Scripta manent

La forza delle parole scritte in questi giorni la trovo presente in numerosi post. Tutti lamentano dell’assenza, della fisicità della lettera. Quella redatta su carta, quella per cui ancora qualche anno fa si trovavano in commercio delle carte da lettera molto belle, stampate, profumate… Negli anni dei social network, di parole se ne scrivono. Tante. Troppe. La libertà e lo spazio creativo è gratuitamente offerto a tutti e c’è una autonomia di gestione e di lettura che non ha precedenti nella storia (almeno nel mondo occidentale).
In passato, non molto tempo addietro, le nostre parole erano più limitate, ne consumavamo di meno. Ne usavamo poche e in tempi determinati. A volte, quelli più impavidi scrivevano lettere, e perlopiù d’amore. Lasciavamo (ebbene si, io sono tra quelli) sulla carta tutto il peso delle nostre emozioni e con esse brandelli dei nostri cuori e della nostra anima. Poi è arrivata la comunicazione istantanea che attraverso gli sms, le email, fb, twitter (e chi più ne ha più ne metta), ci spinge oltre l’immediato a rispondere, interagire in tempo reale, lasciando spesso poco spazio alla riflessione in favore dell’impulsività (e non credo che questo sia sempre un bene… ricordo che una delle mie maestre mi diceva sempre di contare fino a sette prima di rispondere!).
Quello che è accade con la scrittura corrisponde un po’ a quello che è accaduto con la fotografia. Almeno, credo che l’esempio e la similitudine sia lampante! Prima delle macchine digitali, ciascuno di noi si arrangiava con l’analogica che montava i rullini e non aveva lo screen per visualizzare la preview. Scattare una foto implicava molta più pazienza, ispirazione e ricerca. Oggi invece, ciascuno di noi (o almeno la maggioranza) produce un numero illimitato e ingestibile di files che difficilmente sarà rivisto, al contrario delle “pessime” foto cartacee che documentano in ogni momento e fisicamente i nostri migliori momenti che sono sempre lì sulla nostra libreria. Tutto ciò ovviamente a scapito della qualità.
Non voglio ora fare polemiche non me ne voglia nessuno, ma a volte (forse lo farò io stesso) si produce una quantità infinita di parole, che con tutto il rispetto parlando, producono un suono sordo senza morbidezza, incapaci di farsi leggere. Ognuno di noi (potenzialmente saremmo dei blogger?…) ha uno spazio in cui può fare quello che meglio crede. Una sorta di diario in cui periodicamente ci scrive tutto quello che gli passa per la mente. A differenza di un diario però (quello di carta, nascosto nei cassetti della nostra giovinezza), quello che pubblichiamo sui nostri blog è di dominio pubblico. Chiunque lo potrà leggere e chiunque vi potrà interagire. Allora mi chiedo, ha senso a volte pubblicare banalità e parole povere solo per marcare il territorio o mostrare la propria presenza? Mi spiego meglio. Nel corso di questi miei primi cinque mesi di frequentazione dei blog ho seguito un poco tutto quello che reputavo affine ai miei pensieri, altre volte ho seguito altri blog che ho incrociato per caso lungo il cammino; ebbene, in alcuni, come dalla sensazione iniziale ho riscontrato forti affinità con le mie emozioni e i miei pensieri, in altri, invece, ho trovato un’attività spasmodica fatta di parole in libertà.

Forse a questo punto immagino che le mie parole siano andate un poco oltre, forse cominciando esse stesse a perdere il loro giusto peso. Forse ho iniziato a scrivere questo post solo perché dopo averne letto uno sulle lettere, mi sono ricordato di avere in un posto remoto della mia libreria una scatola piena, zeppa di lettere che fanno parte di un mio passato abbastanza lontano. Sono tutte lettere di carta che non potranno perdersi nel resettaggio di un pc o nell’aggiornamento di un software. Sono lettere piene di parole belle e profumate, scritte su quelle carte che ancora qualche anno fa si trovavano in commercio.

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41 responses to “Scripta manent

  • m0ra

    Dici che scriviamo troppo. Baricco dice che la scrittura è una forma sofisticata di silenzio. A me sembra un modo disperato per esserci. Nostalgia della carta, dell’attesa quella vera.

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    • lois

      Ovviamente, ne faccio una questione di qualità. A volte c’è carenza di tema, di soggetto, eppure si scrive pur di esserci. Forse come dici anche tu è un segnale di presenza. È come voler marcare il territori… Ma poi a chi interessa?

