Tutti “I colori della Passione”

Metti insieme un buon cinema e della buona arte e ne ricaverai un prodotto veramente sublime. Certo il risultato è un po’ impegnativo, ma il progetto che ne esce fuori è veramente un unicum nel suo genere (almeno per ora). Protagonista di un film/opera (non saprei come altro descriverlo) è un dipinto su tavola del 1564. È la “Salita al Calvario” dipinto da Pieter Bruegel il Vecchio e custodito al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Le misure dell’opera sono notevoli (124×170 cm) e sono state espanse all’infinito nel film del regista polacco Lec Majewski. Il fruitore è invitato ad entrare nel dipinto. La pittura è il proscenio della storia che poi di fatto non è altro che una sorta di definizione delle microscene che compongono l’opera di Bruegel e che convergono tutte verso il tema del quadro. Il film è una narrazione dell’artista (Bruegel, impersonato da un anziano e credibile Rutger Huer) che brano dopo brano ci introduce in questo mondo infinito di figure e di scene che si proiettano sullo schermo come tanti tableaux vivents che si dispongono (meraviglia delle tecnologie) direttamente sui colori e sulle forme del quadro conservato a Vienna. È come se noi spettatori diventassimo dei chimici pronti a scandagliare millimetro per millimetro quel mondo fiammingo disposto finemente su quella tavola.

Ci sono in quell’olio, oltre 200 figure tutte abbigliate alla moda fiamminga coeva al dipinto ed all’artista. Su tutto pervade il cremisi dei mantelli e delle tonache che si dispongono brillantemente su tutta la superficie del paesaggio campestre che contiene le scene. La storia della crocifissione si dispone nel centro della pittura che quasi si disperde nella folla che brulica sulla superficie e che se non fosse per il gruppo delle pie donne che lamentano la Sacra Dipartita neppure se ne avvertirebbe la presenza. Altro elemento di spicco dell’opera è lo sperone montuoso che, in cima offre la sua superficie ad un mulino a vento che nel film diventa un macchinoso incastro ligneo che mette in moto un perpetuo movimento che scandisce i tempi, lenti, delle scene. Ci sono poi importanti, brevi cammei per i protagonisti, come quello della Madonna interpretato da una ancora bella ed elegante Charlotte Rampling, il cui profilo si staglia sul cielo ceruleo dipinto da Bruegel.

“I Colori della Passione” insomma, rappresenta un’esperienza multisensoriale per gli occhi e per la mente. Ci dispone con lo sguardo estasiato verso una dimensione storica a noi lontana. Quella fiamminga, in cui c’era l’invasore spagnolo che disponeva con la propria prepotenza, della vita di quelle persone e della condizione umana che oggi possiamo ancora vedere nella loro vita quotidiana nell’opera di Bruegel.

Ad oggi rappresenta un unicum, questo film che si avvale di contrasti e colori che non possono non trascinarci in quelle microparticelle di colore che ancora oggi brillantemente si dispongono protagoniste nella sala del Museo di Vienna.

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