Il mercato effimero dell’arte


Ieri ho visto con piacere un bellissimo film/documentario sulla Street Art “Exit Through The Gift Shop” un film dell’artista “di strada” Bansky, la cui identità è oggi ancora segreta. Lo consiglio a tutti anche ai non addetti del settore (lo si trova in dvd), perché apre lo sguardo verso un mondo totalmente falsato e pieno di strampalati ed effimeri personaggi, il cui solo gesto viene valutato milioni di dollari, ma molto interessante nella sua evoluzione e nel suo sviluppo “comunicazionale”.
Tutto il film nasce dalla strana quanto interessante storia di un anonimo omone di nascita francese con base in America un po’ bizzarro e fuori di testa, un tale Thierry Guetta. Un personaggio come si evince dal documentario, che viveva fino a qualche anno addietro senza troppo “impegnarsi”. Aveva un negozio cult di vestiti vintage, una moglie, dei figli e un’ossessione indicibile per le riprese video fatte con la sua telecamera. Negli anni, Guetta, ha registrato una quantità industriale di cassette, riprendendo tutto quello che gli capitava a tiro, ma come lui stesso spiega nell’intervista, di quei girati non ha mai rivisto niente. Lui registrava la vita quotidiana i suoi momenti, quelli dei figli e di tutte le persone che incontrava, semplicemente per fermare degli istanti che non avrebbe più visto come in quel preciso momento (…e già qui si potrebbe introdurre un discorso infinito sul presente e sulla sua percezione; ma ora volevo parlarvi dell’arte e del suo mercato, pazzo!). Per non tirarla per le lunghe, questo signore, sempre con la sua videocamera passa qualche settimana in Francia da alcuni parenti e scopre che il cugino è uno degli street artist più noti in Europa. Nasce così la sua passione per quella forma d’arte che negli anni Ottanta aveva avuto la sua “epifania ufficiale” con SAMO, al secolo Jean Michel Basquiat, che muoveva i suoi primi passi nel mondo artistico proprio tracciando la sua firma e le sue istantanee artistiche sopra i muri di New York.

È da questo momento che Thierry segue senza sosta i writers di mezzo mondo, dagli States all’Europa giungendo fino a Londra, dove dalla fine degli anni Novanta si era imposto al mondo intero la misteriosa figura di Bansky che ha lasciato tracce in disparate città del globo. Ecco allora che la ricerca ossessiva di Guetta è legata al suo mito, Bansky appunto, che nessuno mai è riuscito a ritrarre… anche se poi per una strana evoluzione del mercato artistico, alcune sue opere ormai passano alle principali aste mondiale, sfiorando valori inimmaginabili e confermandosi tra i record del nuovo olimpo economico (paradossalmente, un’arte nate nelle strade con povertà di mezzi e tanta voglia di esprimersi e farsi sentire, diventa talvolta emblema del consumismo e della stravaganza della new economy!).

Finisce che Thierry Guetta per una serie di coincidenze e dopo varie peripezie, seguirà lo street artist londinese, passo passo nelle sue performance in giro per il mondo, riuscendone a filmare ogni intervento, rendendo “eterna” e documentata un’attività di valore precario e temporalmente precaria. Nasce l’idea (da Bansky) di far produrre al videomatore un docufilm sulla Street Art, creando così una testimonianza da diffondere nel mondo artistico. Guetta però poi si rivelerà poco affidabile e incapace di produrre un documentario “scientifico”.

Qui si ribalta la questione.

Bansky consiglia a Guetta di fare lo Street Artist e di produrre opere, lui (Bansky) ne avrebbe fatto un documentario dell’attività (appunto questo bel “Exit Through The Gift Shop”). Thierry “impazzisce” e in breve si trasforma in artista (di poca originalità ma di grande conoscenza), che mette insieme tutto il valore della pop-art associato alla freschezza e immediatezza della “arte di strada”. Per non annoiarvi ulteriormente, stringo, raccontandovi che Guetta, che si farà chiamare Mr. Brainwash (“MBW”) dopo aver ipotecato la sua casa, nel 2008 a Los Angels allestisce una prima esposizione intitolata “Life is beautiful”, poi nel 2010 a New York in un grande magazzino abbandonato su una superficie di 1400mq propone tutte le sue opere che andranno letteralmente a ruba, raggiungendo (senza né arte né parte, aggiungerei!) cifre pazzesche sia perché si trattava di un “artista” sconosciuto, sia perché il valore reale delle opere è sinceramente “inafferrabile”.

