Del caos cosmico e delle mie vertigini

Quarant’anni (o poco meno), non sono sufficienti a trovare l’equilibrio. Paradossalmente gli equilibri raggiunti sono nella giovinezza (nella prima giovinezza), quando immagini che nella confusione di quegli anni possa invece celarsi solo l’irrequietezza e l’indecisione (che poi sono proprio gli stimoli che ti lasciano perseverare negli scopi). Ora come un funambolo sento di precipitare nello spazio ai lati di quel filo teso che cede mollemente ad ogni movimento. In bilico, cerco di sopravvivere incedendo con precarietà lungo la perpendicolare e quei passi certi (fino ad oggi) che mi conducevano decisi, vacillano ora nel caos cosmico che disperde all’infinito quelle che apparivano certezze. Come nell’istante del Bing-Bang, i miei pensieri, le mie idee si schiantano a velocità irregolari e non tracciabili, moltiplicandosi all’infinito, tracimando inquietudini che rovesciano argini faticosamente disposti. Solo qualche giorno fa credevo che quei confini si fossero delimitati e segnati ma evidentemente il momento dell’esplosione era lì da venire. È bastato un millisecondo e nuova vita si è generata, trascinandomi vorticosamente nelle sue spire.
Precipito ora da quel filo sul quale ho tentato invano di resistere e con coscienza so che non ci sarà alcuna rete a trattenermi. Ma in questo caos cosmico che mi travolge non c’è equilibrio che tenga.
Ho sempre sofferto di vertigini, sarà che ho abitato sempre ai piani bassi e non mi sono mai abituato a guardare oltre le ringhiere dei balconi dei miei zii. Sono rimasto sempre un passo indietro per evitare quel senso di vuoto che ti prende allo stomaco e ti mozza il fiato. Nella vita ho trascinato spesso con me quel senso di difesa, fermandomi sempre un attimo prima. Un attimo che mi consentisse di gestire le sensazioni. A volte poi (non quante avrei voluto), ho benevolmente ceduto, spingendomi verso quelle ringhiere disegnate sul vuoto e l’ho fatto quando ho creduto davvero in quello che stava accadendo. Quando ho creduto al valore delle emozioni che ho riconosciuto come tali poiché mi hanno spinto senza paura a percorrere quella distanza in mezzo al vuoto. Ho cercato di attraversare quel filo non temendo per la mia vita. L’unico scopo era quello di raggiungere l’altro capo, assaporando tutto il valore di quel percorso. Oggi sento di precipitare, ma dolcemente. Non è drammatica questa mia caduta. Non ho voglia più di concentrarmi per evadere l’idea di quel vuoto. Voglio cadere e come un moderno Icaro fare finta di volare. Riconoscere l’ebbrezza di uno sforzo che forse non condurrà ad alcuna meta, ma che egualmente mi renderà vivo. Nel caos primordiale di questa sera che confonde ogni mio pensiero (quasi astraendomi da un corpo che sembra vivere di vita propria), ho negli occhi un solo sguardo, chiaro e grande come la luna piena (che dopo tanto tempo riconosco di nuovo) e due cavalieri armati che si scrutano prima di uno scontro, che sono in procinto di gettare le armi e le corazze per corrersi incontro. È un caos indicibile e intollerabile che mi lascia senza più certezze e inebriato nelle mie vertigini.

Accarezzami, amore,
ma come il sole che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba se io sarò tra le tue braccia.
Alda Merini


					
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21 responses to “Del caos cosmico e delle mie vertigini

  • eglepiediscalzi

    L’unica possibilità che abbiamo è di lasciarci attraversare dal passaggio
    di questo caos “indicibile, intollerabile e che ci inebria” e a volte accompagnarlo. Non c’è argine che tenga.
    Buone cose. Egle

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  • esercizidipensiero

    ragionavo di questioni analoghe proprio ieri sera, di questo senso di non aver mai finito, mai trovato un punto fermo, quel punto fermo in cui abbiamo creduto fermamente da ragazzini e che ora non c’è più, neanche a farci compagnia. ragionavo di quanto senza questo punto ci si senta più liberi ma di quanto sia più faticoso così, di quanto ci si senta più soli senza. anche io soffro tremendamente di vertigini, e l’altro giorno mi sono accorta che stavo fumando appoggiata ad un parapetto molto alto, senza il terrore che mi prendeva mesi prima, quando quasi non uscivo. risuono come sempre nelle tue parole. buona giornata, oggi niente lavoro, mi raccomando.

