo, muri museo, VIVI, NON MORTI.
    Tiriamo fuori i nostri geni creativi di millenni di civiltà.
    Un progetto, perchè non parlarne?
    egle
    Un abbraccio a tutti gli innamorati dell’arte.

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