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  • mariella54

    Buona sera Lois ,Ho pensato a ciò che hai scritto e sai che ti dico?Che ho nostalgia della ormai fuori moda lettera,ogni tanto mi vien voglia di ritornare a scriverne una .Tirerei fuori vecchi gesti oramai quasi dimenticati tipo :Dopo aver scritto in bella calligrafia passerei la lingua sul bordo gommato per sigillarla mi procurerei un francobollo ,a proposito chissà quanto costa ora un francobollo ,poi andrei ad imbucarla immaginando la sorpresa della persona a cui è indirizzata ricevendo mie notizie. Ad essere sincera qualche cartolina la invio ancora ,non ho perso l’abitudine ,ma una lettera quanti anni che non ne scrivo più,peccato perchè le lettere le puoi conservare,io ne ho ancora qualcuna ricevuta dai miei amici e amiche nascoste in fondo ad un cassetto ogni tanto mi piace rileggerle ,fanno riaffiorire vecchi sentimenti e vecchi ricordi.Ora come sai tutto corre via internet tutto và veloce ma vuoi mettere l’ansia dell’attesa di una lettera del tuo amato -a per poi leggerla e rileggerla magari stesi su un letto o all’ombra di un’albero,non c’è bisogno nemmeno di consumare elettricità come con il pc. Cosa vuoi nonostante tutto sono rimasta una romantica.Ciao

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    • lois

      Intorno alla lettera c’è tutto un rito da seguire, la compilazione, la piegatura, il francobollo (come dici tu, non sappiamo neppure più quanto costa!)…e poi c’era l’effetto sorpresa…
      Si. Siamo forse troppo romantici!
      Buona giornata

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  • Valentina

    A me invece, tra i blog, è capitato di trovare mucchi di parole vuote, più che povere. Intere frasi, interi periodi in cui non veniva detto nulla. Mi piacerebbe seguirli, ma non ci riesco, perchè non mi trasmettono nulla.
    Io poi non sono una persona così profonda, lo riconosco, quindi magari sono io a non capire, ma quelle parole mi sembrano buttate lì per occupare uno spazio, o per dar prova della propria abilità. Ma in fin dei conti non c’è niente.

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    • lois

      Senza nulla togliere a nessuno, è proprio quello che intendevo. Alcune volte mi sembra di essere su fb (e lì ho deciso di non esserci proprio per questo motivo!). Ma sono scelte e possiamo fare tranquillamente delle selezioni! È come quando vai in edicola, puoi comprare un buon quotidiano, un mensile di approfondimento o una “rivista” di gossip fatta di foto inutili!
      Buona giornata

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  • mondidascoprire

    Il blog può essere vissuto alla stregua della tivù o di qualsiasi altra distrazione come fb.
    Non manca,però, chi ricerca personalmente delle risposte attraverso lo scritto anche se pubblicato, ma ci sono blog che non vengono letti, quindi non c’è problema,inoltre quando scrivi ti rendi conto se ha un senso o no per te.

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    • lois

      Infatti, si crea poi una sorta di selezione naturale che tiene attive le interazioni più vicine. Non credo però che chi -come noi- scrive sia in cerca di risposte, probabilmente oltre che esternare una serie di pensieri e “diffonderli” per cercare una sensibilizzazione, un consenso o anche (perchè no!) un complimento, ciascuno di noi necessita di esprimersi in maniera più sentita e approfondita su determinati temi per poi (ri)trovare qualcuno che pensa come te su quelle determinate cose. Diciamoci la verità, nessuno di noi ha la capacità di esprimere nel quotidiano, alle persone vicine, tutti questi argomenti frutto di elaborati stati emozionali e riflessivi. Magari lo facciamo con il nostro amico più intimo, ma credo che nessuno di noi possa farlo nell’ambito delle sue conoscenze e con queste modalità.

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      • mondidascoprire

        Effettivamente mi sono espressa male, quando dico in cerca di risposte vuol dire che quando scrivi pensieri personali ribadisci prima di tutto a te stesso il dubbio, la scoperta,. Il confronto con gli altri approfondisce quella ricerca posta con il pensiero, anche se può sembrare già affermativo. Ma se qualcuno ti pone un’obiezione giusta, sei costretto a dare le tue ragioni.Non so se è più chiaro il mio concetto. Ciao

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      • lois

        Adesso si che mi ritrovo. Ed è in questa fase allora che poi nasce l’interazione, e quello che ciascuno di noi considerava il suo “assolo”, diventa un momento dopo una “coralità” condivisa.

