L’opera d’arte nel suo divenire (un piccolo capolavoro astratto)

frammenti di cielo (13-06-2010)

Innanzi tutto, l’emozione!
Soltanto dopo la comprensione!

Paul Gauguin

Il primo acquerello astratto di Kandisky è datato 1910. Questo primo disegno rappresentava la “rottura” degli schemi preordinati della civiltà occidentale e dell’intero percorso figurativo stabilizzatosi  nel corso di molti secoli e avviato al dissolvimento inevitabile solo da qualche anno. Con l’Impressionismo le regole erano state abbattute e nuove evoluzioni si erano imposte agli occhi del pubblico e dei critici. Ma ben presto anche le “impressioni” divennero ben più che impressioni brevi e fugaci, mutando la loro stessa immediatezza in meditazione ed espressione. Dalla fine della seconda metà dell’Ottocento, la pittura intesa nel senso classico era ormai quasi del tutto dissolta, e le esperienze avanguardistiche erano pronte per apparire con tutta la loro forza sulle scene europee, sovvertendo ogni regola e sconvolgendo ogni idea precostituita. Nel 10906, Picasso, sulle tracce preimpostate da Cezanne, presentò al pubblico le sue “Damoiselles d’Avignon”: la prospettiva era esplosa e la forma infrangendosi aveva aperto gli argini del colore che debordava ora dai suoi spazi definiti. L’arte aveva intrapreso la sua nuova strada. Da quel momento in poi, ci furono innovazioni e ricerche favorirono le basi all’astrattismo del Cavaliere Azzurro.

L’arte astratta, concepita da Kandisky e Marc nasceva proprio come arte nuova e primigenia, in grado di allontanarsi da tutte quelle che erano state le costruzioni aprioristiche delle civiltà occidentale. Ogni gesto, ogni segno, doveva rendere il valore intrinseco della propria essenza. Occorreva desemantizzare il segno, allontanarlo da ogni valore semantico acquisito nel corso dei secoli; renderlo spurio da ogni impalcatura e ridefinirlo essenzialmente per quello che era, un segno, astratto appunto, senza significato aggiunto.

La ricerca era importante e costante, ma di fatto per quanto se lo imponesse, le ataviche conoscenze indotte dall’educazione e dalla cultura di una civiltà millenaria non abbandonarono mai del tutto i loro autori, che si vestivano di un’età bambina per ricreare quella non conoscenza dei segni che riacquisivano così il loro valore “puro” e libero.

Il ritorno ad un’età dell’innocenza però, ebbe breve durata e già nel 1913, quelle non-forme e quei segni, cominciarono a mostrare quella stratificazione di conoscenze e congetture che costituivano la grande impalcatura del pensiero occidentale.

La pittura astratta, pertanto, può mostrarsi nel suo divenire solo in un’età spuria da congetture e substrati; un’età in cui l’aspetto culturale del pensiero non diventa né vincolante né guida di una manualità/gestualità che agisce ancora solo su impulso e su sensazioni primigenie, libere da ogni ostacolo.

Quando un bimbo (in questo caso, Simone, all’età di circa 33 mesi) viene posto di fronte ad un foglio bianco con i colori e gli strumenti ad esso associati, la sua creatività atavica è del tutto libera di esprimersi. Simone, dopo aver acquisito in pochi istanti l’uso del pennellino, l’acqua e il colore, si è immediatamente spinto nella sua elaborazione. Pur avendo a disposizione molteplici vaschette di colore, ha scelto di sua volontà – già ferma e decisa – il blu.

Blu, solo blu, con il quale ha immediatamente preso confidenza, allargando e spandendo sui fogli il colore acquoso ricavato. Gesti ampi, puliti e di leggera costruzione hanno messo in opera il più bel ritratto del cielo che si poteva realizzare.

Napoli, 21 giugno 2010

 

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8 responses to “L’opera d’arte nel suo divenire (un piccolo capolavoro astratto)

  • dafnevisconti

    Molto bella l’espressione “ritratto del cielo” e, effettivamente, quel ritratto è davvero un’opera pensando che è realizzato da un bambino.
    Mi viene da dire che il pittore, a differenza del bambino, abbia comunque una precisa intenzione, il riconoscimento di un suo specifico bisogno interiore da esternare, di cui il bambino è inconsapevole. per questo l’opera astratta non mi pare mai ingenua come invece lo sono i disegni dei bambini, a volte disarmanti.

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    • lois

      Brava! hai chiaramente espresso quello che cercavo di dire, la differenza con la vera arte astratta è segnata dalla consapevolezza acquisita del pittore/artista che sa in quale direzione vuole andare. L’opera (perché per me è tale) l’ha disegnata mio nipote quando non aveva ancora compiuto tre anni, ed ora è in bella mostra, incorniciata alla parete tra opere di altri artisti contemporanei (quelli che passano per le gallerie e si trovano -alcuni- sui libri di arte)… ed è una gran bella soddisfazione pensare che esteticamente e poeticamente possano convivere opere nate con motivazioni diverse, epoche distanti, valori commerciali strambi eppure tutte accomunate dalla bellezza e dal respiro artistico, che come più volte ho scritto, è insito in ciascuno di noi. Tutto sta nella capacità di liberarlo!

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      • dafnevisconti

        Bella l’idea che il respiro artistico sia in ciascuno di noi, e soprattutto che tu pensi che sia possibile liberarlo, evidentemente non per tutti sarà attraverso opere d’arte ma forse attraverso stili di pensiero e di vita.
        Grazie per il “brava”: i tuoi post mi stimolano e mi chiariscono le idee.

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      • lois

        Ne sono lieto, l’interazione con te come con gli altri mi gratifica molto ed il pensiero che i miei post rappresentino uno stimolo all’elaborazione del pensiero artistico è una cosa molto rassicurante! Pensa che nel concorso a cattedra bandito, la storia dell’arte non è stata contemplata! È un mondo che si sta spegnendo ed occorre ogni forza per tenerlo vivo!
        Buona serata e al prossimo commento. Ho in mente una serie di artisti esposti in questo momento in mezza Italia

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  • Man from Mars

    Finalmente sono riuscito a seguire il tuo suggerimento. Affascinante (e, per certi versi, confortante) l’idea che si possa riuscire nuovamente a guardare il mondo con gli occhi puri dei bambini.

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