Assuefazione

Oggi per l’ennesima volta ho trascorso l’intera mia giornata al lavoro, davanti ad uno schermo della cui luminosità sto prendendo colore. Credo di aver trascorso nelle ultime tre settimane in media 13/14 ore al giorno (ininterrotte!), sabato e domenica inclusi. Sono assuefatto. In maniera automatica proseguo ad oltranza su diecimila progetti. Tutto ciò mi sta nauseando, ma non odio il mio lavoro. È creativo, confortante e mai lo stesso… ma il troppo stroppia (diceva mia nonna). Purtroppo però, oggi bisogna seminare tantissimo per raccogliere in minima parte, bisogna soccombere agli isterismi delle persone che sparlano a vanvera senza mai riconoscere ruoli e valori… ma dopotutto io sono un fortunato, un lavoro me lo sono costruito e anche se con tanti sacrifici, di precario in questo momento ho solo il cervello!

Ci sono giornate in cui butterei tutto all’aria… ma poi con un poco di buonsenso demordo da ogni mio scellerato pensiero, trascorrendo poi ore intere di fronte a quella che diviene una mia protesi fissa, il pc che per quanto innovativo, modernissimo, di design e spettacolare che sia, ha poca voglia di parlare. Ogni mia interazione è rivolta verso una tastiera ed un mouse sul quale clicco almeno per un milione di volte al giorno. Mi sento il cervello in una gelatina, isolato dal resto del corpo che come una protome del computer funziona solo quando a lui è connesso.

Come me, credo siano in tanti a fare questo tipo di vita. Stiamo diventando dei moderni e obbligati misantropi attaccati ad un filo elettrico (quello dell’alimentazione dei nostri potenti mezzi). Per fortuna però che in tanto “isolamento”, queste macchine che abbiamo di fronte ci consentono il proseguimento del dialogo, seppure in maniere differenti. Io lo faccio in questi giorni con questo blog che mi sta aiutando molto e mi sollecita ogni volta di più soprattutto quando leggo altre parole che giungono coralmente dalla rete e che mi fortificano lasciandomi credere che la misantropia è solo una forma moderna di status legato agli impegni ed alla vita quotidiana. Poi di fatto dialoghiamo, ci confrontiamo e se prima ero scettico sull’emotività che corre sul filo, oggi mi devo ricredere. Le parole vere e sensate, quelle appropriate e corrette si riconoscono sempre …e a quelle l’emozione non manca, anche se non ne sentiamo il tono.

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