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      • mondidascoprire

        Ci sono persone che sono cambiate così, che hanno scoperto mondi nuovi e corrispondenti e questa è di più di una coralità, è una rinascita.

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  • in fondo al cuore

    La tua sensazione l’ho avuta anch’io……ma non sono nella posizione di poter fare commenti….io di mio scrivo ben poco….quasi nulla direi, quindi è facile dare giudizi su chi invece si espone mettendo le proprie idee e le proprie emozioni…..certo la tecnologia oggi è più veloce e diretta…..prima scrivendo, si aveva il tempo di pensarci bene….correggere, magari smorzare i toni…..oggi è tutto più istintivo, magari in un certo senso anche più vero. Ciao ti auguro un buon fine settimana.

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    • lois

      Ma non credo che il vuoto si debba necessariamente cogliere anche nei brani che postiamo e che non sono nostri. In alcuni momenti, anche la scelta di una canzone ha una sua profonda valenza. Voglio dire che in quel dato momento è percepibile l’intenzione che c’è dietro. Molte volte nel tuo spazio trovo degli estratti che non sono tuoi, ma che in qualche modo ti inquadrano, portano in superfice la tua sensibilità e l’attenzione per i temi sociali di attualità.
      E che proprio in alcuni momenti ti arrivano cose o arrivi tu ad altre che sono veramente buttate lì…forse sarà una visione troppo snobbistica, ma non riesco a non notare la differenza tra contenitore e contenuto.
      Buona giornata a te

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      • in fondo al cuore

        no no non è una visione snobbistica, è la tua idea…..ma le cose non mi arrivano, le vado a cercare, e in quel momento mi dicono qualcosa…..fose la contraddizione sono io…hahahahaha…..

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  • iraida2

    Sai che sto scrivendo un post che ha molto a che fare con questo argomento?
    A proposito del titolo del tuo post, io avrei qualche riserva, per tanti motivi che sarebbe lungo dire adesso e, tanto per farti un esempio,
    l’amministrazione da cui dipendo ha perso importanti documenti per la mia pensione ed io sono nera dalla rabbia.
    E’ sempre un piacere leggerti! 🙂

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    • lois

      Piacere reciproco!
      Beh! Certo dietro gli “scripta” poi c’è sempre l’uomo e soprattutto nelle amministrazioni di cui tutti, per una ragione o per l’altra siamo ostaggi. Magari si fosse informatizzato il sistema come accade nelle principali nazioni moderne! Pur beandoci nelle nostre care e personali lettere, saremo costretti a combattere con i “fogli” scritti a mano e malamente archiviati nella nostra vita da “cittadini” di un Paese vecchio.

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  • strangethelost

    Mi piaceva tanto scrivere sulla cara vecchia carta,ho solo una lettera scritta a mano da una mia ex amica,la tengo da parte perchè è stata scritta in un momento in cui ci volevamo ancora bene!
    Forse io sono una che scrive troppo spesso: perchè facendo poca vita sociale e non avendo per mia precisa volontà molte amiche il blog è diventato un modo per condividere le mie idee , i miei pensieri e i miei dubbi !
    Ciao,buon pomeriggio

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  • Ralph Magpie

    Quanto hai ragione! Purtroppo l’eccesso di stimoli e la facilità di generare parole (come le immagini) ci fa perdere l’attenzione alla scelta. Ogni parola ha un suo peso ed ogni frase ha un suo significato. Vuoi mettere l’attesa di una risposta che prima arrivava solo dopo un po’ di giorni? Oggi senti un “boingggg” che ti avvisa che ti arrivata l’email oppure l’SMS … magari dopo 2 minuti!

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  • icittadiniprimaditutto

    Volevo cortesemente chiederti se puoi inserire il mio blog nel blogroll del tuo blog.
    Grazie e ciao.
    Pier Carlo

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  • hetschaap

    Io di lettere ne ho sempre scritte tantissime. Ho ancora della carta da lettere da qualche parte, comprata con la convinzione di utilizzarla come tante altre volte ma abbandonata in un cassetto per il sopraggiungere di una tecnologia inattesa che l’ha, improvvisamente, fatta diventare obsoleta. E oltre alle lettere ho sempre scritto diari su diari dove annotare i miei pensieri. In quelli non mi preoccupavo di scrivere cose inutili, incomprensibili, cose solo per me. Quando scrivo sul blog (o su qualsiasi sito pubblico), invece, mi preoccupo di comunicare (cosa che molti si scordano di fare). Scrivo per dire qualcosa a qualcuno anche se, a differenza di una lettera, non so chi sarà il destinatario, a chi arriveranno quelle parole. Questo non significa che non scriva in maniera personale (a volte persino troppo!) ma che c’è qualcosa che voglio dire, un contenuto che voglio trasmettere e che cerco le parole giuste per farlo.
    Le parole vuote di cui parli, per me, sono proprio questo, lo scrivere senza comunicare. Scrivere in un luogo dove chiunque ti può leggere significa non solo avere qualcosa da dire (che non necessariamente deve tradursi in un argomento ben preciso, a volte basta anche una semplice emozione) ma cercare di dirlo in modo che gli altri lo capiscano. Purtroppo la tendenza a comunicare si sta perdendo, non solo nella parola scritta ma anche nel parlare quotidiano. Facci caso. Quasi tutti, ormai, parlano senza ascoltare. Quasi nessuno si pone più all’ascolto dell’altro e, di conseguenza, si perde il concetto di comunicazione e di dialogo. Tutti fanno degli inutili monologhi.

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    • lois

      Quello che scrivi aderisce in pieno a quello che volevo esprimere. Ed è il “vuoto” che intendevo io. Il nostro interagire anche rispetto agli altri blog o ai siti pubblici, cone dici, è sempre “emotivo” ed è fatto in maniera sentita. Un poco come accadeva con le lettere. Prima di iniziare a scrivere c’era una fase di riflessione, in casi estremi, addirittura c’era la brutta copia! Anche oggi, prima di scrivere un post, mi dispongo di fronte allo schermo con un certo rispetto, proprio perchè quello che starò per pubblicare diventerà pubblico (più o meno) e sarà letto da altri. Non scriverei mai in maniera banale e grossolana, ne soprattutto di argomenti “inutili”. E tutto questo, ovviamente senza “fare un esercizio di stile”, ma restando sempre me stesso.
      Riguardo poi ai monologhi, purtroppo quello, accade anche nella vita quotidiana, quella reale nella quale siamo inseriti e sempre più spesso mi accorgo di parlare a dei muri che non hanno la minima voglia di “interagire” ne di uscire dalla loro felice torre d’avorio.
      Buona giornata

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      • hetschaap

        E direi che ci riesci perfettamente, Lois. Quello che dici si percepisce dai tuoi scritti che sono sempre sentiti e comunicativi, così come i tuoi commenti. Io, prima di commentare un post, ad esempio, mi chiedo sempre “ho veramente qualcosa da dire su questo argomento? o commenterei solo per ‘esserci’?”. E tante volte mi astengo dal commentare proprio per questo motivo, perché mi sembra di non aver nulla da dire.

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      • lois

        Per fortuna siamo tutti liberi di poter scegliere cosa leggere e se commentare. È inevitabile, esistono delle affinità anche se non ci conosciamo per cui ci sono degli spazi e degli argomenti nei quali ci troviamo più a nostro agio. Poi, tutto sommato, che senso avrebbe “esserci” se non si ha nulla da dire? Per quanto siamo “schermati” accade qui come nella vita di tutti i giorni che la nostra presenza è reale laddove siamo in buona compagnia; diversamente ci ritroveremo annoiati in un gruppo dove non avremo argomenti da spendere.
        Buona serata

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  • bumpyclimb

    Si possono ancora scrivere lettere, magari che accompagnino un regalo o affinché siano esclusivamente dedicate e lette dal ricevente. Il blog…un diario comodo, nascosto da password e non da un cassetto, quasi più sicuro e difficilmente chi legge riuscirà a cogliere la vita di chi scrive. Sullo spreco di parole mi trovi d’accordo, ma, per fortuna, si è liberi sia di scrivere sia di non leggere..

