Skrik*. L’urlo del nostro tempo


“Apriamoci, liberiamoci di fronte a questo mondo invivibile (!)”
 (L. Mittner)

È un pastello del 1895. 79×59 centimetri. È stato battuto all’asta per l’esorbitante cifra di 107 milioni di dollari (che con i diritti di asta, raggiunge i 119.922,500 dollari). Una battuta di appena dieci minuti ha riscaldato la sala newyorchese di Sotheby’s dove si è consumato l’ennesimo record del mercato mondiale dell’arte.
«Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad un recinto. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura». Così Munch, l’autore dell’opera (il principale esponente dell’espressionismo nordico), appuntava sul suo diario, la sensazione di quel pomeriggio realmente vissuto, mentre risiedeva a Nizza per curare la sua malattia nervosa. Quel senso di angoscia, quello schiacciamento che gli piegava il corpo e gli toglieva l’aria è tutto racchiuso in un’opera magistrale di fine Ottocento. Un’opera che rappresenta il manifesto programmatico di quella inquietudine che si propagava senza sosta nell’animo dei singoli. Era il tempo in cui si faceva strada la ricerca di Freud. Lo studio dell’io e delle sue incertezze. La figura deforme che si staglia sul ponte è un concentrato di insofferenza e della sua voglia di sfuggirne.

L'opera battuta all'asta

L’opera battuta all’asta

Questo dipinto, credo che possa rappresentare in assoluto e nelle sue poche e semplificate linee, un manifesto di grande attualità che a distanza di anni si può adeguare con grande forza ai nostri tempi. Se Munch, fosse stato un nostro contemporaneo non credo abbia dipinto qualcosa di molto diverso. Probabilmente sarebbe stato diverso il contesto, non ci sarebbe stato quel ponte, ma il cielo schiacciante lo avremo trovato, ancora protagonista dell’opera, con le sue strisce di rosso e di blu. Anche la figura non sarebbe stata difforme e nel suo urlo (che tanto ammirava anche Francis Bacon), allora come oggi, secondo me, non può non ascoltarsi l’eco di Baudelaire, che appena qualche anno prima con il suo Spleen, anticipava tutto il disagio dell’io, verso un mondo che cambiava. E di certo non al meglio.

SPLEEN (les fleurs du Mal)

Quando, come un coperchio, il cielo pesa greve
Sull’anima gemente in preda a lunghi affanni,
E in un unico cerchio stringendo l’orizzonte
Riversa un giorno nero più triste dell notti;

Quando la terra cambia in un’umida cella,
Entro cui la Speranza va, come un pipistrello,
Sbattendo la sua timida ala contro i muri
E picchiando la testa sul fradicio soffitto;

Quando la pioggia stende le sue immense strisce
Imitando le sbarre di una vasta prigione,
E, muto e ripugnante, un popolo di ragni
Tende le proprie reti dentro i nostri cervelli;

Delle campane a un tratto esplodono con furia
Lanciando verso il cielo un urlo spaventoso,
Che fa pensare a spiriti erranti e senza patria
Che si mettano a gemere in maniera ostinata.

E lunghi funerali, senza tamburi o musica,
Sfilano lentamente nel cuore; la Speranza,
Vinta, piange, e l’Angoscia, dispotica ed atroce,
Infilza sul mio cranio la sua bandiera nera.


Nota al margine
Quella battuta da Sotheby’s, come l’ennesima opera più costosa mai passata ad un’asta, rappresenta solo una delle quattro/cinque versioni del più celebre e noto dipinto espressionista custodito ad Oslo, nell’omonimo museo dedicato al celebre concittadino.

il dipinto rubato ad Oslo nel 2004

il dipinto rubato ad Oslo nel 2004

Il dipinto fu rubato in pieno giorno da due uomini armati, nell’agosto del 2004 dal Munchmuseet (feci giusto in tempo ad ammirarlo appena qualche giorno prima, durante un bellissimo tour che feci in quell’estate e in bella compagnia tra la Svezia e la Norvegia) e ritrovato solo due anni dopo, più o meno in buone condizioni. Dopo il restauro e la messa in sicurezza, L’Urlo, fu nuovamente esposto al Museo Munch di Oslo, dove ancora si può ammirare. Quel furto, mi colpì abbastanza e scatenò tutta una serie di pensieri che scaturirono in un breve articolo che non potei pubblicare. In quei giorni, il blog era per me ancora un luogo ignoto. Lo pubblico ora a distanza di otto anni (sigh!), senza spostarne una virgola. Per chi volesse leggerlo e per me.

