More love. No war

Per cui se servirà del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro se vi divertirà
e dica pure ai suoi se vengono a cercarmi
che possono spararmi io armi non ne ho
Ivano Fossati

La comunicazione massificata e sovrabbondante della nostra società lascia sempre meno spazio per l’umanità. Dopo una settimana battente e devastante di casi sanremesi e di farfalle inguinali, capita anche che la notizia di tre poveri militari italiani morti in Afghanistan passi in second’ordine. È stata per poche ore online sui principali siti di informazione e ieri, sui quotidiani c’erano dei box di venti righe dopo una valanga di pagine di economia.

Purtroppo erano tre giovani che durante un’attività operativa sono stati coinvolti in un incidente in cui hanno perso la vita. Non sono stati uccisi, come i loro commilitoni, ma non credo che questo giustifichi una mortificazione dell’informazione. Probabilmente il fatto è dettato solo da una questione di vendite o di audience (e di tutti gli sviluppi televisivi, dalle dirette dalle case dei parenti delle vittime ai plastici in 3D che costano più di uno stipendi medio di questi uomini). Questi tre ragazzi, tutti del Sud (e questo mi lascia ancora pensare sulla reale motivazione che spinge i giovani meridionali ad andare in guerra!) erano in uno stato dove la guerra non è mai cessata, e purtroppo con la loro morte hanno incrementato il numero dei caduti italiani (ad oggi 49) ed ingigantito ancora di più quello di tutte le vittime delle forze armate inviate in un territorio ostile e difficile da rimettere in piedi. È evidente, a distanza di anni, che il problema di quei Paesi non si risolverà con gruppi militarizzati sempre sull’attenti e pronti a rispondere agli attacchi. Insieme a questi occorrerebbe dare l’avvio a processi di educazione e alfabetizzazione dei più piccoli. Occorrerebbe portare e insegnare i valori dell’uguaglianza cominciando ad allontanare ogni situazione di sfruttamento che ahimè ogni volta maschera il vero intento delle guerre contemporanee. Quelle che definiscono “lampo” ma che poi di lampo hanno solo i bagliori delle artiglierie filmate di notte. Occorrerebbe portare in questi luoghi la conoscenza e la capacità di far comprendere loro quali sono le potenzialità territoriali e le modalità per farle diventare fonte di reddito. Invece, puntualmente questi luoghi sono crocevia di interessi mondiali spesso legati alle fonti di energia e pertanto luoghi da sfruttare contro ogni rispetto umano e sociale.
Forse i miei sono pensieri puramente utopici e fatti di belle frasi messe in riga. Sono pensieri umanistici da manuali di storia, ma sono pensieri che quotidianamente mi calano in uno stato di insoddisfazione e rigetto di fronte a quello che sta diventando il mondo. Anche quello appena fuori casa.

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12 responses to “More love. No war

  • in fondo al cuore

    Lo sò bene, erano in servizio qui a Forlì…..una maledetta sfortuna….ma per i media non fa notizia perchè è stato un incidente…..quindi niente polemica e niente audience….. E’ uno schifo, ma oltre alle famiglie e agli amici non gliene frega niente a nessuno, ti chiedi cosa li spinge?…. Il fatto che, comunque, è un lavoro fisso, e al sud difficilmente lo trovano….poi nei militari ti mandano dove vogliono non ti tengono vicino a casa, infatti erano tutti e tre del &&° Reggimento qui a Forlì.
    Per il resto non so che dirti….ma quando militari vanno in un paese straniere, anche se in missioni di pace, per la maggioranza sono sempre degli invasori….non credo sia facile interferire con gli usi e costumi. Buona serata.

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    • lois

      Certo, le missioni di pace lo sono per noi, per gli occupati sono forze ostili. Ma come dicevo credo che il problema nasca a monte dalle invasioni e dalla politica che per decenni ha devastato quei territori e soprattutto un Paese come l’Afghanistan lasciato alla mercé di chiunque. Prima abbiamo lasciato che i russi facessero il loro comodo, poi quando le cose stavano per prendere troppo spazio, hanno tentato di bloccarli, poi sono arrivati i talebani “invasori del’occidente” ed è un processo di invasione continua. La presenza dei ragazzi in guerra.. quello lo sò anche io cara Silvia, che la motivazione è data dalla certezza di uno stipendio. È solo che spesso, in questi casi, le autorità negano questa motivazione. E invece è proprio così. Purtroppo.

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  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  • labileescarno

    “stato di insoddisfazione e rigetto di fronte a quello che sta diventando il mondo. Anche quello appena fuori casa”: non potevi dirlo meglio.

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  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  • esercizidipensiero

    parliamo del paradosso di andare a portare la pace con le armi….
    però quest’anno l’italia ha deciso di comprare 90 aerei da guerra invece dei previsti 131 -thanks mr monti!- nessuno ha mai pensato che anche i restanti 90 avrebbero potuto lasciarli dove stavano….

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  • mondidascoprire

    Penso invece alla loro vita, agli affetti lasciati, i desideri sul futuro, erano giovani.
    Ma la vita non può essere una fregatura , i loro sogni infranti di felicità, so per certo che loro adesso sono dentro un grande mistero che li compie nella felicità…

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  • iraida2

    Il pericolo è invece che questi pensieri, a un certo punto, non ci sfiorino neanche più. Qui siamo all’indifferenza e questo deve farci paura.
    Buona serata a te.

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  • Orso Chiacchierone

    Le guerre, quelle vere, si combattevano 200 anni fa.
    Questi ragazzi non sono morti per la guerra, sono morti per soldi.
    E questo fa ancora più male.

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  • m0ra

    Penso a quello che hai detto sull’andare in guerra perchè manca il lavoro. E’ miserabondo. Doppiamente. Nessuno, credo, vada in guerra valutando freddamente che il rischio di morire è enorme. Ma una cosa è la convinzione, per lo meno, di un ideale per cui sacrificarsi, un’altra è farlo per “campare” e invece morire.

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