La “disfatta”


Poco prima  delle 21 del 12 novembre, Berlusconi rassegna le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica. Il suo corteo di auto blindate si è imbattuto nella folla festante nel piazzale del Quirinale. Migliaia di persone sono scese in piazza ad accogliere favorevolmente il gesto tanto atteso. Giovani, famiglie, adulti sventolavano il tricolore e cantavano l’inno di Mameli (quelle persone non erano uno sparuto gruppo, erano la rappresentanza degli italiani che sono quotidianamente vessati e sconvolti da una crisi che li attanaglia e che li “blocca in casa” per risolvere i problemi del quotidiano). Immagini che hanno fatto il giro del mondo e che, come si è giustamente segnalato, sono assimilabili e sovrapponibili a quelle filmate nel 1993 davanti davanti l’hotel Raphael. Con questa festosità si è definitivamente conclusa l’era del berlusconismo. Anni di “disintegrazione” sociale conclusi con una spontanea “festa di liberazione”.
Che cosa resterà di tutto questo sfacelo? Che cambiamenti avremo nel futuro prossimo? Un governo tecnico è quello che serve realmente? E la ripresa morale ed economica diventerà reale ora che si è allontanato quello che viene additato come il principale responsabile di questo disastro. Che cosa ci resterà dei giorni trascorsi?
Diciassette anni di massificazione mediatica, quattro governi Berlusconi, bugie inaccettabili, false rivendicazioni, promesse non mantenute e abbattimento dei valori. Siamo di fronte ad una decadenza annunciata e mai frenata, non sostenuta ma agevolata anche da un’opposizione mai concreta e sempre più allo sbaraglio senza un programma reale ed una coesione interna e che oggi vorrebbe farci credere essere stata fautrice e promotrice della disfatta.

 * * *

Guardando le immagini che scorrevano in tv, ho provato ad immaginare cosa potesse pensare l’uomo Berlusconi, obbligato a concludere la sua carriera politica e umana in un breve e programmato gesto di commiato.
Per un uomo che vantava amicizie nel gotha governativo di mezzo mondo e che appena una settimana fa incontrava (cercava d farlo!) i Grandi della Terra, ritrovarsi oggi travolto dalle emozioni di una folla che grida  buffone! ladro! mafioso!, deve essere stato il più grande smacco della sua vita politica e umana. Per lui che ha posto le basi di una credibilità tutta fondata sulla sua designazione democratica, la piazza invasa è stata la peggior sconfitta. E pensare ancora che nell’Estate del 2010, Roma fu invasa da Gheddafi e dalle sue tende con le amazzoni e che ci fu l’incontro con il nostro (di allora!) premier e qualche ministro, e che file di aspiranti uditrici si accalcavano per ascoltarlo in cambio di qualche moneta, ci lascia pensare a come tutto abbia una durata, una data di scadenza. Irrevocabile. Erano allora due governanti, fino all’avvio della “primavera araba” l’uno è stato travolto dal suo stesso ego, trucidato per strada ha dissolto in una pozza di sangue anni di regime e recrudescenze, l’altro ha finalmente finito di regalare sorrisi di circostanza e barzellette anche agli incontri ufficiali.
Non sappiamo cosa troveremo sulla nostra rotta di domani e poi anche Mariano Apicella, prediletto musicista del premier intervistato a seguito delle dimissioni ha affermato: …anche perché senza Berlusconi alla guida del Paese non so a cosa andremo incontro nel futuro!
Tutti insieme potremo rassicurarlo, facendogli osservare che in Italia esiste una Costituzione con delle regole (troppo volte infrante in questi anni) e che basterà seguirle per ottenere e rimettere in sesto i valori della democrazia ed avviare il cammino verso la crescita e la “rinascita”.
Quest’anno poi, si festeggiano i 150 anni dall’Unità di Italia. Quale migliore occasione. Impegniamoci tutti. Diamoci da fare e riportiamo il nome dell’Italia agli onori ed alla rispettabilità che il nostro Paese merita.

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