Helena, o della Tristezza

In questi giorni scopro un mondo che conoscevo non troppo da vicino ma che mai neppure mi ha incuriosito più di tanto. È quel mondo sbrillucicante e abbagliante (per le luci puntate) delle modelle. Da uomo potrei dire (o mi potreste replicare) che in questi giorni vivo in una posizione invidiabile tra tutte queste bellezze. Eteree ma pur sempre bellezze. Eppure vi dirò, pur rischiando di apparire poco credibile, è una realtà che mi ha sbattuto contro un muro di tristezza.  Come al solito non voglio generalizzare ne parlare per luoghi comuni, ma ho visto tante leggere figure svuotate (non vuote in senso dispreggiativo) disporsi una dopo l’altra in maniera quasi meccanica, con un corpo mosso autonomamente da ogni emozione. Mi potrete dire, che questo è un sintomo di professionalità e che la loro estraneità è dovuta. Ma vi assicuro che negli occhi di diverse di loro ho visto un mare di tristezza e di pensieri. Tutte lì in fila come soldatini, appena tornati dal fronte con la loro taglia prosciugata. Guidate sempre da qualcuno che ne dispone toalmente, seppur per poche ore. Tutte di età imprecisata, ma sempre livellata al ribasso. Tutte di altri luoghi, giunte da lontano per restare sole e disincantate in un mondo che incanta. In nessuno di quegli sguardi truccati e resi magnetici all’apparenza fulminea di pochi istanti ho letto dei sorrisi. Quelli veri che ti nascono dentro e che dall’anima giungono agli occhi. Gli occhi, i loro come quelli dei ritratti di Modigliani.
Tutti ciechi, senza pupille, ma colmi di malinconica speranza, in grado di mostrare in un sol colpo, tutta la loro anima. È questo quello che ho visto in quegli sguardi. E tra tutti, in uno di nero lucido, ho avvertito tutta la tristezza e il disagio dell’essere presente. Direi che si trattasse di un imbarazzo per la consapevolezza narcisistica di un corpo debole e sottile come un filo di paglia (sradicato dalla propria terra), piegato al primo soffio, ma utilmente disposto per l’effimero umano. Forse è eccessivo e troppo soggettiva questa riflessione (e forse troppo scontata), ma quello sguardo vuoto non mi lascia ancora da ieri.

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15 responses to “Helena, o della Tristezza

  • ilmondourladietrolaporta

    Chissà quel vuoto da cosa è provocato. Perché sono diventate modelle? Forse volevano realizzare un sogno, ma se è questo il risultato non vedo perché non si debba definire incubo.

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  • in fondo al cuore

    E’ vero ciò che dici….non è sempre tutto oro quel che luccica, certo guadagnano bene, ma non hanno certo una vita invidiabile, sempre in lotta con la dieta perenne, sempre con l’angoscia di prendere un etto….di sbagliare qualcosa….di non essere all’altezza, di venire sostituite….i problemi anoressia sono all’ordine del giorno per quanto cerchino di sbandierare che non è più così….ma non affatto vero! Non guardiamo solo quelle ormai di fama mondiale….c’è anche un mondo di ragazze dietro….che non sono sicuramente felici. Buon fine settimana.

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  • cacciatricedisogni

    E’ gia da tempo che io vedendo le sfilate
    in tv, in programmi specializzati, ho potuto
    notare come Te, quel velo di malinconia,
    nei casi migliori, e tristezza.. voglia di finire
    prima possibile nella maggior parte dei casi.
    Volti quasi assenti su corpi diafani.
    Molte di loro sono invidiate, ma so che la
    vita che fanno non è delle migliori per vari
    motivi.
    Ti credo assolutamente, tanto più che puoi
    vederle in prima persona e percepirne
    tutto il disagio, il vuoto e la tristezza,
    nonostante la voglia di sperare di
    acquisire più forza e maggiori soddisfazioni.
    Forse è questo che le aiuta ad andare avanti.
    Chissà.
    Lori.

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  • mondidascoprire

    la bellezza di un corpo si valorizza quando si mette alla prova veramente…penso a mia figlia nel calcetto o nella ginnastica ritmica…cioè devi avere a che fare con un’esperienza che ti metta al lavoro, che ti faccia uscire da te…questo riempie il corpo di significato anche nelle discipline estetiche ,mentre in quelle delle sfilate il corpo non può parlare di sé..ciao

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  • labambinacolpalloncino

    E’ quello che vogliono gli stilisti: stampelle, robot in carne ed ossa per valorizzare al 100% abiti ed accessori. La vita non ritornerà nei loro occhi fino a quando non le si considererà per quello che sono e cioè “esseri umani”.

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  • Mi....semplicemente

    la notorietà ha il suo prezzo…….

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  • m0ra

    Suppongo che sia il distacco di chi dispone del proprio corpo come di uno strumento d’investimento economicamente e di riuscita personale. Forse in qualche angolo una piccola voce di ribellione interna o un velo di tristezza nello sguardo – e perchè no, stanchezza – si lascerà intravedere, ma io credo che quelle siano imprenditrici del loro corpo e di se stesse, qualcuna col supporto della famiglia, qualcun’altra forse spinta dal bisogno di riscatto da una vita difficile in paesi lontani. Chi sa. Ogni storia è diversa e chi sa quale sarà quella di ciascuna di loro, una per una. Comunque sia, c’è chi sta peggio di loro.

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    • lois

      Certamente ci sono situazioni di gran lunga più drammatiche, neppure minimamente equiparabili. La mia era una riflessione legata allo svuotamento, allo spegnimento dell’anima, che sicuramente si è sporta con volontà verso questo mondo, che probabilmente però non è in grado di affrontare.

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  • mariella54

    Certo è un bel lavoro non lo posso negare ma purtroppo come dice Mi… ha un suo prezzo ,io spero che non per tutte sia cosi’ che qualcuna abbia la possibilità di tirare fuori la sua personalità anche in questo ambiente fatto solo di apparenza .Ciao Lois buona domenica

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  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  • m0ra

    Certamente, infatti trovo giusta la tua riflessione, si tratta di un baratto di non poco impatto sull’anima, se così la vogliamo chiamare.

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  • bumpyescape

    Io sono un’appasionata. Adoro quel mondo. Ci sono entrata in punta di piedi per gioco, a livelli di “guadagno qualcosa durante l’universita’”, ho notato che, anche a livelli cosi’ diciamo amatoriali, ci sono un arrivismo e una competizione terrificanti.
    E’ un lavoro duro, richiede carattere, determinazione e sacrifici. Io farei carte false per lavorare nel backstage, perche’ la passerella non ha mai fatto per me e ora non e’ piu’ tempo. Comunque, mi dispiace per cio’ che hai visto, mi angoscia soprattutto per la giovane eta’ delle ragazze, ma se sono li’, un minimo di carattere ce l’hanno..per forza, per sopravvivenza.

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  • esprit74follet

    E’ triste pensare che il sogno di tante fanciulle si realizzi con una serie di deprivazioni: del corpo, per poter mantenere le linee flessuose, dello spirito, perché è un lavoro duro che lascia poco spazio all’ozio fecondo dove il pensiero cresce e si arricchisce, dell’anima perché in fondo sono corpi in vendita, mercificazione del tempio dell’Io, poco più che splendidi appendiabiti

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