Spleen

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits
(Spleen, C. Baudelarie)

C’è un momento nella vita di ciascuno di noi in cui tutto ci appare pesante e soffocante e dove tutto non ha più ragione d’essere. Il cielo ci spinge verso il basso, ci schiaccia, e i pensieri lunghi come ombre al tramonto non lasciano lo spazio all’aria che sembra fermarsi intorno a noi. È un sentimento di angoscia, di impotenza che evidentemente ha radici profonde, ataviche e che certamente hanno coinvolto gli artisti e gli autori dell’Ottocento. Per quanto possa essere chiaro che sia stato anche per loro un fenomeno diffuso, due sono gli esempi immediatamente palpabili, Baudelaire e Munch. Due importanti personaggi che hanno testimoniato nella loro arte quel male indicibile che a volte ci sommerge e sprofonda nell’inconsolabile incapacità di sentirsi semplicemente e felicemente vivi.
È indubbio che la vita quotidiana e tutto quanto ci circonda rappresenti la principale fonte delle nostre infelicità e dei nostri dispiaceri. Come nella tela dell’artista norvegese a volte ci sembra che il nostro corpo si deformi fino all’inverosimile, facendosi carico di tutto il peso del mondo. Un cielo plumbeo diffonde con la sua matericità un’inquietudine profonda che non ci lascia scampo.
È in quei giorni che si ha bisogno di presenze importanti. È in quei momenti in cui si vorrebbe incontrare lo sguardo di persone che amiamo. Purtroppo però, spesso assorti in un protagonismo quotidiano che ci vede sempre più isolati in una folla di gente, ci capita di restare soli. A volte ti giri e lo sguardo che avresti voluto incontrare non c’è. E tu sai che in quel momento, quello sguardo, avrebbe aiutato la tua autostima, avrebbe aizzato i tuoi pensieri positivi contro il perdurare dei momenti grigi. Forse ci si aspetta troppo dalle altre persone o forse si è sempre più nudi e timorosi del nostro essere che si ha un bisogno forte e costante di sentirsi voluti.
Ecco allora, che quello Spleen che si è accumulato nel proprio io (ma che ha poi inevitabilmente riempito anche in nostro corpo con tutta la sua pesante fisicità) non è più contenibile ed esce fuori con tutta la sua potenza selvaggia. Come un gesto primigenio di liberazione, di forza vibrante e debilitante. Uno Spleen che conduce fuori la nostra anima urlante perché ha necessità di farsi accettare, curare ed amare. Uno Spleen che è una richiesta di aiuto, ma anche una sorta di gesto liberatorio in grado di espellere fuori tutto la desolazione che ci portiamo dietro.

Annunci

Informazioni su lois

https://assolocorale.wordpress.com Vedi tutti gli articoli di lois

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: