Amarcord

Era da molto che non ascoltavo la musica con le cuffiette. Di notte. Quando intorno è buio e sei disteso a letto, intorpidito e grato all’ora tarda per aver riallineato una dopo l’altra, tutte le vertebre. È tutto buio e nell’assenza dei rumori, di tutte le note che ti attraversano la testa riesci ad assaporarne ogni carattere. I bassi poi, ti proiettano in uno spettacolo live. On air c’era l’album di Melody Gardot “My One and Only Thrill”, un lavoro a mio giudizio superbo e meritevole di essere ascoltato, molto.

Non provavo quella sensazione di dolce (e disadattante) isolamento dal resto della casa, da tanto tempo. Ascoltavo spesso la radio di notte, dopo aver studiato di sera, dopo il lavoro che mi aveva spremuto; ed allora più di oggi, l’allineamento delle vertebre era particolarmente gradito.
Stasera ho goduto del fresco di una anomala estate dai gradi troppo bassi di mattina e di sera che fanno da contorno a giornate bollenti di un sole mai troppo convinto. Sarà forse un modo per farci sentire tutti, un poco meno soli nella nostra assenza di convinzioni.
Un breve Amarcord, tra un caffé e il fumo di qualche sigaretta (che dopo più di dieci anni di rinuncia, a volte ancora mi stuzzica!). Tra parole sentite ed altre di comodo, spinte fin sopra l’orlo del baratro che ci ha diviso e reso distanti, ma mai troppo. L’aria di questa sera d’estate è fresca e raffredda il viso e lo sguardo si abbassa. Spesso, troppo spesso. Ma è un disagio piacevole, carico di ricordi e di bellezza, com gli occhi, sempre chiari, sempre i suoi.
È un caffé e poco di più. Un ritrovarsi per ricordarsi di non essersi mai persi del tutto. Ci sono intorno, nuovi spazi, nuovi futuri e le nostre tazze vuote, con il fondo sbavato di caffé. C’é una mia dedica scritta e la “panchina di Rodin”.
Il tempo trascorre e lo spazio termina. Si ritorna a casa. Ciascuno alla sua. Sullo scooter il vento fresco punge al viso e alle gambe. A questo punto avremmo corso veloce per infilarci rapidi a letto tra gli abbracci e il piumone a riprendere calore. Ma quello accadeva ieri.
Del lettone grande mi resta il gusto e l’assenza di quel conforto che oggi non trovo più. E nel buio silenzioso intorno e sonoro tra i pensieri, la notte si è intanto accorciata e Melody Gardot ha ceduto lo spazio a Paul McCartney e alla sua bella Only Ours Hearts.

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