L’Urlo disperato di Munch
la disperata contemporaneità del simbolo espressionista e del suo furto sciagurato

Domenica 22 agosto 2004 al Munch Museet di Oslo, è stato messo a segno un furto clamoroso. Due uomini armati tra la folla incredula hanno rapinato l’“Urlo” di Eduard Munch: il “Grido” dell’umanità sgomenta. Forse -speriamo(!)- è al riparo in un caveau blindato in qualche parte del mondo o nel salotto privilegiato di un collezionista ingordo. Noi poveri fruitori, siamo divenuti improvvisamente orfani di un manifesto-guida dell’arte contemporanea. E non solo. L’urlo è anche un ritratto disperato della nostra condizione umana. Sorprendentemente attuale, quest’opera realizzata nell’ultimo ventennio del XIX secolo è la rappresentazione autobiografica di un uomo-artista che sente sulle proprie spalle, tutto il peso del suo vivere. Un peso difficile da sostenere che diviene greve ad ogni passo compiuto. Di fronte al pulsare delle tempie, al nodo in gola, alla coscienza consapevole della sua impotenza, l’uomo ha urlato tutto il suo sgomento. L’urlo ancestrale che manifesta tutta la caducità umana.
Dipinto in un momento storico in cui l’ottimismo scientifico cedeva il passo al decadentismo compiaciuto, l’Urlo fu compiuto da Munch -animo sofferente ed inquieto- in breve tempo nel 1883, come risposta decisa all’insanabilità del tormento umano: «[…] l’urlo nasce soprattutto dall’anima del veggente che presagisce il crollo del suo mondo o assiste ad esso», ma «può addolcirsi nell’estatico grido di giubilo che invoca o crea un mondo nuovo, un mondo ideale […]» (L. Mittner).
Munch, come van Gogh, aveva intrapreso la strada dell’introspezione; i miti impressionisti e la scientificità della visione concedevano l’estraniazione dalla vita, i sentimenti, le emozioni erano anestetizzate nei confronti della realtà. Ma l’artista era anche uomo, e la realtà fenomenica poteva essere fermata in toto solo dalla nascente fotografia. L’insoddisfazione e le ansie, i piaceri e le emozioni della vita erano (lo sono) anch’esse la realtà. Munch si guarda dentro, e dentro trova la disperazione, l’impossibilità a continuare in silenzio. L’atavico grido lo libera, lo proietta nel mondo, quello umano e non quello della scienza. Quel suo Grido, incredibilmente ha saputo cogliere tutta la difficoltà del nostro vivere, ma ha anche diffuso un’immagine comunicativa di altissimi livelli. Un’immagine che esprime tutta la voglia di solidarietà. La volontà di far sentire il proprio urlo; uno scuotimento delle coscienze assopite o distratte. “Apriamoci, liberiamoci di fronte a questo mondo invivibile (!), non nascondiamoci in noi stessi usciamo allo scoperto, sfoghiamo la nostra disperazione, dal nostro urlo potrebbe scaturire un mondo nuovo, un mondo ideale (L. Mittner)”, potrebbe essere questo il lungo sottotitolo del quadro rubato. E questo è il grido che ciascuno di noi in questo momento dovrebbe emettere. Quell’opera è anche nostra, ci accompagna in una realtà che quotidianamente ci soffoca e ci inoltra negli abissi della miseria umana e della guerra. I balordi che l’hanno sottratta al mondo per il compiacimento di pochi -o forse di uno- non hanno inteso il messaggio di Munch, un artista sorprendentemente contemporaneo, conoscitore dell’umana condizione. Forse, domani, dilapidate le fortune ottenute si riconosceranno come colpevoli consapevoli di un furto ignobile ed inammissibile, ingiustificabile anche di fronte a ricompense incalcolabili, poiché è incalcolabile il valore di quella parete vuota nel Munch Museet; un messaggio assente nella coscienza collettiva. (Napoli, 2 settembre 2004)

*titolo originale dell’opera, in norvegese

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21 responses to “Skrik*. L’urlo del nostro tempo

  • Emilia Basile

    Un post che ha del meraviglioso. Un cadeau la poesia di Baudelaire. 🙂

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  • hetschaap

    Bellissima riflessione. Al di là del prezzo d’asta aggiudicarsi un’opera del genere significa, inevitabilmente, entrare in possesso di un pezzo di storia. Anche se la versione dell’opera appena venduta, a mio parere, è molto meno intensa e sconvolgente di quella di Oslo, per le scelte coloristiche e per la resa pittorica, resta, comunque, un’opera simbolo. E avere un’opera del genere nel proprio salotto per chiunque ami l’arte è un piacere impareggiabile!

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    • lois

      Concordo con te, questa versione è sicuramente meno intensa dell’icona che siamo abituati a vedere, resta ciò nonostante un’icona che ha fatto la storia e bene si instaura nel contesto contemporaneo. È un’opera che ha testimoniato anzitempo, il passaggio verso l’arte contemporanea, anticipando (secondo me) la rottura delle avanguardie. Tra le tante notizie che ho letto in merito all’asta (perché ovviamente il mistero è d’obbligo!), pare che l’acquirente non sia unico, ma faccia parte di una cordata di azionisti che ben si sono prodigati per un investimento certamente proficuo!

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  • in fondo al cuore

    Anche se preferisco l’originale è bella anche questa versione…..davvero attuale, bellissimo e interessante post, buon fine settimana!