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  • ecodelvento

    Mi fermo un secondo qui, sul fondo di queste tue parole e spontaneamente i miei pensieri gocciolanti di nostalgia vanno al ricordo di alcune lettere, poche, ma preziose, che conservo gelosamente. Portano dentro sentimenti profumati di giovinezza e disegni di futuro, han conservato un buon profumo che il tempo non è stato capace di cancellare e “vivono”. Certo, oggi, la carta da lettere è quasi introvabile, ma ancor più introvabile è chi sarebbe disposto ad andarla ad acquistare. Mi spiace dover pensare quest’epoca come veloce e distratta, vorrei diversamente…come vorrei leggere parole leggere come le piume, capaci però di lasciar solchi profondi nell’anima.
    Parlando dei blog, penso che ognuno segna il suo territorio come sa e con quel che ha…fossimo sempre bellezza, e lo fossimo tutti, il mondo brillerebbe…capita anche di sporcar pagine seguendo emozioni controverse, ma che ci rappresentano, nostro malgrado.
    Scusa l’intrusione, ho seguito solo un mio pensiero e ho voluto lasciartelo.
    Ciao. L.

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  • Inibizioni… | bumpyclimb

    […] Lois il tuo post mi ha segnata, mi sembra improvvisamente di non aver niente da […]

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  • bumpyclimb

    Ne e’ scaturito un post..solo per conoscenza perche’ sei citato…
    Se la cosa ti da’ fastidio dimmelo per favore.
    Ciao.

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    • lois

      La mia non è una riprovazione ma solo una constatazione di quello che vedo e che leggo. Ecco a volte ho proprio la sensazione che in alcuni momenti in cui non si ha niente da dire, comunque si persevera con la scrittura. Quasi volendo segnalare della propria esistenza. La verità è però che noi esistiamo a prescindere e il blog (piuttosto che fb o altri social network), credo, che regga ancora un’aura di “personalità”, che ci permette di frequentarlo solo quando ne avvertiamo l’esigenza, senza renderci “dipendenti”. Ieri leggevo in commento ad un altro blog la possibilità di leggere in queste nostre pagine anche una sorta di autoterapia, e probabilmente è vero. Ci sono attimi che uno vorrebbe fermare e magari in quell’istante pensi di scrivere. Tante altre cose ci scorrono addosso e lasciano il tempo che trovano e magari non hanno alcun valore da immortalare (ma poi sul concetto di valore, potremo iniziare tutto un altro infinito discorso…).
      Non vorrei mai però, che queste mie riflessioni ti abbiano inibita, ci mancherebbe altro. Ciascuno è libero di fare ciò che meglio crede.
      Per questo, la rete credo sia una gran cosa. Anche i fruitori possono autonomamente poi scegliere di seguire o meno. Permettere poi a tutti di scrivere è davvero una gran cosa, ma poi anche il web diventa come una grandissima libreria dove ci puoi trovare di tutto; sarà la nostra sensibilità ad indirizzarci tra i vari percorsi.
      Buona serata e, buona scrittura

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  • bumpyclimb

    Non ti addosso alcuna responsabilita’. Ci sarebbe da scriverne di pagine su questo argomento…
    Il tuo e’ stato uno spunto per riflettere e questo fa bene.
    Buona serata anche a te.

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  • ipostmoderni

    ritengo molto vero questo post, basato su quel profondo spirito di osservazione che legittima le idee.
    Penso di esserti molto vicino nell’osservazione di questo fenomeno che hai rintracciato. Penso questo, che alle idee la scrittura nei social network ha sostituito l’incessante esigenza della visibilità. Visibilità che non è un brivido ma appunto, a mio avviso, una necessità.
    La continua e gratificante ricerca di spazio, affermazione, apprezzamento, giudizio volto a soddisfare il lato un po’ vanesio e esigente di noi stessi, che in tutti è presente ovviamente in diverse porzioni, è resa possibile e istantanea dalla velocità e connessione dei social. Quel che io vedo è dunque che la tendenza a scrivere è sempre più spesso data da un bisogno/necessità di attirare attenzione piuttosto che dal comunicare un messaggio, una idea. Che è ciò poi che mi sembra anche tu pensi.
    E diciamo che molto spesso ne perde il valore del messaggio che sembra mostrare più che un idea, del superfluo sotto accattivanti sembianze.

    A presto, sempre con piacere.