Da questo film nasce una nuova riflessione sul mondo dell’arte.

Attenzione, non dell’arte prodotta dagli artisti, ma dell’arte che viene immessa nel mercato attraverso le aste che fanno raggiungere alle opere valori stratosferici, attribuendo a quelle stesse opere un valore commerciale che non ha nulla a che vedere col valore intrinseco dell’opera stessa. E qui non voglio ora dire ciò che è opera d’arte e ciò che non lo è, anche perché tutto quello che rappresenta un’espressione artistica (e chiunque può farlo!) merita tutto il rispetto possibile. Quello che mi lascia sempre più perplesso è l’incomprensibile strategia di mercato e di business che riesce a portare alle aste “miserrime” proposte artistiche che vengono elevate a capolavori considerato tali rispetto al valore economico assimilato e attribuitogli.
Insomma, non ho niente nei confronti di Guetta, ma ritrovare alle aste un suo “foglio” con un valore economico più alto di un’opera seicentesca (seppur di un “minore”), mi lascia sempre più perplesso e turbato.
Io amo, studio e rispetto l’arte in tutte le sue forme, ma sapere che un Caravaggio vale dieci volte meno di un’opera di Koons o di Rothko, mi fa una certa impressione.

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17 responses to “Il mercato effimero dell’arte

  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  • DISTRATTA

    Irriverente riflessione sul mercato dell’arte,
    del quale vengono mostrate tutte le contraddizioni.

    DIS.

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  • hetschaap

    Molto interessante questo post. La riflessione che fai sull’arte e sul suo valore di mercato è giustissima. Purtroppo si tende a dimenticare che l’opera d’arte, oltre ad essere un esempio dell’ingegno umano, è anche (e, spesso, prima di tutto) un oggetto materiale e, per questo, è soggetta alle leggi del commercio. Quando questo succede non conta più il valore intrinseco dell’opera ma conta solamente la legge della domanda/offerta. Vale a dire che quanta più è la richiesta per una determinata opera tanto maggiore sarà il suo prezzo di mercato. E questo, purtroppo, indipendentemente (o quasi) dal suo valore artistico. E’ una cosa che a me fa sempre una certa impressione ma non accettarlo significa ignorare volutamente certi meccanismi che, invece, fanno parte della nostra società. E, purtroppo, la legge del mercato è sempre al primo posto e travalica anche la cultura.

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    • lois

      Premesso che io adoro l’arte contemporanea e che se ne avessi possibilità acquisterei di tutto, in maniera onnivora, trovo giustissimo quello che dici, però in questi contesti “puramente economici” l’arte stessa si dematerializza divenendo esclusivamente bene di scambio (e che scambio!). Oltretutto il concetto assurdo e che il valore esorbitante di un’opera non è più dato neppure dalla sua esclusività. Nel senso che un dipinto di un artista contemporaneo può essere unico o comunque fa parte di una determinata produzione che si può “limitare” in un numero X di esemplari che hanno costituito la sua produzione. Oggi, alle principali aste mondiale (Christie’s piuttosto che Sotheby’s passando per tutte le altre “minori”) passano anche multipli che di per sé non hanno “alcun valore” o almeno, quello che vogliono farci credere. Un’opera di Hirst, realizzata in multiplo (con una numerazione anche di 100/200pz) raggiunge cifre che non sono affatto reali, creando un surplus sul valore stesso di quel pezzo che potrebbe, domani, non avere futuro. La verità è che il mercato dell’arte, come quello dell’economia quotidiana si espande senza più limiti e criteri, creando delle bolle speculative che prima o poi saranno destinate ad esplodere… e chi avrà comprato un pezzo di Guetta o un multiplo di Hirst, si ritroverà a non aver fatto alcun investimento ma ad essere stato investito dalla moda effimera di quel momento storico nel quale ha acquistato.

