Anish Kapoor. Arte e interazione

Nota al margine del film “the year of Anish Kapoor” di M. Springfors (2009)

Napoli. Artecinema 14 ottobre 2011 –  Anish Kapoor è divenuto nell’ultimo decennio uno degli artisti più noti ed apprezzati dal pubblico che riconosce nelle sue opere quel momento di interazione che rende partecipi gli stessi spettatori che diventano a loro volta protagonisti dello spazio e delle assenze del grande artista britannico (originario di Bombay).
Opere monumentali sono ospitate nelle principali città del mondo, allestimenti titanici modificano l’aspetto degli spazi, interagendo con essi senza distruggerne l’entità. Una comunicazione costante ed interattiva che pervade tutto ciò che le opere circondano. Dalle installazioni giganti alle sculture esposte nelle mostre ospitate in tutto il mondo,  quello che emerge nelle sculture di Kapoor è il senso di avvolgimento e di coinvolgimento nei confronti del fruitore. Le grandi superfici smaltate e lucidate, quelle specchiate e verniciate, raccolgono al loro interno le immagini deformate, ma vive di una realtà che è quella quotidiana, attraversata dalle persone che si rispecchiano in quelle superfici che modificano anche l’assetto delle prospettive urbane, cittadine e naturali (prosceni eletti delle opere).

Sviluppi articolati e complessi che nascono nella fucina-laboratorio del South London, dove decine di fidati “operai” realizzano matericamente, tutte quelle che sono le intuizioni creative dell’artista. Un processo artigiano che si è industrializzato attraverso le più moderne tecnologie che sono in grado di produrre quelle opere che qualcuno non ha esitato a definire “a quatto dimensioni”, e dove la quarta è proprio lo spazio in cui defluiscono le persone che vi girano intorno per comprenderne i misteri e le forme che non hanno paura delle giganti dimensioni che talvolta si incastrano negli spazi (vedi le opere esposte alla Tate Modern di Londra o alla Royal Accademy di Londra). Sculture che hanno bisogno oltre che di una grande idea progettuale e creativa, anche di una logistica che tenga conto di ogni più piccolo dettaglio nello spostamento e nella ricostruzione, rimodulando aule e piazze.

I “vuoti pieni” di Kapoor incuriosiscono gli spettatori e rendono esperienza ogni interazione dell’immaginario collettivo. Ci si ferma di fronte a queste presenze che non sappiamo definire, che ci avvolgono e ci assorbono rendendoci per un attimo straniti e poi subito dopo riconoscenti a questo artista che propone forme e modalità nuove di un’arte che si impone con tutta la sua forza in una realtà che sempre più tende ad allontanarsi da tutto il bello che solo l’esperienza artistica può essere in grado di proporre.

Napoli, 14 ottobre 2011

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