    🙂

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    • lois

      Si, in effetti è proprio quello a cui mi riferisco. Anche se ovviamente come ho già scritto non è un assunto il fatto che si debbano necessariamente trasferire delle idee, dei concetti. Ritengo (ma è puramente una mia visione) che la funzionalità del blog possa essere anche quella di condividere con gli altri, argomentazioni ed espressioni che diversamente non riusciremo a portare fuori dalle nostre mura. E come ne abbiamo parlato anche altre volte (con piacere), attraverso i nostri post e le nostre emotività, riusciamo a selezionare degli spazi amici, in cui sostanzialmente si parla di cose nelle quali crediamo o che aderiscono al nostro modo di guardare e sentire. Molto spesso immaginiamo di essere isole in un oceano, ma poi riusciamo attraverso le nostre interazioni a riconoscerci meno solo e isolati di quanto crediamo.
      Buona serata

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      • ipostmoderni

        certamente, vero. E’ interessante sottolineare l’accentuarsi delle tendenza ad apparire con queste nuove forme di comunicazione. In questo senso, a mio modo di vedere, i social vanno oltre la proiezione di noi stessi in un mondo virtuale, diciamo che ci spingono all’estremo e proprio in questo ci vedo il proliferare di tante parole certe volte poco “sentite”. Quindi portare cose fuori dalle nostre mura è bellissimo e un esercizio di grande crescita, portare fuori tutto ciò che è stimolato da un desiderio di farsi riconoscere nello sterminato panorama del web, può passare per qualcosa di cui sia difficile rinvenirvi un’anima.

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  • mauri53

    Ho ripensato al significato da attribuire allo scrivere una lettera, e anche a quello della lettura di una lettera. Il primo pensiero è: le parole scritte fanno paura. Ho sempre pensato che quando si scrive venga fuori il ritmo dell’anima, quando si parla si può mentire, quando si scrive no. Non è possibile! E’ come tirar fuori da sé qualcosa di vitale, a volte di spaventoso, a volte di bello. E’ come incartare una parte di sé e spedirla, questo è scrivere lettere. Per questo le parole sono un corteggiamento violento, entrano dentro la carne di chi le legge. La lettera d’amore poi è un’amplificazione di tutto questo, chi la scrive desidera che l’altro senta con le sue parole, le tocchi, annusi, aspiri, è come un gesto d’amore impresso sulla carta e trasferito al destinatario.

    Resta però sempre incompiuta, con qualcosa di mancante di inespresso. Come mai? Per quanto si cerchi l’espressione appropriata, la parola precisa, sembra di non aver detto tutto. Silenzio, manca il silenzio, scrivere senza parole. La gente pensa che stare insieme voglia dire parlare e così le parole diventano panico, imbarazzo, i vuoti sono momenti da riempire. Stare in silenzio invece è pienezza, è condividere l’essenziale. La felicità è inspiegabile, è come un’acqua calma che sale dentro, muovendosi lenta, con un ritmo simile al battito del cuore. Vorrei provare a scrivere con il silenzio forse riuscirei a trasmettere un’emozione.
    Forse ho divagato e sicuramente hai ragione tu…spesso si scrivono parole in libertà.
    Buonanotte
    Mauri

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    • lois

      È un bel divagare il tuo e proprio in questo caso non credo si tratti di parole vuote. Sul silenzio ho scritto molto in questi mesi e non solo inteso come spazio fisico ottenuto in conseguenza di uno strappo, di un abbandono. Spesso il silenzio ci serve per riflettere e per sentire i nostri stessi battiti. Stamane proprio, sul blog di Iraida parlavamo della necessità del silenzio come condizione propria dell’uomo.
      Questo discorso del silenzio in una coppia poi, mi ha ricordato un episodio di qualche anno fa. Eravamo di fronte al mare e tutto il nostro silenzio e quello che c’era intorno, non ci spaventò, anzi ci sembrò un livello di confidenza e rispetto raggiunto tra due persone che in quel tempo stavano volendosi bene condividendo un pezzo di vita.
      Altre volte però, troppo silenzio, ci allontana dalla dimensione del reale proiettandoci in uno spazio individualista dal quale potremo non avere il giusto modo di relazionarci con la persona che ci è accanto.
      La verità caro Mauri (a proposito, benvenuto!) e che il giusto è sempre nel mezzo e che tutto sta sempre nella nostra capacità di gestione. Spesso le parole sono fondamentali altre volte è meglio sostituirle col silenzio.
      Buona serata

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  • mauri53

    equilibrio tra parole e silenzio questo è il segreto

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  • labambinacolpalloncino

    le tue non sono mai parole in libertà!

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  • eglepiediscalzi

    Vulnerabilità è la parola che mi viene in mente.
    Quando dal silenzio un fremito si muove e ci esponiamo,
    a volte scrivendo, a volte leggendo e ascoltando.
    egle

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