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    • lois

      Oggi niente lavoro! Cercherò di mantenere il mio equilibrio, in attesa di scendere dal filo, ma per riprendere le mie parole 😉
      Intanto oggi mi ricaricherò al sole!
      Buona giornata a te

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  • lupus.sine.fabula

    Bella la citazione della Merini.
    Il vuoto ci abbraccia, è parte essenziale di noi, della nostra vita, e non conviene negarlo ma lo si può solo accettare considerando le sue correnti e- come Icaro- assecondandole.
    Buon primo maggio.

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  • mondidascoprire

    Icaro è la statura umana più alta, colui che ha tentato un di più, ma non c’è riuscito da solo…
    In questa apparente sconfitta, vertigine, caos, si fa evidente una sola verità , una riscossa, una risorsa e che cioè solo in un abbraccio umano possiamo cogliere la presenza del divino che solo può ridare chiarezza, unità e speranza al nostro cuore.

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  • hetschaap

    E’ proprio vero. L’essere adulti è sicuramente sopravvalutato! Anche io ho molte meno certezze ora di quando ero adolescente. Guardando indietro mi appariva tutto più chiaro allora che adesso. Ma mi piace questa vita. Anche nella sua confusione 😉

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  • in fondo al cuore

    Qunado il caos è procurato da questo…..che sia il benvenuto! Vivilo il tuo caos……buona vita! 🙂

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  • iraida2

    Impieghiamo tutto il nostro tempo a costruirci equilibri più o meno stabili che ci permettano di governare quella tempesta che è la vita. Dobbiamo solo augurarci che non ci capiti “la tempesta perfetta”.
    Buona serata

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  • noeffetticollaterali

    La confusione avvolge tutte le cose che ti erano chiare in una nebbia ma, quelle stesse cose, sono sempre lì. Devi solo accendere i fari e vedrai che tornerai a vederle anche se ancora poco nitide. E poi, quando la nebbia sarà sparita, sarà bellissimo perchè riuscirari a vederle sotto una luce diversa e bellissima. E’ sempre così, un abbraccio.

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  • Perennemente Sloggata

    ecco, si abbina, in qualche modo, al mio post di ieri… e mi sento un po’ su un filo e cammino cauta perché buttarsi è davvero un rischio. perché è un momento per l’altra persona particolare, io sto ancora cercando un po’ di quel rapporto meno distaccato che ci può stare tra persone che si vedono tutti i giorni per tutto il giorno (se capisci cosa intendo).
    al momento credo che debba studiare l’avversario per giocare cautamente le mie carte. è più avanti che magari, se il gioco lo permette, azzarderò qualcosa.
    non amo giocare d’azzardo e scommettere, però mi piace lanciarmi, di tanto in tanto.

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  • lois

    Capisco le tue riserve, però a volte l’attesa, le premure e le riflessioni mutano le emozioni e ci isolano da quel sentimento che potrebbe nascere sulla spontaneità e l’immediatezza.

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  • m0ra

    Mi sembra davvero una caduta ‘promettente’. Vai…

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  • Dwilith

    Le vertigini non sono piacevoli e il senso di vuoto che si prova allo stomaco nel momento in cui si precipita non è detto sia così gradevole, soprattutto se dura troppo a lungo… ma ogni volta che si precipita, si muore e si rinasce e ogni rinascita corrisponde ad un prezzo da pagare: più è alto, più la “nuova vita” sarà entusiasmante…

    p.s. interessante qui, mi ha colpita.

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