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      • hetschaap

        Perfettamente d’accordo anche su questo concetto (e, tra parentesi, anche io adoro l’arte contemporanea! Non per niente mi ci sono laureata 😉 ). Il fatto è che, oltre alle leggi di mercato, c’è anche un discorso di ‘moda’ da seguire che, spesso, trascende il valore reale dell’opera. Proprio come dici tu.

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      • lois

        Condividiamo insieme allora l’arte, anche io sono laureato (ma con specializzazione sul Medioevo); per quanto riguarda poi l’arte contemporanea, la seguo, la pratico, la condivido e l’adoro e quando posso ne parlo e la metto anche nel mio lavoro!
        buona giornata

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  • in fondo al cuore

    Ho letto con interesse, ma ti confesso la mia totale ignoranza per l’arte, la apprezzo ma vado solo a gusto personale quindi non sono proprio nella posizione di esprimere giudizi, ciao buona giornata!

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    • lois

      A mio avviso l’importante è seguirla, perché sembrerà una frase fatta, ma l’arte nobilita l’animo e ci rende tutti più “elevati” e sensibili rispetto alla vita che ci circonda. buona giornata a te

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  • Man from Mars

    Vedrò presto “Exit through the gift shop” (già il titolo la dice lunga…).
    In generale devo dire che non amo l’arte contemporanea: mi sembra che il “messaggio” nelle opere sia troppo nascosto, come se l’artista (?) non volesse di fatto farlo conoscere. O magari non ha davvero nulla da dire, ma lo dice in maniera pseudo-originale. Ne ho fatte di discussioni con vari amici (davvero esperti d’arte) che hanno tentato di spiegarmi, ma io continuo a non avere nessun moto di apprezzamento verso uno schizzo di vernice su una tela o un pezzo di ferro malamente contorto.

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    • lois

      Sul significato nascosto o del tutto inesistente se ne potrà discutere all’infinito, sta di fatto che spesso l’arte è un pretesto per esprimersi (da questo, vedi l’espressionismo, il concettualismo, l’astrattismo…). Di certo a volte tra le varie proposte ci vengono propinate cose che hanno forse un’artisticità poco ortodossa oppure rappresentano uno scimmiottamento di ricerche fatte nel passato con un loro valore di rottura e con una testimonianza storica. Il discorso potrebbe essere lungo, secondo me sarebbe interessante approcciarsi a tutte le forme contemporanee senza preconcetti e lasciandosi guidare talvolta anche solo dal senso estetico, a prescindere se di fronte ci troviamo un enorme e complesso dipinto oppure un “filo ritorto”. Poi magari se uno avesse sempre la possibilità di leggere qualcosa su quel tale artista e comprenderne (seppur lontanamente) il cammino, si resterebbe di sicuro maggiormente affascinati.

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      • Man from Mars

        Infatti io continuo a guardare, ad interessarmi ed a farmi consigliare. Ho anche una splendida stampa di Kandinskij in bella vista a casa: splendidi colori e forme semi-astratte che però mi hanno affascinato e suggerito anche un significato.
        Ciò con cui mi scontro nell’arte contemporanea è la mancanza di immediatezza, cioè il messaggio si può capire conoscendo il percorso dell’artista. Se guardo un Caravaggio non ne ho bisogno, o meglio conoscere la vita dell’artista potrebbe essere un’aggiunta all’esperienza ed alla comprensione, non una condizione necessaria.

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      • lois

        Concordo, però devi tener presente che tra l’esperienza caravaggesca e quella astratta di kandisky, trascorrono circa tre secoli. E in quei trecento anni c’è stato il crollo di alcuni valori, la fine dell’illuminismo, l’avvento dell’era contemporanea e tutte le complessità che hanno traferito l’attenzione dall’insieme all’unitario. L’individualitá in tutte le sue pieghe hanno reso introspettivo anche il mondo artistico. Pertanto l’astrattismo (e tutti i movimenti di avanguardia) hanno rivolto lo sguardo altrove. Non resta che guardare con occhio estetico quanto accade soprattutto nel contemporaneo attuale, dove ti dirò, anche io a volte resto alquanto perplesso e distaccato! Ma l’arte è anche questo, è fatta di percorsi. Poi per fortuna ciascuno di noi, interagendo, può attribuirgli lo spazio che ritiene giusto nell’ambito della propria vita!

