Francis Bacon e il dramma dell’esistenza

Non si può essere più orribili della vita stessa.
Francis Bacon

Prendendo spunto da una recente biografia di Francis Bacon*, mi sono venuti in mente i ritratti che negli anni ho avuto modo di vedere sui libri, sulle riviste e fortunatamente dal vivo in qualche museo. Sono opere forti, talvolta di grande impatto emotivo sulle quali le considerazioni del pubblico spesso sono dibattute. Irlandese di nascita, ma vissuto poi sempre a Londra, Bacon è considerato uno dei più importanti artisti contemporanei, capace di riportare sulle tele (dipinte sul lato rovescio per sua stessa volontà, poiché quel tessuto grezzo meglio era capace di accogliere i sui colori “crudi”) tutta la forza e l’esasperazione della vita moderna. “Non si può essere più orribili della vita stessa” disse l’artista nel corso di un’intervista. Evidentemente le sue prime apparizioni in pubblico lasciarono un senso di inquietudine negli spettatori che venivano messi di fronte a tutta la recrudescenza di corpi scarniti, devastati e dipinti con una crudezza di colori, capace di riportare sulla superficie delle tele tutta la matericità di corpi dilaniati e scomposti.


Artista autodidatta, Francis Bacon seppe trovare ben presto un linguaggio nuovo e personale, che partendo da un figurativismo (già abbandonato dai suoi contemporanei, ad eccezione del suo amico di sempre Lucian Freud) giunse a forme estreme di espressione che pur scomponendo le immagini, di esse lasciava inalterati e riconoscibili i connotati. I suoi soggetti divennero ben presto i suoi amici, i sui colleghi, i suoi compagni. Dalla realtà lui ricavava i modelli per le sue opere, quasi sempre monumentali. La sua vita divenne ben presto la sua arte, attraverso una dissolvenza di immagini che si sovrappongono e confondono.
Le sue giornate trascorrevano nei bar, con gli amici, principalmente negli locali di Soho, frequentati dal gotha artistico e culturale di una generazione che stava rivoluzionando l’arte e la letteratura inglese e ben presto quella mondiale. Dichiaratamente omosessuale, Bacon, era un amabile ospite e comunicatore; con chi voleva sapeva essere di grande umanità e non poche volte fu di grande aiuto ai suoi colleghi ed amici che ne compresero la grandezza. Bacon, che trascorreva gran parte delle sue giornate lontano dallo studio, riusciva a dipingere non sempre con costanza, spesso lo faceva di mattina.
All’inizio della sua carriera (dapprima per penuria di mezzi), Bacon rivoltava le sue tele per ridipingerle con quel guizzo nervoso ma meditato, attraversando tutta l’esperienza di un vissuto turbolento e memore della difficoltà di vivere che diventa poi l’impronta specifica ed autentica di tutta la sua produzione. L’irrequietezza che si dipanava nel suo lavoro si scontrava spesso con le sue inquietudini e per questo motivo, spesso l’artista distruggeva le sue opere perché non apparivano come lui voleva che fossero. A tal proposito un aneddoto racconta che un giorno, quando aveva ormai raggiunto il successo, si recò personalmente in una galleria che aveva esposto un suo lavoro (già appartenuto ad un suo amico), lo riacquistò – al suo alto valore di mercato – distruggendolo immediatamente sul marciapiede antistante.


La vita era intessuta alla sua arte.
Negli anni Cinquanta, il suo obiettivo era quello di rappresentare un urlo. Un grido di disperazione che avesse la bellezza dell’urlo che si vede ne “La corazzata Potemkin” (atto IV: La scalinata di Odessa) nella famosa scena della carrozzina che rotola giù dalle scale. Decide così che quel grido deve apparire nei suoi ritratti. Nasce così la serie dei “Pope”, che si struttura sullo studio e sull’ammirazione del famoso ritratto di Innocenzo X di Velàsquez. Molteplici sono le tele prodotte, eppure solo in poche di esse quell’urlo era riuscito ad apparire reale e carico di disperazione (così ebbe a dire Bacon stesso).
Le sue figure, i suoi ritratti sono spesso racchiusi in leggere “stanze”, architetture costruite geometricamente con fili sottili che creano dei solidi “sventrati” all’interno dei quali le figure deformi e ristrutturate trovano uno spazio desolato e desolante, dove si attestano come protagonisti assoluti di una storia senza altri fronzoli. In nessuna opera, in nessun trittico (spesso i suoi dipinti sono costituiti da tre tele, enormi, che costituiscono una sorta di fotogrammi) appaiono più figure che si affollano, non ci sono plebisciti, ma solo pochi protagonisti che con tutto il silenzio che li circonda rappresentano l’inquietudine ed il disagio di vivere.
Francis Bacon ha raggiunto un successo di pubblico (e record inavvicinabili alle aste) proprio perché ha saputo cogliere con la sua arte tutta la recrudescenza e l’instabilità del vivere quotidiano, fatto di solitudini e di passioni, di presenza e di “carne” viva che ribolle e pulsa su quelle tele che testimoniano la nostra quotidianità, fatta di cose reali e materiali ma soprattutto di disagi interiori e pensieri profondi che ci “isolano” in segrete stanze che ci portiamo dentro.