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  • esercizidipensiero

    che potenza, quel quadro.

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  • mondidascoprire

    Sto preparando una breve relazione , 15 minuti, come medico di Pronto soccorso sui segni e sintomi nella violenza minorile e , in considerazione del fatto che è una materia multidisciplinare, la sto allestendo accompagnandola a dipinti. Inizio con Il segno dell’anima di Chagall che è introduttivo e poi quando descrivo come per me la violenza è una sorta di ” grido dell’anima” sia della vittima che del carnefice ,ho scelto proprio l’urlo di Munch.
    ciao , bel post, complimenti !

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  • labambinacolpalloncino

    Grazie per le tue riflessioni e commenti e per aver custodito e condiviso con noi quell’articolo di 8 anni fa. Penso anche io che l’Urlo, nella sua versione originale, rappresenti ancora molto bene tutte le nostre angosce.

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  • iraida2

    Insegno letteratura e, oltre alla musica, l’arte pittorica è un mezzo efficacissimo per introdurre gli studenti alle idee, ai gusti, alle tendenze di un dato periodo della storia letteraria. Per il novecento, il quadro che sempre propongo è L’urlo, icona di un’epoca decadente, dove le ceretezze positiviste si sono rivelate un fallimento, la ragione e la scienza non eviteranno la guerra, la miseria e l’uomo piomberà in un senso angosciante e disperato della vita.
    Sempre molto belli e interessanti i tuoi articoli, il video poi, per me è stato una novità. Davvero.
    Ti abbraccio.

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    • lois

      Grazie sempre per i tuoi complimenti. Pensa che nel video che dura poco più di un minuto c’è il condensato dell’intera asta che in appena 12 di minuti, ha bruciato gli oltre cento milioni di dollari!

      Ritengo che l’arte debba essere un elemento fondamentale della conoscenza e dello studio. Attraverso le espressioni artistiche, si può imparare a riconoscere il tutto il valore estetico della vita e non solo. Tutti i messaggi di riconoscenza di fronte a quella realtà creativa che rende tutti noi, esseri particolari e dotati di grandi capacità.
      Invidio molto il tuo ruolo di insegnante. Avrei voluto esserlo anche io, e ovviamente insegnare la storia dell’arte per appassionare i giovani, che riscoprirebbero con essa un mondo diverso, visto attraverso altre angolazioni. Ci ho provato, e credo di essere stato uno degli ultimi abilitati del concorso del ’98. Ma di chiamate e supplenze, neppure a pagarne… poi ho impiegato ancor più le mie forze nel lavoro che faccio. È creativo e mi consente spesso contaminazioni con la mia passione. Poi il blog, mi ha consentito di esprimere al meglio (certo non come avrei fatto a scuola!) i concetti che amo e che avrei voluto diffondere di più!

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  • iraida2

    Tu allora sei un artista?! Ma di che cosa ti occupi prescisamente? La storia dell’arte è una materia affascinante, io l’amavo molto e ho avuto insegnanti che era un piacere ascoltare.
    Ma davvero sei abilitato dal 98 e non hai mai avuto un incarico?forse se ti fossi spostato al nord, avresti coronato il tuo sogno. L’importante, comunque, è che quello che fai attualmente ti soddisfi e, da come ne parli, sono sicura che è così.
    A presto!

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    • lois

      Sono un grafico! E mi occupo in generale di comunicazione, ed è un lavoro che mi piace veramente molto. Lo faccio con impegno da quando avevo diciottoanni (lavoravo e studiavo). È un lavoro alcune volte molto faticoso, ma è ogni giorno diverso per la creatività che mi consente di spaziare senza limiti, arte inclusa. È soddisfacente vedere i miei lavori affissi per strada o nelle vetrine dei negozi (etc.) ed essere riconosciuto per lo stile improntato in tanti anni di lavoro! In una città diversa, molto certamente, avrei ottenuto un successo diverso (e non solo morale!), ma non mi lamento affatto! Almeno quando posso arrivo fino al mare a respirare un poco di libertà!

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  • Soliloquio in compagnia

    Ciao 🙂 concordo con tutto quello che pensi sulle emozioni suscitate dalla visione del capolavoro di Munch. Sicuramente, anche per me, l’originale è più coinvolgente, come se avesse la capacità di rapirti e di trascinarti nei movimenti delle sue pennellate.
    Lo sapevi che alcuni studiosi hanno ipotizzato che Munch abbia riprodotto, in maniera accurata, il cielo norvegese dopo l’eruzione del vulcano Krakatoa? A me piace di più immaginare a una sua rielaborazione, una sua personalizzazione del fenomeno visto, non una pedissequa riproduzione fedele. Quell’angoscia, che suscita il cielo color rosso sangue e il blu, perderebbe il suo fascino, etichettata come copia fedele all’originale. Una buona serata (mi sa che abbiamo molte più cose in comune di quanto avevi pensato ;)! )

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