Che bella sera


Un altro giorno volge al termine, dopo la fatica e il lavoro che ininterrotto si protrae da quattro settimane senza nessuna sosta. La stanchezza si avverte e gli occhi lentamente si chiudono dopo ore ed ore di monitor nel quale mi specchio e verso il quale spesso (sempre più spesso!) rivolgo questioni che restano inevase…

Ripensandoci, comincio a parlare troppo e pericolosamente spesso con il mio bel candido computer dal quale fa capolino la mela ancora più candida che mi accompagna ormai da poco più di vent’anni. Gli amici mi prendono in giro. Sono un moderno centauro (nel senso mitologico), mezzo uomo e mezzo computer. La tastiera e il mouse ormai, sono protesi delle mie mani, che mi aiutano a rendere concrete le idee e i progetti.

Ma non era di questo che volevo parlare.
Ero partito dalla stanchezza delle ultime settimane e dalla mia quasi totale assenza di vita sociale e d vita… in genere, assorbita tutta dagli impegni che non si possono delegare ne posticipare. Due chiacchiere col mondo è voler tanto in questi giorni, ma per fortuna ho le mie amiche e poi ho il blog e le relazioni che si propagano con voi altri internauti, che ultimamente per come si svolgono e si focalizzano, mi fanno sentire un solitario meno solo.
In questo momento della mia vita, mi mancano delle cose, di altre ne avverto l’assenza e per altre ancora sogno ad occhi aperti. Eppure oggi, in un giovedì di fine aprile avverto una strana serenità, forse sostenuta dalla stanchezza che non mi lascia tempo per pensare e mi dissolve in un flaccido trascinamento di membra.
Ancora una volta, come da quattro settimane, ho terminato tardi di lavorare. Ancora una volta avrò sommato le mie tredici, quattordici ore di fatica, e terminata la mia giornata mi sono avvolto nella giacca marrone (quella sportiva con le toppe) e mi sono avviato verso un meritato ed atteso riposo. L’aria appena fresca, sullo scooter mi ha scosso quel torpore e mi ha reso vivo e contento della mia vita, nella quale mancano ancora tante cose (o forse no). Ma sono contento. Ho parcheggiato anzitempo lo scooter per fare due passi in una serata bella che si è scurita lasciando spazio ad uno spicchio perfetto di luna e alle stelle, nitide e lontane ma determinate nel loro nitore. Ho stretto ancora di più la giacca. Felice, ma senza un perché. Contento degli sguardi che si sono levati e che mi hanno fissato e che, per un attimo (mi piace immaginarlo) mi hanno ammirato e invidiato per quella determinazione, vibrante e nitida come le stelle che mi hanno accompagnato lungo la strada del ritorno. È stata proprio una bella sera. Una di quelle in cui il clima comincia ad avvolgerti senza mai sopraffarti (col freddo o col caldo). Una di quelle in cui ti senti felice e non sai tu neppure per quale motivo, o forse per la sola consapevolezza di essere vivo e di stare bene in salute e di sapere che la tua determinazione continuerà ad essere sempre più forte di ogni evento che continuerà a disporsi di traverso alle tue giornate. È stata una bella sera. Una di quelle che avverti che sono belle e basta e che non ti chiedi null’altro. Che bella sera che è stata, ne avrei goduto ancora per un po’, ma il torpore avanza e gli occhi lentamente si stringono e bruciano un poco di più. È una bella sera, ma è l’ora di rientrare per andare felicemente a riposare.

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