 Napoli, 5 ottobre 2011

* Daniel Farson “Francis Bacon. Una vita dorata nei bassifondi”. Johan & Levi (2011) 

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10 responses to “Francis Bacon e il dramma dell’esistenza

  • loltreuomo

    La condizione dell’uomo, visto nella sua nudità esistenziale, l’immagine della sua figura o del suo paesaggio interiore, sono per me i temi essenziali di Bacon. Pone sempre in primo piano nella sua pittura la figura umana, spesso chiusa in una stanza: il volto è contorto, quasi sfigurato, non alla maniera cubista, quanto in una sorta di personale espressionismo, la figura è seduta, ma il fondo quasi monocromatico, accentua l’isolamento evidente in cui essa si trova, la solitudien dell’anima, incomunicabilità.

    Ma non c’è solo questo, accanto al grido esistenziale si vede in lui il grande amore per la pittura, per la capacità di essa di esprimere e di costruire con eleganza.

    Il tuo articolo è varamente fatto bene, non tralasci nulla sia a livello autobiografico, che artistico. Complimenti. Per me Bacon è una voce preziosa di quel Novecento umanamente denso che, ai margini dello scontro ideologico che ha spesso coinvolto anche l’arte, ha dato voce alla disperazione esistenzialista che tu ben riassumi nella sua frase di apertura.

    Spesso mi rappresenta l’immaginario di scrittori come Camus, Sartre, de Unamun, Pavese.
    Ciao

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    • lois

      Grazie per il complimento e grazie per il commento. Anche io ritengo che Bacon sia stato uno dei più grandi artefici del Novecento, con un’eleganza innata seppur racchiusa nella drammatizzazione di un’arte che esprime tutte le difficoltà di esistere. Ed è forse colui che visivamente ha dato corpo a quelle esperienze di “macerazione” e “introspezione” di un mondo in cui il pensiero e l’interazione del mondo costituisce un atto di creazione quotidiana.

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  • occultoantonio

    bell’articolo, complimenti. ultimamente, vedo molti giovani artisti che tentano di riprodurre il suo stile con il risultato di ottenere delle croste eclatanti se non proprio un plagio. Un pittore serio sa bene che con i grandi artisti del passato bisogna dialogare (cioè inserire nel proprio lavoro punti di vista variabili in un balletto delicato rivolto all’essenza del proprio fabbisogno artistico) e non scopiazzare. O peggio prendere in giro l’osservatore.

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    • lois

      Per fortuna poi però, gli scopiazzi sono belli evidenti e l’originalità è assente e ti trovi di fronte a delle tele prive di vita e incapaci di suscitare alcun tipo di emozione! L’originalità premia e la creatività appassionata quando c’è, si vede tutta.

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      • occultoantonio

        Purtroppo critici e galleristi odierni pensano solo al business e vendono molto meglio le croste. L’ignoranza dilaga. Un critico d’arte molto famoso che sicuramente conoscerai si fa pagare per pubblicizzare le opere di un pittore furbo che non è capace di spiegare persino i suoi lavori. Ho conosciuto entrambi personalmente, stavo vomitando la mia stessa anima. 🙂

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      • lois

        La legge del mercato purtroppo distrugge ed elimina ogni qualsivoglia pensiero!

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  • dafnevisconti

    Molro interessante il tuo post. Le tele di Bacon mi catturano istintivamente perchè mi parlano di qualcosa di vero che sta dentro l’animo di una persona, cioè il pittore; una verità che lui fa uscire fuori con i suoi strumenti espressivi e che toccandomi dentro consente anche a me di riconoscermi e quindi di far uscire almeno un poco, da me stessa, tutto ciò che lui, l’artista mette fuori con la sua arte. I vostri commenti mi aiutano molto a comprendere le mie sensazioni. Grazie a tutti voi.

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    • lois

      La verità dell’arte è fondamentale per comprendere poi la realtà della vita, e in Bacon questo intreccio è ineliminabile. Arte e vita sono in continua fusione e sulle sue tele c’è ogni attimo della sua esistenza. Qui ritorna il concetto (di cui abbiamo già più volte detto anche nel tuo blog) dell’interazione partecipativa ed integrata dell’intera esistenza dell’uomo/artista. Quell’interazione che non potrà mai creare una scissione tra la vita e l’arte, per cui ogni gesto quotidiano (in questo caso di Bacon) è esso stesso arte che sarà a sua volta proiettata sulle tele.
      Ho letto molto di questo artista, perchè mi affascina molto ed ho visto all’estero diverse opere da vicino (in Italia purtroppo non siamo stati lungimiranti!) e ti assicuro che tutta quella drammaticità è come un vortice che ti trascina fino a renderti partecipe di quelle sensazioni.
      Grazie sempre a te di interagire in questi spazi e sollecitare nuove e più approfondite discussioni.

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  • labambinacolpalloncino

    oggi sono venuta a rifugiarmi tra le accoglienti pagine del tuo blog… questi vecchi post che in pochi hanno letto dovresti riproporli 😉

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