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  • hetschaap

    Io non sono d’accordo sul fatto che l’arte contemporanea non sia immediata e necessiti di una comprensione che vada al di là del semplice piacere estetico. Come non sono d’accordo che l’arte rinascimentale, ad esempio, sia immediata e di facile comprensione. A me un Rothko colpisce anche senza sapere della disperazione che lo ha generato (e, infatti, prima di studiare l’artista pensavo che i suoi dipinti fossero allegri!). Mentre sfido chiunque sia a digiuno d’arte a non rimanere almeno stupito, se non sconcertato, davanti alla cosiddetta Madonna dal collo lungo del Parmigianino.
    Piuttosto credo che se un’opera d’arte non ci colpisce immediatamente possiamo studiarla e conoscerla quanto vogliamo ma non sarà mai la stessa cosa del piacere estetico immediato generato dalla visione semplice e pura.

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    • lois

      L’immediatezza della visione, sicuramente potrà dirla già lunga sull’impatto estetico dell’opera d’arte. Certamente si può restare folgorati anche davanti ad un Rothko che ti avvolge e amalgama nel suo colore (di recente ho visto la sala a lui dedicata alla Tate Modern ed effettivamente si rimane avvolti dalla potenza di tanto colore), però entriamo qui nella fascia emozionale di ciascuno individuo. Sicuramente l’arte tutta può affascinare, ma con livelli di percezione diversa. Ad esempio io resto ammirato di fronte all’immediatezza ed essenzialità di Kline o alla freschezza di un Twombly, ma mi rendo ben conto che senza una sedimentazione “culturale” e di conoscenza, acquisita negli anni di studio e documentazione nonché di frequentazione di mostre, opere del genere possono certamente spiazzare un osservatore “poco preparato” o con una “sensibilità diversa”. Nell’immediato è fuori di dubbio che se un’opera non colpisce subito, qualunque studio non ti farà recuperare tutto il fascino del primo incontro, ma certamente te la farà osservare con occhi diversi.

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      • hetschaap

        Sono perfettamente d’accordo. Il punto, secondo me, è proprio la sensibilità individuale. Io, ad esempio, riconosco l’abilità innegabile di un Raffaello ma è un pittore che, a livello emotivo, non mi dice nulla. Difficilmente rimarrò in estasi di fronte ad un suo quadro come, invece, mi capita ogni volta che mi trovo di fronte ad un Botticelli (per rimanere in un contesto artistico contiguo). Poi, è logico, la frequentazione dell’arte allena l’occhio e, quindi, più cose vedi e più cose sei portato ad apprezzare. Succede la stessa cosa con la lettura o con il cinema o con la musica.

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  • musa inquietante

    Quello che invece lascia delusa me il più delle volte, e che fa la differenza tra un Mondrian e un pittore astratto medio attuale (che comunque vende), è la mancanza di studio e ricerca sottesi all’espressione artistica del secondo. E lo si capisce quando questo tenta incursioni, seppur rapide, nel figurativo: lì capisci che non ha mai disegnato in vita sua, perché mancano proprio le conoscenze basilari (e non parlo di scuole, ma di quelle conoscenze che gli artisti di una volta maturavano copiando per ore i grandi del passato). Mondrian riesce ad emozionarmi con il suo astrattismo geometrico perché non è qualcosa di vuoto, fatto sull’onda della moda e del capriccio di sentirsi artisti. Riesci a percepire che quello è il risultato di un percorso interiore, che prende le mosse dal passato per poi distaccarsene, rompendone completamente i rapporti. Ecco, quello che non sopporto di molti artisti attuali è la loro presunzione di non aver nessun bisogno di guardare al passato,come se si nascesse artisti… come fai ad essere provocatorio o innovativo se non hai la minima idea di ciò che ti ha preceduto?
    Io credo che si nasca sicuramente con il talento artistico, ma ciò non ti porta ad essere automaticamente artista.

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    • lois

      Ma infatti diciamo che quelli di oggi sono perlopiù personaggi delo Star System, tanto che le presentazioni delle opere ogni volta sono dei mega party hollywoodiani, ma poi di fatto c’è molto “rumore per nulla”. Come ti dicevo, non credo riusciremo noi a dar eun giudizio definto di questo mondo attuale dell’arte. Ne passerà di acqua sotto i ponti e ne vedremo ancora di belle…

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