La sconfitta?

Cara città è giunto il momento di dire basta? Di lasciare che crollino del tutto le mie (nostre) speranze di rinascita?
Da anni ormai l’assuefazione ha preso il sopravvento lasciandoci quasi del tutto disattenti rispetto agli eventi che intorno si evolvono nella direzione peggiore e, quel che prima era sgomento è adesso indifferenza, almeno in superficie.
Un senso di impotenza mi assale (ci assale). Parlo di me, e immagino, di tutte quelle persone che come me credono nei valori etici e morali del vivere civile che resta ormai solo un lontano miraggio in questi giorni in cui della civiltà e del rispetto reciproco resta ben poco. Esci un giorno di casa e cosa ti ritrovi tra i piedi (purtroppo non è solo un modo di dire)? Cumuli di immondizia fradicia che trincerano intere strade, zone, ridotte alla stregua di aree fetide ed affollate. Purtroppo il giorno dopo e anche l’altro, ritrovi quegli ammassi sempre nello stesso posto, leggermente più ampi e sparsi, e quello che la prima volta ti sembrava uno scempio, dopo una settimana ti sconvolge eventualmente solo per ridimensionata altezza della collinetta che “rinnova” la geografia del tuo quartiere.
Ci si abitua così a quella che viene laconicamente e lungamente definita “emergenza rifiuti”.
Vogliamo allora superare l’assuefazione ai rifiuti ammucchiati e parlare dello stato di devastazione delle strade cittadine?
Da tempo immemore ormai lungo tutte le direttrici maggiori o minori che siano (e chi vive a Napoli, sa quante migliaia sono!) occorre fare lo slalom tra fossi, avvallamenti e cunette di asfalto barbaramente rovesciato per rattoppare i danni. Se si è fortunati, ci si può imbattere nella solita sedia e/o altro oggetto di arredo “nobilmente convertito” a segnalatore di una pericolosa voragine. E poco importa se non molto tempo fa si sono spartiti grandi fette di torta per la manutenzione delle strade e qualcuno che doveva pagare è stato considerato non colpevole… le persone hanno problemi personali ben più gravi e dimenticano la questione delle strade, al massimo bestemmieranno ogni volta che romperanno le sospensioni del proprio veicolo o sentiranno forti fitte alla schiena!
Possiamo allora ricordare di avere paura ogni volta che siamo costretti a dover ritornare a casa tardi attraversando vie poco sicure e frequentate da avventori poco raccomandabili? È di queste ore la notizia dei nuovi conflitti di Forcella e della pubblicazione della mappa dei percorsi alternativi da seguire per evitare di prendere per sbaglio qualche pallottola vagante (come se poi le pallottole si divertissero a muoversi nello spazio)!

Ora però il tono sta prendendo una brutta piega, melodrammatica se vogliamo, e per chi legge posso apparire come un disperato pessimista (che ritengo di non essere).
D’accordo! Posso allora segnalare qualche più “leggero” fastidio.
Per caso, anche voi ogni volta che decidete di parcheggiare (dopo estenuanti ricerche per un posto libero) civilmente sugli appositi spazi delimitati a pagamento siete immediatamente avvicinati da individui che vi accolgono con uno stonato fischietto e/o un fintissimo cordiale saluto di benvenuto che sembra racchiudere tutt’altro messaggio (…vieni vieni che se non paghi ti buco le ruote o ti graffio la fiancata)?
Anche a voi capita di restare fermi alla fermata dell’autobus per lunghi periodi (l’ultima volta, ho letto l’intero capitolo di un romanzo) e dopo siete anche costretti ad allontanarvi poiché la vostra attesa non è stata premiata?
Di cos’altro vi piacerebbe parlare? Delle nostre Istituzioni? Dei nostri governanti? Credo che materia non manchi… purtroppo! E purtroppo (pur da ottimista) non credo mancheranno mai.
Cosa ci resta da fare? Aspettare che ci possa essere l’agognato cambiamento? Non credo.
Bisogna sollecitare la Collettività? Creare Comitati a difesa della legalità e della civiltà? Altri? Credo ve ne siano già tanti …tra l’altro troppo spesso politicizzati e caduti nel tranello dei ruoli istituzionalizzati!
Cosa occorre fare non lo so!
Mi devo (ci dobbiamo) considerare sconfitto?

In attesa di restare bloccato nel prossimo cumulo di rifiuti e/o di inciampare nel successivo sampietrino saltato per le piogge cercherò di riflettere e trovare una risposta alle mie domande.

Sconfitta (a Napoli)

Sono distante, isolato, silente,
mi manca il fiato
non sento il respiro
una maschera mi costringe
dietro le sbarre e senza colori.

Un pianto mi inonda come al sommo poeta
e intorno mi guardo
in strade stracolme di lerci abbandoni
il fetore che langue in spazi terreni
imputridisce e dissolve le forme del vivere sociale.

Opachi gli sguardi stingono muri
che grigi e umidi alzano le coltri
di inerti pensieri.

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2 responses to “La sconfitta?

  • Man from Mars

    È una domanda che mi faccio spesso anch’io: da che parte cominciare? Da quella larga maggioranza di napoletani incivili che distruggono la propria casa o dagli abitanti di palazzo S.Giacomo che sembrano vivere fuori dalla realtà?
    A volte mi guardo intorno scendendo di casa e mi rendo conto che l’emergenza è diventata quotidianità. Con il tuo permesso: http://extendedreality.wordpress.com/2011/09/23/gia-visto-gia-sentito-gia-patito/

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  • lois

    È assolutamente vero, tutti vivono fuori da una realtà comune e la trasversalità delle responsabilità è sotto gli occhi di tutti. Ormai, in un’amplificazione del tempo di crisi che coinvolge l’intero Paese le emergenze napoletane sono il problema atavico di una città abitata sempre più da “diavoli” come ebbe a dire Croce. Quotidianità=emergenza è l’unico assunto che possiamo estrapolare da una società che orami vive allo sbando (fatta la pace di un gruppo sempre più ristretto di persone che vivono con la consapevolezza della società e del vivere civile). Non c’è più guida e neppure dai nuovi personaggi giunti a Palazzo San Giacomo giungono più risposte… poi se ci giriamo indietro e guardiamo il “salto di responsabilità” rispetto alla questione rifiuti e l’impavida e impunita sfacciataggine dei nostri precedenti governanti, veramente mi viene da pensare che “la nuttata impiegherà tempo… a passare”.

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