Isole. Siamo diventati tutti isole


È da un po’ che pensavo a quale termine ci definisse meglio in questo momento storico. Siamo tutti diventati delle isole. Siamo tutti nello stesso mare, tutti bagnati dalla stessa acqua, ma ciascuno limita i propri confini. Ciascuno vive nel suo spazio, oggi più che mai, riempito di pensieri e di riflessioni, spesso sempre più frequenti e stimolate da un mondo esterno che si apre verso nuovi e non più ben definiti territori. È un tempo questo di cambiamenti e di crisi, che si dispongono sulle nostre vite e ci appesantiscono. Leggendo tra i post e i commenti (ma questo lo noto anche sulla carta stampata e dalla voce delle persone), sempre più spesso, avverto un senso di disagio come comune sentire. Su ciascuno di noi influisce questo momento di incertezze e di difficoltà che – a mio avviso – sono di varia natura. Lo stravolgimento dell’economia, la sfiducia galoppante e le gravi difficoltà di condivisione, ci stanno travolgendo e facendo annaspare in un mare grosso, con l’orizzonte scuro e lontano. In questo mare siamo tutti insieme come in un grandissimo arcipelago. Siamo lambiti dalle stesse acque, facciamo parte dello stesso ecosistema, ma poi di fatto ciascuno vive circoscritto nel proprio spazio, oltrepassando al massimo l’area di battigia. In questi tempi difficili, trovo che ognuno di noi stia rivedendo le proprie posizioni, il proprio essere e il proprio divenire, mettendo in discussione se stesso e tutto quello che fino ad oggi ha disposto nella propria vita. Questi momenti di autoriflessione e di autocoscienza ci stanno però isolando e rendendo più chiusi e meditativi. Ognuno di noi è alla ricerca di qualcosa che probabilmente non troverà, oppure è alla ricerca di qualcosa del suo passato che nostalgicamente gli donerà un sorriso o ancora alla ricerca di qualche soluzione diversa per il suo avvenire. Questo è quello che avverto anche dalle persone che mi sono vicine. Certo, mi potrete ribadire che ognuno è preso dalla vita quotidiana, dai propri problemi e dalle responsabilità, ma osservate anche voi meglio le persone che avete vicino o quelle che incontrate per strada o durante le vostre giornate, sono diventate tutte delle isole. Isole pensierose e raccolte nei propri confini.
Con questo pensiero non voglio far avanzare la malinconia ne il pessimismo (in questi giorni è stato rilanciato in un bel post l’eterna questione del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno), mi auguro solo che tutto questo meditare ci riconduca verso una rielaborazione del vivere comune fatto anche di interazioni e tolleranze che ci riportino, seppur lentamente, verso nuove e migliori strade di rinascita.

A tal fine, vi propongo un bellissimo articolo di Massimo Gramellini, pubblicato su La Stampa il 3 gennaio (e che già da molti è stato postato).

Non lasciamoci mangiare
Un concessionario di moto s’impicca perché non riesce più a pagare i suoi dipendenti. Un pensionato si lancia dal balcone dopo aver ricevuto una lettera in cui l’Inps gli chiede indietro 5000 euro. È la Spoon River quotidiana di una crisi che più ancora dei poveri colpisce gli impoveriti, gettando nel panico coloro che si ritrovano sbalzati all’improvviso in una condizione di incertezza e non reggono all’onta di perdere il posto, l’azienda, la casa, la faccia.

Lo riconosco, è anche colpa mia. Sto maneggiando la paura con troppa scioltezza. E ogni racconto dello sfacelo in corso, pur sacrosanto, diventa un mattone di quel muro d’angoscia contro cui vanno a sbattere le menti più disperate. Anni di ottimismo becero e falsamente gaudioso hanno prodotto per reazione un realismo cupo e senza sbocchi, mentre è proprio in questi momenti che accanto ai ragionieri servirebbero i poeti. Possibilmente non apocalittici. Ormai i notiziari sono bollettini di guerra: tasse, licenziamenti, recessione. La radiografia della realtà, finalmente. Ma le radiografie, da sole, non hanno mai guarito nessuno. Ci vogliono le ricette. E le ricette migliori restano le storie di chi è riuscito a guarire. Indignarsi è sempre meglio che deprimersi. Ma meglio ancora è evolvere, andare avanti. «Questa società mangia tutti» ha detto il parroco ai funerali del concessionario impiccato. Come la paura. Prometto che d’ora in avanti il sottotitolo implicito di ogni mio articolo sarà: non lasciamoci mangiare.
© Massimo Gramellini (La Stampa, 03 gennaio 2012)

Concludo sempre con Gramellini, che ieri in un intervento televisivo, ha invitato tutti ad «evolvere, andare avanti per non lasciare che la crisi oltre le tasche ci mangi anche il cuore».

Annunci

Informazioni su lois

https://assolocorale.wordpress.com Vedi tutti gli articoli di lois

12 responses to “Isole. Siamo diventati tutti isole

  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    Mi piace

  • m0ra

    Paradossi. Come libertà e colpa, come pessimismo e rinascita. Sono concetti che si danno il gomito e vanno insieme. Preferisco il pessimismo convertibile all’ottimismo di chi si mette le lenti rosa, o è definitivamente instupidito. E’ un’epoca tremendamente difficile sotto tanti punti di vista. Abbiamo bisogno di cultura, di riferimenti che traccino costellazioni nuove. Se non vogliamo farci mangiare dobbiamo nutrirci e diventare più “grossi”. Grazie per il rimando al post sul pessimismo 🙂
    Buona serata

    Mi piace

  • mellie

    Monadi senza porte e senza finestre.
    M’è venuto così.

    Mi piace

  • iraida2

    Questo tuo post mi ha fatto venire in mente un discorso, pare l’unico, che David Foster Wallace tenne in un ‘universtà americana.
    «Due giovani pesci nuotano insieme. Incontrano un pesce più vecchio che nuota in direzione opposta. “Buongiorno ragazzi, com’è oggi l’acqua?”, fa il vecchio. I due continuano a nuotare per un po’, perplessi. Poi uno dei due dice: “E che diavolo è l’acqua?”».
    Insomma siamo così concentrati su noi stessi che ormai non vediamo più tutto ciò che è in bella mostra davanti a noi. Sarà il caso di ripeterci ogni tanto “questa è l’acqua, questa è l’acqua” ?
    ,

    Mi piace

    • lois

      Mi sembra un bell’esempio che bene si sposa con le “mie isole”. Certo a volte siamo talmente presi da noi stessi che non vediamo più neppure l’acqua in cui nuotiamo.

      Mi piace

  • Soliloquio in compagnia

    Mi sembra che abbiate già detto tutto quello che penso anche io. Condividendo, mi rimane un: complimenti per il bel post! Anche questa volta dimostri una grande sensibilità per la realtà che ti/ci sta intorno. 😉 Ciao

    Mi piace

    • lois

      Grazie. Se tutti parliamo e scriviamo tutti delle stesse cose, è evidente che c’è una difficoltà diffusa che ci travolge tutti. Come peró dicevi tu, questo dato non ci consola, ma almeno conforta facendoci sentire un poco meno soli!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: